Povero giugno 2006. Un piccolo mese schizzato via veloce tra giornate torride e temporali, dopo un periodo infinitamente lungo e grigio. Un mese un po' impacciato, impreparato a trasportarci come una sorta di Caronte dall'inverno rigido all'estate afosa. Ha fatto quel che poteva, ce l'ha messa tutta, e con sforzo evidente: ma per quanto mi riguarda, ero troppo assorta a pensare alle mie carenze per occuparmi degli onori di casa. Adesso ho capito cos'è, questa sensazione di "fregatura" di cui parlavo. A questo giugno 2006 sono mancate tutte le cose belle dell'anno scorso e dei precedenti, quelle che ti fanno assaggiare come un'antipasto una stagione meravigliosa ma fulminea: l'esplorazione dei locali fino al mattino, le gite fuori porta, la prima "rata" di vacanza che sempre mi concedo. Niente di glorioso, anzi. I miei sandali pseudo Sergio Rossi ancora intonsi, insieme al vestito di raso, i pantaloni capri bianchi e la giacchetta Gai Mattiolo in strass, tutti lì a dormire nell'armadio. La pelle ancora bianchiccia, il viaggio di luglio senza garanzie, i pensieri sempre più pesanti. Senza nemmeno un'automobile per girare anche da sola, di notte, e guardare i ragazzi che fumano fuori dai bar. Ho una bici, è vero: userò quella. Ecco, io spero solo che a luglio tocchi un po' più di fortuna. Addio, giugno 2006. Niente di personale, eh: so benissimo che non tornerai mai più, ma temo che non mi mancherai.

Al volo sul LadyK • 30/06/2006 12:34 •_• commenti (16)

Che giorno èèèè che anno èèèèè? Scende la pioggia ma che faaaaaa...
[Mi piace ‘sto fatto di essere durate il giorno di un umore e magari la sera averlo già cambiato completamente. Poi mi piacerebbe avere tutti i mesi lo stipendio come giugno, che c’è dentro la tredicesima. In più vorrei che i saldi iniziassero lunedì, così questo weekend potrei andare al mare senza rimpianti e dopo prendermi un giorno di ferie e vagare per negozi senza folla. Ma è la vita, baby: i brutti sogni al mattino li dimentichi, la realtà l’affronti e ti arrangi. E “cara grazia” che tutto va come sta andando. Oggi sono fatalista, domani magari fatalona.]

Al volo sul LadyK • 29/06/2006 11:26 •_• commenti (13)

Devo avere una qualche turba psichica, perché - com'è noto - detesto prenotare le vacanze (e non certo perché detesto andarci). Finché si tratta di comprare biglietti ferroviari e aerei, nessun problema. Ma quando devo (perché devo!) scegliere una vacanza o cercare e selezionare alberghi, mi vengono i crampi allo stomaco. Indecisione, paura di sbagliare, troppa scelta = caos, ecc ecc. Non so di cosa ho più "timore", ma sicuramente l'emozione ansiogena supera l'entusiasmo per il viaggio in sé. Il più delle volte, riesco a godermi la cosa soltanto quando sto per partire o sono già lì.
La proposta di raggiungere Picasso a Siviglia per qualche giorno, a settembre (lei è lì per la biennale di flamenco) è stata dapprima scartata senz'appello, poi rivalutata, poi raccolta, e infine - dopo un training autogeno di due giorni - oggi sono riuscita a scegliere la data, prendere il biglietto, e prenotare un albergo (di cui però devo ancora avere conferma, per cui se - per caso- resto a piedi è un trauma: devo ricominciare la selezione). Il riso in bianco mangiato all'una è disperso in qualche punto del mio sistema digerente, ma si muove a stento. E dire che ancora non so dove andrò a luglio.

Al volo sul LadyK • 28/06/2006 14:25 •_• commenti (11)

R.a.l.l.e.n.t.a.r.e.
Andare in giro per la città in bicicletta, mentre l'Italia gioca una partita dei Mondiali decisiva per la sua partecipazione ai quarti di finale, sembrerebbe una scelta rilassante. Però poi la nazionale vince sul rigore, e si sparge la voce anche tra chi non è in casa a guardare la tv. Per un motivo a me ignoto, le macchine strombazzano solo quando mi passano vicino facendomi il pelo (e non c'è cosa più irritante); giovani in motorino sgommano zigzagando pericolosamente tra le auto, manovra che mi mette i brividi solo a vederla. Quando arrivo davanti a casa - nonostante tutto sana e salva - con la mia porzione da 14 euro di gelato (crema, pistacchio, bacio e yogurt), mi tremano le gambe. Non sono più abituata agli avventurosi tragitti su due ruote.

Io non so cosa mi provoca questa sensazione di fastidio e disagio. O forse sì: è che l’estate si è fatta preannunciare per troppo tempo, è arrivata d’un colpo e sembra voglia fare tutto e subito. Invece di entusiasmo e allegria, mi trasmette ansia e inadeguatezza, mi mette davanti a decisioni che non mi sento in grado di prendere. Credo sia colpa della primavera scomparsa, che di solito mi preparava agli eventi e m’infondeva la carica necessaria per sognare e realizzare i “piccoli progetti che migliorano la vita”. O forse - anche - stavolta ci sono qualche intoppo in più e un altro anno sulle spalle a pesarmi sul futuro.

Al volo sul LadyK • 27/06/2006 12:19 •_• commenti (26)

Appassionati di moda? Maniaci degli accessori? Semplici curiosi o pettegoli? Per tutti voi, è nato

Da un'idea di Lise Charmel e Metroicon. Con la partecipazione di LadyK.

Al volo sul LadyK • 27/06/2006 10:15 •_• commenti (2)

Un weekend costellato di piccole sfighe, quello che mi sto lasciando alle spalle. Ad accompagnarmi, la fastidiosa sensazione di essere tagliata fuori da qualcosa che sta succedendo altrove, in luoghi e modi a me preclusi. Una sensazione vecchia, troppo famigliare, di quelle che speravo d'averci messo una pietra sopra, ma che invece non ha età e non conosce epoca né tramonto.

Tipo che il sabato mattina rinuncio a far la spesa e attraverso la città in metrò, per andare con mio fratello in concessionaria. Dell'auto usata che fa proprio al caso mio non c'è nemmeno l'ombra, e dopo il terzo tentativo mi rendo conto che l'impresa sarà più complicata di quel che pensavo. Eppure, da qualche parte ci sarà pure un'utilitaria rosso (o arancio) metallizzato a chilometri zero con aria condizionata che costi meno di cinquemila euro e aspetti solo me.
Tipo io e la mia amica Picasso bloccate alla mostra di due famosi graffitisti del secolo scorso, mentre un selvaggio temporale dà il meglio di sé. E dire che mi sentivo carina e in vena di guardarmi intorno nel caos della notte affollata. Invece mi trovo a mangiare fragole e bere vino rosso mentre aspettiamo un taxi che non arriva, e gli artisti si aggirano per la galleria con aria delusa, tra una decina di visitatori al massimo.
Tipo sempre noi due in casa, a riguardare vecchie foto dove appaio prima graziosa giovine leggiadra dai capelli lunghi, poi ventenne sgraziata col viso grosso e il fisico lievitato troppo in fretta (e vestita da cani, un orrore!). Il film che abbiamo messo nel lettore non lo sta guardando nessuno, tanto più che non vuole farsi programmare in italiano e Travolta biascica in americano stretto. La mia mente è altrove, quella di Picasso - pare - altrettanto.
Tipo me medesima alle zerozerotrenta che guardo le (ultime?) gocce di pioggia fuori dalla finestra, e penso che avrei dovuto-voluto essere in piazza del cannone a vedere i fuochi con alcuni amici. Ogni volta, ogni anno, ovunque io sia, succede qualcosa che me lo impedisce. Ero sicura che non li avessero neanche fatti e che la città fosse semideserta: non fa molto caldo e non vedo anima viva, ma la mia zona, si sa, non è certo conosciuta per essere mondana.
Tipo la me di cui sopra, che dalla solita finestra guardo la bici che una collega mi ha gentilemente prestato (legata da bloster e catene per scongiurarne il furto). Sono tentata di salirci e farmi un giro in buenos aires. Ma ormai sono stanca e ho paura di affrontare il buio da sola per poi scoprire che tutto è finito prima di iniziare. Invece - il giorno dopo - i telegiornali passano immagini delle code davanti ai musei, del duomo stipato di gente che saltella a suon di musica sotto gli ombrelli, delle persone che comprano nei negozi. E dei fuochi d'artificio. Scene edulcorate, montate, va bene. Ma non abbastanza consolanti.
Tipo la stessa Lady che la mattina si sveglia di buon'ora (si fa per dire), tanto il caldo non permette di poltrire ancora, e inforca la bici per andare a votare e mangiare qualcosa da sua madre. Che, vedendola apparire alla sua soglia ben prima dell'una, si stupisce assai. Perché il temporale, nella zona di buenos aires, pare sia durato mezz'ora o poco più: non tutta la sera come da sua figlia.
Tipo che, nonostante io non ami granché la piscina in città, mi venga in mente che potrebbe essere meno triste continuare a leggere Il diavolo veste Prada stesa al torrido sole (così ne approfitto per prendere un po' di colore) piuttosto che su una solitaria panchina di un parco. Così non mi faccio scoraggiare dalla coda di almeno 30 persone che ho visto un paio d'ore prima davanti all'ingresso e infilo in tutta fretta l'occorrente nella mia borsa arancio cangiante. Sono già in costume, con un colpo di rasoio mi sono anche tolta due peletti di troppo e manca solo da scegliere il gloss (tempo impiegato: 15 minuti max). Mi affaccio e il cielo è improvvisamente grigio. Ma non grigio del tipo "sono di passaggio, vado via subito", piuttosto sembra grigio "pensavo di starmene qui tutto il pomeriggio". Boff. Il libro finsco per leggerlo in bikini, seduta sul mio letto col ventilatore acceso puntato addosso.
Tipo che decido di approfittarne e farmi un'impacco ai capelli, per vedere se riesco a recuperare i bei boccoli dell'anno scorso e far scomparire questo crespo. E mentre mi lavo chinata nella vasca da bagno col bocchettone della doccia, un'ondata m'investe e mi bagna fino ai piedi. Il tubo in metallo ha lasciato scoperta la parte interna in gomma, che si è bucata. Per un fortunato caso, ho un tubo di ricambio che ho comprato tempo prima per errore.
Tipo che il pomeriggio è ancora lungo, e ho già attinto ai due chili di ciliegie nel frigo (ultimamente non mi nutrirei d'altro, gelato a parte). Mi faccio un the, lo appoggio sul lavandino, cerco i biscotti sullo scaffale sopra. Il pacchetto di panini al latte da scaldare in forno al mattino e velare di marmellata alle arance (si, ci sono ricascata!) precipita sulla mia tazza preferita. La quale cade sul pavimento e non mi scotto per una miracolosa reazione tempestiva. Opto per uno yogurt ben freddo.
Tipo che forse qualcuno me la sta tirando (mi viene da pensare) ma voglio lo stesso trattarmi di lusso, per cena mi cucino un'orata al sale. La tiro furi dal congelatore e dopo un'ora mi accingo a prepararla. Però - manco a dirlo - scopro che la carta d'alluminio è finita, così devo inventarmi un altro modo di cuocerla. Sperando che non sia scaduta.

Ecco, tipo così. Microcosmi di sfortuna, inadeguatezza, indecisione, contraddizioni, desideri e pensieri che si ammassano in un angolo e finiscono per fare a botte (o almeno a spintoni). Il telefono che non suona se non lo incito in qualche modo. Tizia a preparare un monologo di teatro, Caia alle prove di flamenco, Sempronia sparita dalla circolazione da venerdi, l'A.mico che lavora/dorme/ecc ecc in serrata sequenza, l'altro che non mi parla più e non so perché (che vada al diavolo) e tutti gli altri dispersi chissà dove. Francamente, nemmeno l'ho chiesto. Il tavolo di cucina ingombro da cianfrusaglie, un pantalone abbandonato sullo schienale di una sedia, un giornale per terra, il portatile troppo caldo sulle ginocchia, la tv accesa a volume bassissimo. Sono le otto passate e il mio pesce è quasi pronto, ma ancora non ho lavato l'insalata. Ora, scusate, sarà meglio che vada: ora che ci faccio caso, sento puzza di bruciato.

Al volo sul LadyK • 25/06/2006 20:16 •_• commenti (18)

Milano d'estate è tornare a casa col tram molto dopo mezzanotte, insieme a una giovane nera strafatta che deve andare in Garibaldi ma ha sbagliato direzione, e un barbone sovrappeso che parla troppo, stringendo il suo sacchetto di plastica. Milano d'estate è la sensazione illusoria di una città più sicura, solo perché ti senti libera di andartene in giro da sola fino a tardi. Milano d'estate è ammirare un abito semplice che cade a pennello su quello schianto di ragazza, peccato per le scarpe da tennis così grossolane. Milano d'estate è provare tenerezza per gli anziani che salgono a fatica sui mezzi pubblici, piegati ma non spezzati dalla calura urbana. Milano d'estate è chiudere gli occhi e immaginare la sabbia sotto i sandali aperti invece del cemento e della polvere. Milano d'estate è la solitudine che diventa ancora più intensa, perché d'inverno si è legittimati a chiudersi in casa al calduccio davanti alla tv, mentre adesso l'aria tiepida ti sussurra nelle orecchie dolci tentazioni e occasioni mancate.

Al volo sul LadyK • 23/06/2006 12:44 •_• commenti (29)

Lo confesso: sono una di quelle che trova divertente partecipare alle presentazioni stampa. Soprattutto per guardarmi intorno e stilare acute e pungenti osservazioni sull'abbigliamento altrui, sull'umana varietà, sul beveraggio e sul buffet. E se andrò in purgatorio per questo, pazienza. In special modo mi piace farlo con A., che ha lo spirito critico effervescente di chi prende la vita con ironia. Ce n'era uno giusto ieri al Just C@valli; decidiamo però di fuggire all'occasione per starcene in pace a chiacchierare in un posto più tranquillo.
Ma al mondo dei pr milanesi non si sfugge. C'infiliamo al Di@na, dove speravo di godere del fresco giardino esterno (evitando - illusa! - le zanzare), e guardacaso anche lì presentano qualcosa: i risultati di un concorso fotografico sulla "coppia romantica". Pure noi sembriamo proprio due fidanzati di vecchia data, peccato ci manchi un dettaglio non trascurabile. Mentre mescoliamo confessioni intime a voti del tutto personali sui vestiti dei presenti, ci troviamo a sorseggiare una bevanda gialla (troppo) alcolica; intorno, ronzano personaggi alquanto pittoreschi e qualche PIP (Poco Important Person) ansioso di essere riconosciuto e fermato. Fotografi e giornalisti con telecamera e microfono intervistano di qua e di là; il mio amico mi dice che un giorno mi vuole vedere così, al centro dell'attenzione, quando finalmente mi deciderò a pubblicare un libro (che però devo scrivere d'inverno, perché d'estate si vive). Il bello è che lo dice da un sacco di tempo, e ci crede davvero.
Una squadra di camerieri vestiti di nero serve brodaglie e stuzzichini un po' troppo pesanti, ma la gente ci si butta come a una mensa di panequotidiano. Io e A. ce ne stiamo seduti sulle poltrone in paglia ad osservare il "panorama", insieme ad un gruppo formato da tre ragazze e due maschi visibilmente gay (uno, in pantaloni e camicia bianca, si fa aria con un ventaglio zebrato). Una simpatica barista di una certa età ci prende in simpatia: arriva con un piatto di focaccine protetto da un tovagliolo, per riuscire a fare più di due metri senza essere assalita, e ci serve direttamente dalla nostra postazione. Fa il giro più volte, così noi snobbiamo gentilmente gli altri camierieri: la sentiamo dire "Loro prendono soltanto da me!". A. si è alzato prestissimo e si vede che è un po' stanco; apprezzo ancor di più la sua volontà di passare la serata con me. Sono le nove passate quando scivoliamo fuori dall'hotel con il souvenir della serata: un portafoto in pelle verdina fuori e giallino dentro, con lo spazio per due scatti. M'immagino noi due tra vent'anni, con le rughe (poche), le stesse facce da schiaffi e in mano un cocktail di lunga vita.

(Questo era per dire che in-cuor-mio riparte da qui e riparte da me. Perché io, altro non so essere.)

Al volo sul LadyK • 22/06/2006 12:55 •_• commenti (34)
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