Da quando li ho scoperti quest'inverno, non vado più da nessuna parte senza i tappi per le orecchie in silicone. Quando viaggio, intendo dire, quando devo dormire in luoghi sconosciuti, e comunque - principalmente - a casa mia. Per non sentire il rumore dei tram, dei treni, dei ragazzi che urlano sotto casa. Nel mezzo di un articolo sui risultati fallimentari del multitasking c'era scritto: "L'attenzione è una moneta mentale. Non abbiamo risorse infinite. Bisogna sempre chiedersi come investirla, spenderla o proteggerla! Per questo da anni giro con un paio di tappi per le orecchie nella borsa", dice una scrittrice di scienza. Infatti la sera mi metto i tappi e penso. Così posso concentrarmi, cambiare idea sulle cose (tipo: le mensole sopra il gas non voglio più metterle, mi tolgono la luce), visualizzare situazioni come di giorno mi è difficile fare. Ce n'è una però a cui - per quanto possa meditarci - non trovo soluzione: gli ultimatum di mia mamma. Oppressioni emotive senza senso, anche data la mia non più tenera età. Che, cioé, come dire: a 42 anni c'è poco da convincere/costringere/ricattare. Eppure lei non si rassegna, mai, ancora si ostina a fare la Stephanie Forrester della situazione, ancora vorrebbe avere in mano le briglie di tutte le situazioni che ci riguardano.
Subito dopo la nostra penultima litigata davano in tv "Al cuore si comanda" con un dei miei attori preferiti, Pierfrancesco Favino. C'era una Gerini pseudo-trentenne con un gruppo di amiche dagli amori sfortunati, sballati e ballerini (e non è certo fantascienza). Una di queste (Sabrina Impacciatore) la sprona a cercare una soluzione alla sua singletudine (durante una sessione di tapis roulant le urla "Coooosa, è un anno e mezzo che non fai sessooo??!! Ma paga qualcuno!!!"). Sabrina - il cui obiettivo finale si rivelerà fare il famoso "figlio a tutti i costi") - prende uno sfigato, innamorato di lei, e lo trasforma in un fighetto, ma lo lascia quando scopre che ha gli "spermatozoi deboli". Siccome è un film, la Gerini inciampa in una situazione grottesca, che le permette di cogliere la palla al balzo e ingaggiare Favino, disoccupato potenziale suicida (ma gran bell'uomo di sostanza) e lo paga per fargli da fidanzato corteggiatore (fiori, telefonate, cene, attenzioni su richiesta). Il che convince proprio tutti, a partire dalla mamma (incuriosita e sollevata dalla voce maschile che le risponde al telefono), per non parlare delle amiche invidiose e dei colleghi. Poi vabbeh (è pur sempre un film), lei incontra un altro, ricco e bello (Pierre Cosso, ultraquarantenne fascinoso, mica come ai tempi delle mele) devoto ma forse troppo prevedibile, e crede d'innamorarsi. Ma in realtà è già scoccata la scintilla con Pierfrancesco (ecco, il nome però... Sì, ma avercelo!!!).
Questo per dire, meno male che mia mamma quel film non l'ha visto, perché un giorno magari ci proverò anch'io (cercasi Favino disperatamente).
Stanotte ho sognato di morire. Ero stanca, tanto stanca, così cercavo di lasciarmi andare, ma non ci riuscivo del tutto (come al solito). Però pensavo di esserlo, ed ero quasi sollevata. Alla fine un ragazzo a me vicino (solo nel sogno, nella vita vera non lo conosco) verificava che respiravo ancora, anzi, stavo abbastanza bene.
Questo non vuol dire che non voglio più vivere, eh, non mettetevi strane idee in testa. È che vorrei un po' di pace, questo sì, e il mio subconscio lo sa benissimo, ancora meglio di me.
Stanotte ho sognato di essere a casa di Madonna. Lei era sempre sola nella sua camera, vestita poco e male (tipo in maglietta e collant), con la faccia sbattuta e simpatica come un calcio sui denti. Andavo a salutarla con discrezione ma capitavo sempre nei momenti sbagliati, e lei mi diceva "Scusa ma adesso vorrei dormire, sono molto stanca". Una signora un po' chiatta, che mi ricordava la portinaia del palazzo dove lavoro (ma più simpatica), mi diceva "Deve vedere i regali che riceve, "attestati di cortesia": cose di tutti i generi, il locale sotto ne è pieno". E io sognavo, nel sogno, di farci un giro.
Quelli che hanno Facebook da un po', già si son rotti le scatole e cominciano a disiscriversi. Perlomeno è così per quelli - come me - che hanno aperto il profilo un annetto fa, quando cominciavi a capire cos'era. Una volta ricontattati i vecchi amici, in qualche caso (non il mio) gli ex e i compagni di scuola, rimane giusto il suo uso come sfogo quotidiano e contenitore d'insulti, un po' come urlare dentro un vaso. Grazie al gossip qualcuno sta portando alla ribalta Twitter, di cui ho sentito parlare parecchio tempo fa da una mia amica più "geek" di me. E se me lo chiedete rispondo "No, grazie!". Ho letto che c'è del pentimento nell'aria e che si comincia a tornare ai blog (il cui periodo d'oro è durato molto di più di quello di FB, e aveva - ha - un senso ben diverso). Io dal blog non sono mai completamente fuggita, epperò c'è da chiedersi: perché tornare se dove c'era una città adesso c'è solo erba? E non dico erbaccia perché in fin dei conti ogni parola poggiata qui ha un suo perché. Mancherà la fertilizzazione, ma le piantine di stagione ci sono. Altro che "una volta qui era tutta campagna": noi avevamo una metropoli di persone, collegamenti, eventi, incontri, culture, teste. Era bello, era istruttivo, era appagante. Era diverso. Peccato.
In Sardegna ho goduto del sole bruciante sulla pelle, del freddo sollievo del mare, della purezza dell'aria di provincia. Ho messo la protezione solare, poi no. Ho partecipato alla processione per il Santo del paese, sono andata sull'autoscontro e sulle macchinine spaziali (dopo decenni), ho subìto la schiavitù della bravissima e premurosa (troppo) cuoca di casa, i cui manicaretti verranno smaltiti forse l'anno prossimo. Ho bevuto aperitivi a 3 euro al chiosco in piazza. Ho rivisto Cagliari di notte. Ho aiutato un bambino di 7 anni a fare i compiti e ho comprato un barattolo enorme di bolle di sapone. Sono inorridita per i prezzi del self-service della nave e ho dormito sulle poltrone, di notte, nonostante la scomodità. Ho preso il sole sul ponte, al ritorno. Ho portato a casa pane guttiau, olio verace, pomodori bio e limoni dell'orto. Ho capito che, una volta lontano, per me non sarà facile. Quando ho riaperto le finestre di casa mia, una folata d'afa mi ha investita e mi è sembrato di star via un mese. Ora riparto, ma purtroppo torno presto.
Stasera devo cominciare a fare la valigia per la settimana in Sardegna. Ci metto un sacco a decidere cosa portarmi e mi scordo sempre qualcosa, quindi devo cominciare dai due ai tre giorni prima. Bigiotteria e cosmetici sono gli ultimi a entrare in valigia, e occupano un sacco di spazio, ma per fortuna stavolta non devo preoccuparmi del peso perché andiamo in macchina. Il fatto è che ormai il meteo è un'incognita anche al sud, quindi forse è il caso di portare un po' di tutto e diventa più difficile.
In questo periodo ho perso la voglia d'impegnarmi in qualsivoglia progetto/obiettivo. Sono arrivata a un punto che faccio il mio lavoro e stop, alle 18.01 metto il cervello in pausa e mi godo le ore che mi separano dal sonno. Vivo alla giornata, tento di surfare i nervosismi del mio capo, di perfezionare la mia tattica di sopravvivenza (ma per il contrattacco non è il momento), di essere soddisfatta di quello che propongo. Per i prossimi tre mesi non m'interessa diventare nessuno. "Se non rompi i coglioni e non insisti, sul lavoro non ottieni niente", mi ha detto l'altro giorno il mio A.mico. Io che in questi mesi ho chiesto una "svolta" (gentilmente e con motivazioni propositive) ma solo un paio di volte, cosa posso pretendere? Se non sono abbastanza stressante è per non stressarmi di più. Ci pensiamo a settembre.
Mia nipote è uno spettacolo ed è nella fascia di età che preferisco. Vorrei passare ancora più tempo con lei ma non so come fare, il tempo è quel che è. Io invece sono nella fascia di età in cui si comincia ad aver bisogno di più attenzioni, più creme, più palestra, più dieta sana, tutto per ottenere risultati che una volta arrivavano più velocemente e facilmente, e comincio a chiedermi cosa potrei fare per non "cadere a pezzi."
Rispetto al passato, comincio a sentirmi pericolosamente vicina a quel gradino che separa il realismo dal pessimismo. Sono ancora nella prima fascia, sia ben chiaro, forse però l'ottimismo è roba di tempi migliori. Penso - spesso - che non c'è nulla di banale in quello che faccio, che il momento che vivo, al di là di tutto, è irripetibile (i pranzi in famiglia, le uscite con A., persino il lavoro che è come è). A volte sembra che alcune cose rimangano e possano rimanere uguali per un tempo indeterminato. Poi raggiungi un'età in cui cominci a temere i cambiamenti (alcuni cambiamenti), perché sai che magari non saranno in meglio, e speri che tutto vada avanti proprio così, il più possibile. Oppure che almeno il destino sia indulgente.
Il 1 maggio 2009 verrà ricordato come il giorno in cui mia madre ha "conosciuto" A. Proprio lui, la simpatica canaglia che secondo lei - in passato - è stata la causa dei miei mali peggiori, dei mali peggiori del mondo, mancava poco che gli desse la colpa del riscaldamento globale e della mucca pazza. Non è stato un incontro volontario, e tra l'altro ho ancora il dubbio: avrà capito che era proprio LUI*? È successo tutto in un modo un po' tragicomico, tipo commedia italiana. Cioé: lei è entrata a casa mia (ha le chiavi) a sorpresa, pensando che io fossi in gita (così doveva essere), invece me la sono trovata davanti con il nostro operaio tuttofare e la moglie (che dovevano fare un sopralluogo non del tutto programmato nel mio bagno). Io col pigiama di Hello Kitty, A. che lavava le tazze della colazione appena consumata. È vero che lei si è assunta la responsabilità della figuraccia (ma solo in parte: è pur sempre mia madre!), anche se aveva tentato di avvertirmi trovando spenti entrambi i miei telefoni. Non so chi tra le due è rimasta più sorpresa e imbarazzata. Un po' mi sono fatta prendere dal panico, non capito più niente, ho avuto solo la prontezza d'invitarla almeno a salutarlo prima che lei (all'istante) facesse inversione a U per imboccare l'ascensore. Sì, perché loro due sono come il diavolo e l'acqua santa, eppure se prendessero un minimo di confidenza forse si divertirebbero. Beh, non troppo, però... Comunque, dopo quasi 9 anni si sono almeno visti in faccia. Anzi, si sono persino stretti la mano. E adesso devo trovare il modo di dirle che me ne vado una settimana in Sardegna con lui. Lo so, è ridicolo, ma finora è stato argomento tabù.
Le mie rose (sul balcone di Roby) sono bellissime, profumate e hanno fiori più grandi del solito. Però hanno i soliti bruchi verdi che mangiano le foglie, è vero, ma risolverò anche questo problema. Alla mia amica hanno detto d'intervenire, che sennò potrebbero mangiare anche le radici. Questo weekend c'è Orticola: ci sarà la nostra amica blogger anche quest'anno?
In questi giorni mi sono sentita un po' vigliacca, non mi sono riconosciuta, ad aver paura di affrontare certe cose (o persone) come neanche un'adolescente (che magari ha quel moto d'incoscienza che l'aiuta a buttarsi). Sarà perché mi sento più fragile di un tempo, e mi sono chiesta come mai, visto che dovrei essere più forte. Però poi mi concentro e ne vengo fuori. E non è mai tanto brutto come avevo immaginato.
*Postilla per i lettori saltuari: minacce di qualche anno fa indicavano che se A. avesse dormito ancora a casa mia - cosa da lei ritenuta scandalosa - sarei stata definitivamente diseredata.
Autocitazione riassuntiva: "Quest'anno il Fuori Salone era una caccia al tesoro difficilissima: l'impresa era trovare qualcosa di originale o un buffet decente (insieme era impossibile)". [Mio commento da Lise].
Eventi all'insegna dell'ecosostenibile e del riciclo: sì, riciclo di idee. Pochissime emozioni, un po' di noia, parecchia stanchezza. Temperatura esterna: troppo calda o troppo fredda (a volte a distanza di pochi minuti). Chilometri: a paccate. Cibo: scarsissimo. Depliant: solo il necessario (quasi). Trofei: tutti quelli importanti. E cioé, il trolley per la stampa de I Saloni (finalmente, il terzo anno han capito che dovevano produrne di più!). La borsa di Tom Dixon (comoda ma delicata). La chiavetta usb di Swarovski con cristalli neri (imperdibile). Non ufficiali: due bei bicchieri da vino (come scrivevo nei commenti qui sotto) sottratti dal cocktail dello showroom di fianco al negozio Just Cavalli, mentre intorno circolavano Anna Piaggi, Mendini e Morgan. Istruzioni per il furto dei bicchieri: parlare al telefono (anche per finta) e nel frattempo allontanarsi col flûte in mano, mezzo pieno. Girato l'angolo si può infilare il malloppo in borsa lontano da occhi indiscreti. Poi ho convinto uno standista turco a vendermi 4 bicchierini dalla forma irregolare e bellissima a un prezzo più che onesto (prezzo di listino, s'intende). Per non parlare dei 5 pezzi da cucina dei francesi 5.5 a solo 1 euro l'uno. Mercoledi la mia amica - appassionata di paesi del nord, troppo freddi e ventosi per me - mi ha portato in una zona non sospetta alla mostra di designer finlandesi, che aveva un buffet leggero ma soddisfacente. Gli altri giorni si è mangiato da: California Bakery temporaneo in via Savona), Panino Giusto, ristorante greco in Bovisa. Quattro giri in cinque giorni in zona Tortona (poca roba e tanta folla, con la solita coda sul ponte di ferro). Suggestive (ma forse un po' troppo tecniche) le installazioni alla Statale. Simpatico lo stand di Casa Idea, fuori dalla Triennale, che intratteneva i visitatori con mele Fuji e fagotti contenenti mini porzioni di qualsiasi roba dolce o salata. Noiosa la Triennale. Eventi persi e rimpianti: Tord Boontje da Bisazza, Designerblock che ha chiuso un'ora prima, molti stand di Rho saltati per mancanza di tempo, altro che probabilmente nemmeno so. In compenso un'atmosfera così, a Milano, si respira solo in questa occasione.
Qui dentro o non si fa un cazzo per giorni, oppure si corre. E io corro, e correrò, va bene, ma da domani a venerdì sarò in giro con la testa in alto e le scarpe comode (spero), ovvero le ballerine in vernice nera da 30 euro che ormai sono a forma del mio piede e le ho fatte risuolare. Perché, grazie al fatto che devo smaltire un po' di ferie, riuscirò a seguire da vicino l'evento dell'anno (finora) (dopo il mio compleanno) (perché entro il 31 dicembre ci saranno altre cose di cui parlare). Il Salone del Mobile, ovviamente. Aspettative? Cose belle da vedere, soliti gadget da-avere-assolutamente, buste e depliant d'ogni genere, tanti chilometri a piedi, tanta carta da smaltire. Insomma, ci vediamo in giro...
Il mio balcone, sgombrato da piante, scala e armadietto, sembra (ovviamente) molto più grande. Non me lo ricordavo così da quando l'ho visto per la prima volta, e ho deciso di comprare quell'appartamento anche se costava molte lire in più di quelle che avevo messo a budget. Pare quasi di poterci mettere, se non un tavolino da bar, almeno una piccola sdraio. Vabbeh, una sedia ci sta di sicuro. Mi piacerebbe sgomberare anche le due stanze e ricominciare da capo, ogni tanto ci penso. Ci penso e basta, è un'ipotesi che prenderei in considerazione solo se dovessi comprare un'altra casa. Agli amici (i soliti due, rivoluzionari, tsé) che cercano di stimolarmi a ristrutturare, di solito dico che sono pazzi, che non se ne parla nemmeno, che solo l'idea di spostare l'enorme massa di oggetti che posseggo (e soprattutto di rimetterla a posto) mi fa star male. Eppure lo so cosa dicono i filosofi, che bisogna fare spazio per le cose nuove che riserva il futuro. Se mi procurano una stanza in più a un prezzo ragionevole, allora ne possiamo discutere.
Se scrivessi qui, dovrei raccontare del sogno che ho fatto qualche giorno fa, in cui dicevo alle mie colleghe "In questo momento, a poterlo fare, l'ideale per me sarebbe rimanere incinta. Tanto le mie quotazioni non sono mai cadute così in basso". Dovrei confessare che, dai e dai, ci è riuscito a minare la mia autostima, a farmi chiedere se sono davvero brava, se valgo quello che ho sempre pensato di valere. A mettere all'angolo le persone, va a finire che queste si mettono - fin troppo - in discussione, fino a perdere il senso della realtà. Io lo sto perdendo. Ma il fatto è che adesso è adesso, dove adesso è una nube grigia, e chissà se finirò per rimpiangerla (azz, vorrebbe dire essere messi molto, ma molto male) . Alla luce di ancora misteriose dinamiche aziendali, del deludente e svilente contratto Nazionale appena firmato, della confusione, chi può dire se mi toccherà o meno pronunciare il famoso detto "Si stava meglio quando si stava peggio"?
Mi trovo a pensare "Fa' che le cose non peggiorino, che continuiamo a stare tutti bene, che io possa lamentarmi "solo" del mio lavoro".
Quanta fatica costa, resistere. Ma non so che altro fare, per buttare tutto all'aria ci vuole un coraggio che ora non ho. Però non voglio sentirmi una vittima, troppo facile: voglio sentirmi una che lotta e che vince. Ogni tanto mi sembra di vedere una luce, ma poi si spegne. Entusiastiche previsioni astrologiche mi fanno una pippa: se c'è un movimento, è per una brutta discussione col mio capo. Dell'amore (o della passione, o qualcosa che gli somigli) nemmeno l'ombra. A volte mi sento una natura morta.
Sono cominciati i lavori di ristrutturazioni dei balconi: entro martedì dovrò sgomberare il mio, distribuire le rose a destra e a manca (temporaneamente), rassegnarmi a comprare una tenda pesante per poter continuare a girare in mutande per casa al mattino (quei pochi secondi dalla camera al bagno).
In compenso, la festa per il mio non-compleanno è stata proprio carina: ci siamo divertiti tutti, e gli invitati (per la maggioranza femmine) sono riusciti a non farmi pensare che A. non c'era (a parte un'apparizione di mezz'ora), perché a un'improrogabile cena di lavoro. Rimangono anche tante foto, qualcuna da ritoccare, qualcuna perfetta così. Ho notato che, anche se ho poche rughe e tutte sulla fronte, mi sta cadendo la palpebra (e sto parlando solo della faccia).
Poi guardi fuori dal tuo mondo e vedi tragedie e disastri, così terribili da non riuscire a immedesimasi. E ti dici "questa è la vera paura". Ma a te continua a colpire la tua, per quanto piccola. Piccola e insidiosa.
Quest'anno volevo un mood di più intimo per "celebrare" il mio compleanno. Amici selezionati, posto piccolissimo, luci soffuse. Perché ho voglia di rilassarmi, nonostante i contrattempi che si sono accavallati per stasera (chi non può venire, chi verrà dopo, chi deve scappare presto). E ho voglia di essere circondata da meno persone ma a cui posso dare attenzione, e che possono darmela. Insomma, scambiarsi qualcosa. Perché questo inverno difficile mi ha resa più distratta, svogliata, amareggiata. Anche per questo ci sarà - come sempre - qualcosa di dolce per tutti. Quest'anno l'ho chiamato Non Compleanno, visto che non scatta prima di mezzanotte. Perché mi sentivo un po' fuori fase, come Alice nel paese delle meraviglie (ma di quelle ne ho viste ancora poche), rincorsa dal frettoloso e stressante Bianconiglio*. Presto ch'è tardi, ma è presto per arrendersi. "È un inverno che va via da noi/Allora come spieghi/Questa maledetta nostalgia/Di tremare come foglie e poi/Di cadere al tappeto?" (Malika Ayane)
*Per mantenere l'atmosfera, metterò in palio, a sorteggio, un coniglio di cioccolato fondente. Sono un genio, lo so. ;.)
Sole. Splendido splendente. Ma sarà davvero-vero? Ne siamo fuori? O come ogni anno ci tocca lo scherzetto di fine inverno? Io comunque le maglie a collo alto e gli stivali li sto mettendo via, su in alto, a tre metri dal suolo. Il piumino 'sto weekend lo porto in lavanderia e gli stivaletti dal calzolaio. E ho comprato due paia di scarpe colorate e una borsa rosa antico molto frivola che mi si cuce addosso come... una borchia.
Poi sono passata al contrattacco contro i chili (pochi ma fastidiosi) che zitti zitti son diventati sempre di più e sempre più di troppo. Per chi? Per me. Qualche libertà, qualche "massì, chissenefrega" ed ecco i fianchi e la pancia lievitati. Sono disposta a tutto pur di sconfiggerli, pure a un'ora di passeggiata quotidiana (anzi, ho cominciato oggi, con mezz'ora). Mia madre, inflessibile e ipercritica come sempre, ha già cominciato col suo tormentone e mi presenta piattoni di verdura lessa appena può. E io ci sto, perché ci sono abituata, non è un gran sacrificio e comunque è necessario, come rifiutare la pizza (due sere di seguito) e ripiegare sul minestrone.
Eppoi mi sono tagliata i capelli, coi colpi di sole rossi. Che io non amo andare dal parrucchiere, anche se l'anno scorso me ne piaceva uno. Non sono come quelle persone che, se vogliono dare una svolta o hanno voglia di un cambio netto, ci danno anche un taglio. Perché di solito in quei momenti si è un po' fragili e sensibili, e non sarei in grado di sopportare una delusione. Così ricorro alle forbici solo se son pronta ad affrontare il risultato. E questo mi piace, forse ho trovato la persona giusta.
Poi. Sul lavoro ci sono quel minimo di equilibrio e serenità (da parte mia) che mi permettono di non dannarmi e vedere uno spiraglio, dietro l'angolo chissà che ci può essere, anche se per ora sul meraviglioso inizio d'anno dell'ariete previsto dagli astrologhi avrei qualcosa da ridire.
Poi? Per ora null'altro di eclatante all'orizzonte. È un momento in cui tento di prendere un po' le misure per quello che potrebbe succedere, quel che so e quello che non so. Mi sembra di saltellare ancora per evitare le buche, come ho fatto per tutto l'inverno. Ma finalmente, presto, lo farò su un paio di sandali aperti.
PS: Oggi ho provato i sandali originali di Louis Vuitton che si vedono su TUTTE le riviste. Duemilatrecentoeuro circa di valore. E comunque, sono scomodi!
Heilà mondo, come procede là fuori? Come dici? Io? Massì, me la cavo, è che sono un po' dentro al mio guscio. Però la primavera apre la strada alle sorprese, già ho intravisto qualche germoglio. Per dimostrarlo, sono tornata pubblica. Non è già un passo avanti? A proposito di germogli, tra un po' cominceranno i lavori condominiali sui balconi, e mi toccherà rinunciare alla cosa che mi rende felice al mattino: affacciarmi e vedere le mie rose multicolore che sbocciano. Quest'anno se le godrà la mia amica Fra, che adotterà le mie piante sul suo grande terrazzo. Ancora peggio sarà svegliarmi tra l'oscurità delle impalcature. Insomma un'altra seccatura, ma io rimango in piedi, è difficile estirparmi. Sono anch'io una pianta che si adatta alle stagioni, che si rende autoimmune al freddo e alle difficoltà (ok, mi son beccata la sinusite, ma è un dettaglio), anche se per proteggermi devo ricorrere alla "chiusura". Purtroppo devo rinunciare alle mie velleità culinarie: meglio non cucinare dolci perché non devo mangiarli (e l'idea di regalarli è bocciata: pochi colleghi li meritano, gli amici sono - anche loro - tutti a dieta). Servono idee, idee, idee. Disseppellire la creatività. Concimarla. Uff, che fatica, mondo.
Che freddo faceva a Cagliari, quasi più che a Milano! Ho visto gente col piumino, guarda te, anche laggiù. Lunedi pioveva pure, così mi sono dovuta rifugiare per qualche ora nei pochi negozi che fanno orario continuato (perché al sud tutti aprono alle cinque pure d'inverno, inconcepibile per un milanese). (Sì, sono riuscita a fare shopping, ovviamente!).
Che poi, ufficialmente per mia madre ero in Liguria, per non turbare fragili equilibri una piccola bugia è concessa. Certo, se mi fosse accaduto qualcosa (il crash dell'aereo? Un'aggressione in aeroporto?) non so come avrei fatto a nascondere la destinazione del mio viaggio. Quando sullo Shuttle per Malpensa è salito un arabo con tanto di turbante rosa e assistenti, o quando all'imbarco di fianco al mio hanno annunciato che l'aereo per Pisa avrebbe subito un ritardo imprecisato perché colpito da un fulmine durante l'atterraggio, ho avuto dei dubbi sul mio "piano".
E poi una coincidenza: l'amica che mi ha ospitata ha incontrato (per la prima volta dopo tre anni di permanenza nella stessa città) Marcello il pazzo, quello che mi ha fatto conoscere A. nel 2000, e che ha fatto il diavolo a quattro per stroncare sul nascere (per gelosia) la nostra profonda amicizia. In questo breve trip di tre giorni (che si può dire sia stato un spostamento quasi perpetuo) ho sentito molto la mancanza di quello che doveva essere il mio compagno di viaggio, cioé proprio A., che invece è dovuto rimanere a casa per accontentare il pubblico della Fashion week. E sarà anche l'ultima volta, perché con ogni probabilità l'anno prossimo non sarà più qui. Anzi, non sarà qui molto prima. Tra pochissimo, si può dire, anche se non sappiamo quando. E se questo per me non ci voleva, per lui sì, era quello che voleva, anche se gli mancherò e gli mancherà Milano. Quindi dovrò ribilanciare la mia vita anche in vista di questa futura mancanza. Eh sì, cari amici, sono tempi duri per LadyK. Eppure, nonostante i giorni di grande scoramento, le difficoltà come al solito rinforzano, anche se rendono molto più rari i momenti di entusiasmo e di buonumore. Ma la cosa che più mi preoccupa* è che stasera "devo" andare all'inaugurazione del negozio di Frankie Morello e non sono vestita in modo adeguato.
(* si scherza, suvvia!)
C'è il sole e io sto bene. Forse proprio perché c'è il sole o perché oggi è sabato e andrò in giro per negozi (ultimamente mi son tenuta un attimino indietro, non fosse altro che per l'overdose dei saldi). A proposito, ho visto I Love Shopping in anteprima e mi è piaciuto. Peccato che non ero concentrata al 100% perché la testa di cazzo con cui lavoro mi aveva rovinato la serata prima di uscire. Ho preso un appuntamento con l'Amministratore Delegato e lo pregherò di spostarmi appena possibile. Gli dirò quello che gli ho già detto mesi fa, ovvero che io posso dare di più, se me ne dà la possibilità. Non gli posso dire che lavoro sotto uno stronzo, perché è uno dei suoi dipendenti preferiti. Forse sono di buonumore anche perché stanotte ho sognato che lo stronzo se ne andava, di sua spontanea volontà.
C'è il sole e mia mamma ha fatto i suoi strufoli, una cosa che non esiste nelle pasticcerie e che mi piace un sacco. Non sono quelli napoletani, lei li chiama così e dice che sono toscani, ma forse se li è inventati. Buon sabato a tutti.
Ho comprato una nuova macchinetta per il caffé. Anzi, siccome dentro di me c'è una piccola Becky* che non riesce a resistere a certe offerte (sconti al 50% e offerte 2 al prezzo di 1), ne ho comprate tre. Che insomma, una macchinetta è sempre un regalo simpatico. Si chiama Cuor di Moka, versione da tre tazze: promette di offrire solo il meglio del caffé "eliminando" il vapore, per questo le porzioni poi sono due. Ed è vero, stamattina l'ho provata, nel tentativo di migliorarmi la giornata. Ho sorseggiato un caffé prelibato, con retrogusto al cacao. Una tazzona di energia. Che però non è stata ancora sufficiente per affrontare la faccia d.m. che come al solito mi aspetta qui.
L'altro giorno A. mi ha detto "È come se tu avessi gettato la spugna". Così ho contato i mesi che sono passati da quando ho iniziato ad essere totalmente insoddisfatta di quello che faccio, e un po' mi sono spaventata. Perché se all'inizio ho fatto il possibile per togliermi da questa situazione, poi il tutto è diventato talmente delicato e precario che la paura mi ha paralizzata qui. È vero che un timido tentativo l'ho fatto anche poco tempo fa, ma poi non sono andata fino in fondo, anche perché non credo che le cose migliorerebbero di molto. In quest'azienda sembrano esserci replicanti dei personaggi peggiori in ogni dove, e si cadrebbe dalla padella alla brace.
L'abitudine aiuta l'essere umano a non impazzire, a tirare avanti, ma la conseguenza negativa è che finisce per fossilizzarsi. Non basta assolutamente più ripetermi che comunque ho uno stipendio e per ora nessuno vuole mandarmi via, perché ogni giorno che passo così è un giorno buttato, un giorno in cui mi sento svilita e poco creativa, un giorno in cui non posso esprimermi. Un giorno in cui mi tocca subire gli umori di una persona che non stimo, oltretutto mentre se la fa con un'altra sotto il mio naso (e lasciando - secondo autorevoli testimonianze, cioé la donna delle pulizie - in giro per gli uffici liquidi corporali facilmente identificabili), aumentando la discriminazione. "Se fosse l'ultimo giorno della tua vita, diresti che quello che stai facendo è quello che vorresti fare?". La risposta è ovvia. Non so quale potrebbe essere lo sbocco: diventare talmente disperata da fare un gesto estremo? Tentare il tutto per tutto - quello che ancora non ho fatto - per uscirne ed evitare che questa frana si porti dietro quella riserva di vitalità che mi è rimasta? Estate Indiana ha scritto di contare sulla crisi che in qualche modo la costringa a cercare qualcos'altro. È un po' quello che è successo al mio direttore quando è stata licenziata: ora fa quello che desidera, peccato che la sua buona uscita e il suo stipendio non siano paragonabili nemmeno lontanamente a quello di un normale impiegato.
Io, che mediocre non mi sono mai sentita e mai mi sentirò, so di dovermela cavare con una certa classe. So che questi sono i miei standard e nemmeno per un momento ho pensato di svalutarmi. Ma è quello che stanno facendo altri, e quello che sto cercando è il modo di fermarli. Ma devo pensarci ogni giorno per non scordarmelo. Perché a volte ci si dimentica persino di essere infelici.
*Becky Bloomwood, la sperperona protagonista della serie letteraria "I Love Shopping").
La mia vita professionale è basata su una continua esercitazione di diplomazia, così faticosa che m'impegna anche più del lavoro stesso. È uno slalom tra caratteri diversi, giochetti, gossip, attacchi di schizofrenia e cambi d'umore, spiate, battute soppresse, cose non dette, cose fatte per ottenere uno scopo. Miglioro ogni giorno di più, ma devo anche difendermi, e per sfogarmi chatto su Skype con la mia rimpianta ex collega. Sono chiusa in una bolla, da cui mio malgrado ho dovuto lasciar fuori qualcuno, e ora (forse) tenterò di recuperare. Nel frattempo, lo stipendio di dicembre si è magicamente trasformato in una serie di scontrini e capi nell'armadio, probabilmente nel tentativo di "coprire" la scontentezza interna. Finite le spese dei saldi (credo), ora inizio a vedere sulle riviste quella moda così diversa dallo scorso anno che già da ora si può trovare (nella sua pallida ma dignitosa imitazione) da Zara. Quei pantaloni morbidi e alti in vita, le giacche lunghe, i cappelli, l'avorio, il pitone, l'oro, le frange... E i jeans sbiaditi e strappati dopo anni di sobrie tinte unite? Mah. L'istinto sarebbe ricominciare da capo: come fermarsi? Andando in palestra di sabato pomeriggio invece che in giro per negozi, per esempio. Oppure lasciando a casa il bancomat, ma così mi sentirei davvero persa, un'aliena. Già faccio sogni strani in cui sta per arrivare la fine del mondo e quindi ne approfitto per saltare addosso senza ritegno a Mr Big, e cose così. La mia psiche non è stabile, pure i foruncoli pre-ciclo sono impazziti e arrivano fuori tempo. D'altra parte il futuro è in movimento ed è vietato farsi seminare. Piuttosto, meglio precederlo e prendersi un vantaggio.
Mica le ho ancora trovate, le nuove-appaganti-passioni. Però ci sono sempre quelle vecchie, che non sono poche, e meriterebbero una rispolverata. Per esempio il cibo: dovrei stare a dieta, ma ho una gran voglia di diventare una cuoca provetta, almeno per quanto riguarda torte & simili. Vorrei che mia nipote, quando non avrò più l'età per giocare con lei, avesse qualcosa per cui venirmi a trovare e decantare le mie lodi.
E poi basta lamentarsi come una rockstar d'altri tempi, dimenticata e surclassata da una boyband. Ho avuto un anno di gloria, poi mi son trovata controvento e l'aria puzza un po', ma può girare ancora a mio favore. Le cose cambiano e cambiano ancora. È vero che c'è la crisi. No, non quella mondiale, quella dei quaranta. Che però arriva dopo i 41, ormai ve lo posso garantire. Quando cominci a chiederti se hai investito sulle cose giuste, se hai sbagliato a non investire su quelle a cui puntano tutti, se riuscirai ad andare avanti ancora anni così e se è giusto farlo. Quando cominci a chiederti cos'hai in mano. Cos'hai fatto, e cos'altro potresti fare. Perché c'è ancora mezza vita da percorrere, e non puoi aver già finito le idee, il coraggio, le energie. Un po' più stanca sono senz'altro, ma è troppo presto per mollare. Troppissimo presto. Ne devi avere di risorse, per arrivare al traguardo.
Tralascio il paragrafo sui segni indelebili dell'età. Vi dico solo che sono solidale alle donne di mezza età (sì, mi porto un po' avanti col lavoro), e - dopo avere inorridito sorridendo - sono vicina a Madonna in casi come questo. Poi vabbeh, si spera sempre di arrivarci meglio. (to be continued, per forza)
In cerca di nuove, appaganti passioni.
Questo 2009 ha una grande responsabilità, come un fratello minore che deve eguagliare le gesta del primogenito. Alla fine del 2007 mi è stato concesso il lavoro che desideravo, e la cosa più somigliante a un fidanzato che abbia avuto da anni a questa parte. Purtroppo non mi ha lasciato nemmeno il più vago senso di completezza, ma è stata un'esperienza che ancora oggi racconto per divertire i commensali. Il lavoro invece, fino alla fine di agosto 2008, è andato a gonfie vele: divertimento, nuove attività, vita mondana, apparizioni in tv, entusiasmo... Anche tanta routine, sì, però stavo inseguendo e perseguendo il mio scopo. Settembre è stato traumatico, ottobre sofferente, novembre angosciante, dicembre strascicato. L'anno scorso ha segnato delle tappe. Ora tutto quello che ho fatto mi sembra congelato lì, senza un seguito naturale, come un episodio isolato. Gli ultimi mesi mi hanno lasciato stanca e delusa. Me la sono sempre cavata al meglio in proporzione alle risorse e alle forze che ho deciso d'investire. Adesso mi ritrovo un po' scoraggiata, senza quella voglia di rimboccarmi le maniche che dovrebbe caratterizzare un inizio d'anno. Non ho buoni propositi, però forse dovrei avere almeno progetti. È tempo buttato, senza progetti? Se lo chiede una che non ha mai amato farli. Il problema sono le speranze: poche e deboli. Ecco cosa manca al debutto del 2009. La possibilità di pensare "magari andrà ancora meglio". Forse passerà. Magari è colpa del ciclo mestruale, del periodo di letargo che mi sono concessa e goduta, dell'inverno, di quello che di negativo si dice là fuori. Del fatto che c'è sempre tutto da fare, tutto da decidere, che non si finisce mai. Forse. È come se indossassi una maschera in pesante silicone, una maschera con i miei tratti somatici, sì, ma spenta e rugosa, che m'impedisce di riconoscermi del tutto. Una maschera da vecchia.
Ieri ho visto Mr Big, e non è stata come l'ultima volta: mi ha abbracciata un sacco e mi ha fatto festa, come si dice, in tutta disinvoltura. Niente baci sul collo, però. Ora che sono... sentimentalmente distaccata, mi è sembrato il momento giusto per tirar fuori un certo argomento. Così, al 7° piano della Rinascente, seduti davanti alle guglie del Duomo degustando un muffin alla vaniglia, gli ho chiesto di questa fantomatica fidanzata di cui non parla mai-mai. Esiste, ma è giusto una pseudo fidanzata. Lui rimane attaccato all'idea di quel segno del destino di quasi tre anni fa, ma la storia ora mi sembra cambiata parecchio, anche se il nostro parrucchiere vestito Armani non sembra volerlo affrontare. Non è più affar mio, purtroppo, adesso è tardi, siamo come due vecchi amiconi.
Poi ho visto Laura, l'amica d'infanzia, e non mi è sembrata cambiata per nulla nonostante quello che dice il marito di lei. È una persona con cui adesso non sento feeling, una delle conferme che se smetti di frequentare qualcuno un motivo ci sarà. Eccezioni a parte: oggi è un giorno che rimarrà nella storia, perché conoscerò l'uomo che mi ha portato via una delle migliori amiche (nonché il rapporto più longevo in assoluto), il fidanzato di Giuliana. Non è stata solo lei a pagarne il prezzo, ma anche tutti noi del gruppo.
Si avvicina l'incubo capodanno, senza A. (che è in Sardegna), ma non ho intenzione di farmi mettere sotto pressione, qualcosa troverò. Tanto il 31 fa ancora parte di questo 2008 bisestile. Pensavo che non è stato un anno pessimo, per nulla, ma lo hanno rovinato gli ultimi tre mesi, ed è più facile ricordare quelli, purtroppo.
Auguri!
In Austria è andata bene. Dove "bene" vuol dire che ho mangiato senza pensare alla linea, consumando - tra l'altro - impagabili colazioni a base di briochine con marmellate prodotte in loco, pan con l'uvetta e yogurt alla vaniglia. E sono riuscita ad assaggiare il dolce che rimpiangevo dall'anno scorso (una misteriosa "pagnotta" bianca ricoperta di crema e scaglie di cioccolata, che però mi ha un po' delusa). Mi sono resa utile facendo la copilota, l'interprete e traduttrice in inglese (causa scarsa preparazione del pr), il supporto morale, la compagnia ideale di bagno turco/sauna/relax per la mia compagna di stanza (Marcella, simpatica 26enne appassionata di snowboard che rideva fino al mal di pancia del mio modo un po' cinico di smontare le persone). Non solo: nel mio giorno di libertà ho scoperto il fantastico shopping center di fronte al lussuoso hotel, dove ho sperperato quasi 100 euro in cioccolatini austriaci e trovato la bottiglia di Absolute Vodka Masquerade (che cercavo da più di un mese) lì, semplicemente appoggiata sugli scaffali del supermercato. In breve, mi son goduta la neve (pestandola con i brutti ma comodi moonboot) io che non sono mai salita su uno sci e forse mai lo farò.
Alla mia vita qui non ho pensato poi tanto, e forse le uniche persone a cui sono mancata veramente sono quelle che compiono gli anni oggi. Che poi, quella che all'inizio mi sembrava una coincidenza fighissima adesso appare come una gran fregatura: A. e mia nipote, nati lo stesso giorno (in anni diversi, ovviamente).
Penso al Natale di quest'anno, un po' sottotono. Un Natale in cui l'unica è rallegrarsi di esser tutti più o meno in salute, un Natale in cui pensare ai saldi del 3 gennaio è ancora una cosa divertente (e un "sogno" possibile da realizzare), ma un Natale non spensierato come altri. È il Natale dell'anno della crisi e io, in quanto parte della gente comune, ci sono dentro. I primi mesi del prossimo anno saranno difficili, tutte le preoccupazioni professionali iniziate adesso si presenteranno come nodi al pettine, e allora bisognerà sperare di avere un buon balsamo a portata di mano.
Domattina parto. Vado 4 giorni in altissima montagna, aggratis, con 7 persone (di cui 6 sconosciute, quindi nuove). L'aria buona mi ossigenerà le idee.
Non c'è niente da fare, le mie tattiche funzionano solo a giorni: tentare d'essere conciliante, mostrarsi disponibile, aperta, abbassare il profilo, andare pure a bere il caffé col nemico senza sconfinare nella piaggeria. Ma questa persona è impossibile, irragionevole, schizofrenica, confusionaria, umorale. Mestruato, dicono qui. E così certi giorni che non gli va bene niente e dà input che si contraddicono (quindi ben difficili da seguire) bisogna fare solo ooooooommmmmmmm oooooommmmmm, e ingoiare, ingoiare, ingoiare. Sempre col pensiero che c'è di peggio, certo che però bene non sto.
Ieri ho invitato a cena per A. e un'altra carissima amica; ho fatto peperoni gialli con pollo in agrodolce, frittata con zucchine e strudel. Di strudel ne ho mangiate due fette e mezzo (a che scopo lasciarne lì un pezzettino?). Sapendo di predispormi a facili ironie (causa peperoni), confesso d'aver fatto strani sogni. In uno m'infiltravo a un party-apertivo in un albergo, dove c’erano anche Luca & Paolo (i comici), che poco prima avevo visto dietro un tristissimo banchetto d'un tristissimo mercatino natalizio. Come buffet, camerieri in livrea bianca servivano anche chiacchiere colorate decorate con finti strass, che non sembravano affatto commestibili, ma tant'è: davano un'aria di festa e di ricchezza.
Sto allenando la pazienza. Pazienza, pazienza, pazienza. Ancora di più, sempre di più, verso l'infinito e oltre. Ho pure "perso" 250 euro per averli giocati sulla ruota sbagliata (e io al Lotto non gioco mai). Pazienza.
Venere mi volta le spalle o m'ignora proprio: è scritto in tutti i miei oroscopi da settimane. Per ora non me ne curo. Quanto all'energia di Marte, compressa troppo a lungo, è finita per esplodere al primo punzecchiamento. Ne è nata una feroce discussione con il mio (e non solo) "carnefice", in cui - per debolezza di ruolo e posizione - non ho potuto far altro che soccombere malamente. Nonostante la rabbia. Non credo che il mio sfogo di dignità mi abbia fatto guadagnare alcunché di positivo ai suoi occhi, tantomeno rispetto, anche se tutte le altre mi hanno moralmente e caldamente difeso. Non sono furba, anche per questo non ho mai fatto una gran carriera. A quanto pare, invece, lui lo è (furbo), così si prende tutte le agevolazioni del caso - compresa la possibilità di esporre il suo smisurato ego - e anche la pessima reputazione. Per fortuna, a consolarmi c'è quella piccola e meravigliosa creatura che mi prendeva le mani tra le sue, per scaldarmele, e che sabato faceva scene da pazza ogni volta che mi perdeva di vista al centro commerciale (convincendomi tra l'altro ad andarci con un solo sguardo).
Cose che non sono riuscita a fare nell'ultima settimana:
- Chiamare le mie amiche/amici che non vedo da un po'
- Chiamare il mio ex direttore per salutarla, che non pensi che mi sono scordata gli ultimi 8 anni
- Fare una piega ai capelli sciolti
- Leggere le riviste
- Chattare su Skype
- Fare shopping
- Portato borsa Guess a riparare
- Portato stivali di Kallisté con suola di cartapesta dal calzolaio
- Andare a una mostra qualsiasi
- Andare al cinema
- Andare in palestra
- Andare a un aperitivo qualsiasi
- Bere caffé alla macchinetta dell'ufficio
Cose che ho fatto nell'ultima settimana:
- Sistemato libri e oggetti nelle librerie
- Sistemato libri e oggetti nelle librerie
- Sistemato libri e oggetti nelle librerie
- Sistemato libri e oggetti nelle librerie (4 sere su 5, più stasera)
- Chiamato un amico che ho bidonato almeno due volte
- Pensato a tutti gli amici che non riesco a chiamare
- Lavorato
- Sbagliato giorno della riunione condominiale
- Pianto
- Giocato con Giulia
- Inventato ogni giorno una pettinatura raccolta
- Guardato la tv
Cose che ho fatto e non avrei dovuto fare:
- Fare una mega puzzetta in ufficio
Cose che ho fatto e forse non avrei dovuto ma le ho fatte con piacere:
- Mangiare cannoncini di lunedì mattina
Cose che ho volontariamente evitato di fare:
- Pesarmi
Che illusa a pensare che le cose conquistate col tempo e la fatica siano meno facili da perdere. Che distratta a dimenticare che ci sono eventi talmente sconvolgenti da costringerti a ricominciare da capo - sì, proprio tu, che la gavetta l'hai già fatta da tempo -. E cambiare, cambiare, cambiare (idea, posizione, atteggiamento). Eppure - per assurdo - mi è stato chiesto di tornare ad essere me stessa, quindi di "mutare" e mostrare di nuovo la mia parte solare. Sono troppo giovane per irrigidirmi, anche se i miei tempi di adattamento sono più lunghi di una volta. Quello che mi conforta è l'idea che, all'improvviso, potrebbe pararmisi davanti un'opzione che non avevo affatto considerato, diversa ma buona quanto quella che stavo inseguendo. Dal giorno della rivoluzione sono passati più di due mesi, ho avuto diverse fasi, e questa è una ancora nuova: quella del "non tutto è perduto". Ci sono porte che io stessa avevo murato, con spiragli lasciati vuoti dal cemento da cui sbuca una debole luce. Cambiare idea, posizione, impugnare uno scalpello e darci dentro.

This work is licensed under a Creative Commons License.


LadyK • 01/07/2009 12:40