Sono tornata, ma in modo diverso da come sono partita. Parlo del mezzo (è una lunga storia, poi magari ve la racconto, anche se uno scomodo testimone mi ha tolto il gusto dello scoop), non dell'umore: quello me lo sono già rovinato di nuovo. È bastata per 2 minuti la dolce e affettuosa vocina della mia genitrice, a gridarmi dall'altra parte del telefono che sono una pazza da psicanalisi (quando si dice "ogni scarrafone è bello a' mamma sua", eh?) a rovinare di nuovo il mio relax. Nel frattempo per fortuna, avevo già chiamato i soccorsi, che se non sono in grado di darmi la felicità però almeno mi distraggono un pochetto. Anche lo strudel che sta cuocendo nel mio forno (uno dei pochi cibi attualmente contenuti nel mio freezer) potrebbe dare una mano. Tempo di meditare ne ho avuto fin troppo in vacanza, anche se non l'ho utilizzato tutto. Molto, di tempo, l'ho investito nell'ozio. Tra poco incasserò gli interessi.

Al volo sul LadyK • 30/07/2006 17:29 •_• commenti (12)

È stata dura, anzi durissima, un'impresa poco meno che titanica. Molto ma molto peggio che lavorare. Per una povera ragazza come me, che vuol partire da sola e subito, scegliere una meta (e trovarla disponibile) è un dramma. Mica si può più andare a casaccio, improvvisare: ovunque c'è il pienone (ma quanti diavolo siamo?!). O magari si potrebbe, partire con lo zaino in spalla: con lo spirito giusto, ma i tacchi alti e gli abiti da sera vanno lasciati a casa. Detesto le agenzie viaggi, e dovrebbero specializzarsi in vacanze per single. Ho masticato tensione, scovato problemi e fregature, valutato pro e contro di ognuno dei possibili viaggi trovati (pochi, per la verità, nella seppur quasi sconfinata offerta sul web). Ho offerto ai miei colleghi esilaranti perle di non-conoscenza geografica (tipo quando stavo per prenotare a Pantelleria, dove ci sono esclusivamente spiagge laviche rocciose, io che detesto gli scogli). Ho quasi comprato un biglietto per le Mauritius, ma non ho il passaporto, e poi alla fine non me la son sentita (poi tanto non è la stagione migliore per visitare l'Africa). Sarò vecchia dentro? Avrò troppe paure? Probabile. Anche se non volevo (giuro!), ho dovuto "ripiegare" sulla Sardegna (dovevo prenotare entro ieri, per forza di cose, visto che parto sabato). Che poi, mi sono ricordata (solo pochi minuti fa) che è la stessa zona dove andai una quindicina d'anni fa col mio ex. Forse a giorni troverò le meduse, dice il mio collega, ma fa niente, non si può avere *tutto sotto controllo*. Infatti non so proprio come mi troverò. Non ho delle belle sensazioni e non so perché, ma spero che il destino sia buono con me.
Alla peggio, l'epilogo sarà questo qui:

Al volo sul LadyK • 20/07/2006 17:53 •_• commenti (23)

Best things in life are free.
Piangere fa bene all'umore (se non diventa un'abitudine o non è una terribile necessità quotidiana, è ovvio). Piangere è uno sfogo salutare e non c'è un bonus di volte da consumare nella vita: non temete di superare il limite. Lo so che dopo ci si sente stanchi, ma va bene, è come fare una terapia. Io piango abbastanza facilmente, non mi faccio molti scrupoli, ma ricordo una volta - chissà perché - l'effetto positivo di una "lacrimata solitaria". Sono passati circa 20 anni: avevo dato una cena per i miei colleghi (che conoscevo da tantissimo) in casa dei miei genitori, mentre loro erano in Toscana per i soliti due mesi. Però quella sera avevo scoperto che Lucia e Davide si erano baciati. Io ero innamorata di Davide da un bel po', ma non ero né filiforme né complicata, per cui non gli piacevo. Eravamo "solo" molto amici. Lucia era un'insicura arrivista, di Davide non gliene frevava nulla, ma le piaceva l'effetto che aveva sugli uomini il suo sbattere le ciglia mascarate e lo svolazzare civettuolo della sua gonna. Tra loro non ci fu più nulla, dopo quella volta. Anche Lucia era una mia amica (almeno credevo). Però io ero devastata dalla notizia, anche perché fu lei a dirmelo, lei che sapeva dei miei sentimenti e mi aveva spronata a confessarli a lui (mesi prima gli avevo fatto una dichiarazione d'amore, in pratica). Mentre lavavo i piatti mi feci un pianto pauroso, come capita parecchie volte, di quelli che ti rivoltano lo stomaco e il cervello. Dal giorno dopo mi sentii molto meglio. Più forte, serena, determinata, chiarita, risolta, e l'effetto durò un bel pezzo. Davide era ancora mio amico, e per un po' anche Lucia. Stasera mi sento esausta.

Al volo sul LadyK • 20/07/2006 00:35 •_• commenti (18)

Informazioni incoerenti e in ordine sparso
No che non sono ancora tornata a casa. Non ci vorrei nemmeno tornare (domani), mi sembra di essere via da un mese. Invece son solo 5 giorni. Domani poi anche solvere una grande responsabilità verso me stessa. Intanto ho comprato un costume nuovo tutto colorato, D&G al 75% di sconto, Rinascente di Firenze. A proposito di shopping: mi sento come quelli che vanno in giro per il mondo inseguendo le eclissi solari. Io, invece, mi muovo per l'Italia per presenziare al primo giorno di saldi. Che figata è entrare da Guess (qui ce ne sono addiritura due!) e trovare tutte le cose che a Milano sono già esaurite da mo'? E comprare, finalmente, la magliettina nera con la scritta di strass che tanto desideravo? Eh? Son cose.

A parte questo, eccovi le info di cui sopra.
1) C'è gente che si sposta da ogni città d'Italia per vedere Arezzo Wave. Io sono ad Arezzo e ai concerti non ci sono potuta andare, però li ho sentiti dal giardino dei miei zii. Anche dalla finestra di camera, di notte, mentre cercavo di dormire.
2) Sono stata tre giorni interi senza comprare niente (se non un pacchetto d'assorbenti) e ho preso il sole (una volta) senza abbronzante. Il mio decolleté non ringrazia.
3) Mia cugina c'ha la Vespa nuova, proprio come quella della Ca. E ora ho capito perché la sua figliolina di 4 anni (di mia cugina, non della Ca) continuava a chiedere "Un zirino! Daaai, un altro zirino!
4) Sto facendo un corso da "passeggera di motorino" e non me la sto cavando male. Ho persino imparato che non è fondamentale attaccarsi - con tutta la forza che si ha in corpo - alle maniglie laterali per non cadere: l'importante è il baricentro.
5) Andare in Vespa è una figata.
6) Andare in Vespa con la Ca è una figata e la Ca è figa.
7) Andare in Vespa per il lungarno è una figata.
8) Anche la macchina decappottabile non è male, in fondo.
9) La porchetta va cucinata per benino altrimenti delude.
10) Nella stessa sera abbiamo: mangiato una grigliata favolosa in una casa di campagna non da meno, con un'arietta né troppo calda nè troppo fredda che mandava via l'odore di brace; ascoltato cantare un amico che imitava Vasco Rossi ma (da "fuori") sembrava Pupo; attraversato la città per spostarci da una periferia all'altra e raggiungere una festa all'aperto (almeno 3 ore tra andata e ritorno); visto l'alba; mangiato brioche strepitose alle 6 del mattino.
11) I poliziotti di Firenze, pure se stai in due in motorino ma non potresti ancora, pure se non c'hai il casco omologato, pure se stai percorrendo una strada preferenziale annunciata più e più volte da evidente cartellonistica, se gli dici che stai "andando a prendere il gelato" sorridono e ti lasciano andare. (Se qualcuno ricorda il precedente episodio, comprenderà il progresso, ndk).
12) Col casco è inutile preoccuparsi della messinpiega. Il casco non è inutile, invece.
13) Esiste un gusto di gelato che sa di latte condensato, ma lo fanno solo qui e in un solo posto. Come potrò farne ameno, ora che l'ho provato? Come?!
14) Io e la Ca cerchiamo urgentemente un fidanzato con referenze, ma che non si faccia troppe illusioni perché non è detto che duri: siamo tipe esigenti e complicate.
15) Desidero ringraziare pubblicamente la mia meravigliosa amiCa per queste boccate d'ossigeno che periodicamente mi concede. Senza, schiatterei di certo.
16) Non ho chiamato A. nemmeno una volta da giovedì (gli ho mandato solo sms e mms), anche se pare inverosimile.
17) Diciassette è oggi. Diciassette son le cose che forse mi son dimenticata di trascrivere. Mi sono pure scordata che prima di partire non stavo tanto bene. Diciassette sono gli euro che mi rimarranno in tasca se non la smetto di spendere. Buon diciassette a tutti voi.

Al volo sul LadyK • 17/07/2006 17:00 •_• commenti (18)

Greetings from Tuscany

Al volo sul LadyK • 13/07/2006 21:50 •_• commenti (7)

Detesto quando chiedo due o tre gusti di gelato in ordine d'importanza (e quindi di sequenza), e mi mettono quello preferito in cima invece che sul fondo della cialda. È il primo ad essere servito che rimane dentro al cono, quindi più a lungo sul palato (beati i primi perché saranno gli ultimi). Preferisco sempre la crema, con eventuali varianti: al croccante, alla zuppa inglese, alla vaniglia, ecc ecc. Io, sui dolci, non transigo: certi peccati van fatti con tutti i crismi, cioé abbondanti e senza (tanti) freni.

Al volo sul LadyK • 12/07/2006 14:04 •_• commenti (20)

Alle quattro ho appuntamento col dermatologo. Dicono che sia piuttosto belloccio, e io devo fargli vedere una specie di neo. Il neo sta sulla schiena, vicino alla fascia del reggiseno. Dovrò togliermi la canottiera, per forza. Non ho messo un reggiseno "sexy", perché d'estate i pizzi non vanno bene, si vedono sotto le magliette e fanno tutti i bitorzoli. E poi sono sexy anche con un reggiseno neutrale, liscio, color carne, tié. Ma poi, chisseneimporta. Spero solo che non me lo faccia togliere (il neo, non il reggiseno). Figurati se adesso ho voglia di fare la trafila in ospedale. No, io vorrei sdoppiarmi, mai come in questo momento: io me ne andrei da domani a fine agosto in una casa sulla spiaggia in un posto dove non piove quasi mai, e se piove lo fa piano e smette subito. Con tanti libri, cibo prelibato e buona compagnia. L'altra me, dovrebbe ritrovare la determinazione e le capacità decisionali di un tempo, prendere in mano la sua vita e risistemarla per benino: dal suo appartamento all'acquisto della macchina. Che poi, così, potrebbe annaffiarmi le piante sul balcone. Poi, a settembre, ci si potrebbe rifondere e tornare una: rilassata, in forma, scattante e con tutte le cosette pronte, l'auto giù in strada e la poltrona al posto della scrivania da computer. Altro che metterci una pezza.

Al volo sul LadyK • 11/07/2006 10:58 •_• commenti (16)

Nel pomeriggio di ieri sono in centro per cercare un regalo alla mia bis-cugina. Alle quattro ci saranno almeno 100 persone davanti al maxi (?) schermo in piazza Duomo e gli strombazzi aumentano di minuto in minuto; dopo due ore la folla è raddoppiata e una corolla di gente siede tutt'intorno il basso marciapiede davanti a Sisley. C'è già un sacco di polizia a controllare le transenne. Io avrei appuntamento lì con degli amici per l'inizio della partita ma, detto tecnicamente, "mi caco sotto": tra la prospettiva di prendermi una bottigliata in testa e quella mangiarmi un gelatone al fresco davanti alla tv, decisamente scelgo la seconda. Prima dell'inizio, pulisco i pavimenti che ho una casa che si vergogna di me. Durante il primo tempo prendo la bici e, nel canonico assoluto silenzio, vado da mia madre a farle vedere il completino che ho scelto per la sua bisnipote. Mi accorgo con stupore che persino lei ha girato su Rai1 (l'unico evidente motivo è che in tv non c'è altro). Mangio una porzione anche del suo gelato perché non ho voglia di cucinare e Italia-Francia sono ancora pari. Mentre si levano urla-falso allarme dal piano di sopra, torno a casa mia prima che faccia buio. La partita non la guardo, per scaramanzia: giro solo ogni tanto per controllare se quelli seduti fuori al bar sotto la mia finestra fanno casino per motivi concreti. C'è una luna piena favolosa. Durante i rigori pulisco i fornelli (nella mia ignoranza calcistica, non so nemmeno perché devono metterne in rete 5) e ogni tanto m'affaccio alla tv. Vedo i due goal finali; persino i macchinisti dei treni che passano sul ponte vicino a casa mia suonano per festeggiare (radio o cellulare?). Dopo pochi minuti s'innesta il mastodontico meccanismo degli strombazzi di felicità che andrà avanti per ore: io sono contenta per chi è contento, anche se in cuor mio continuo a non capire e rimanere puttosto fredda. In questi casi penso agli incidenti, a chi, per far baldoria, ci rimette la pelle o comunque qualcosa d'importante, o a chi sta giocando in qualche altro tipo di torneo. Mi fa ridere di gusto il cronista di piazza del popolo che appare in diversi TG, sballottato qua e là dai tifosi mentre cerca disperatamente di finire una frase, alzando la voce. Leggo un po', mi ripeto "ancora 5 minuti" per circa tre volte, ma poi mi accorgo che è l'una e mezza e mi costringo a spegnere tutto. E in un attimo è già oggi.

Al volo sul LadyK • 10/07/2006 12:54 •_• commenti (8)

Amica A: «Lo sai, a me non interessa scopare tanto per scopare, se non c'è altro...»
Amica B: «Fai male! Se il sesso lo consideri così, gli togli importanza. Dovresti imparare a godertelo anche da solo. Impareresti ad apprezzarlo!»

Al volo sul LadyK • 06/07/2006 15:06 •_• commenti (15)

[Non c'ho capito molto sulle previsioni di "probabili temporali sparsi sul lombardo": piove oggi? Pioverà domani? Per sicurezza, visto che nel pomeriggio esco (e non torno fino a domani) ho messo i pantaloni lunghi e le ballerine (con tacchetto e punta, però). Sono già pentita, ma ormai. In ufficio infilo gli infradito di scorta, omaggio di qualche femminile dell'anno scorso, sebbene siano rosa e non facciano pendant col mio abbigliamento. Bevo il caffé con le colleghe e ci raccontiamo dei nostri voraci appetiti prima del ciclo (parlo di cibo): io ci sono dentro in pieno e stamattina mi son sbafata due fette di pan carré ai 5 cereali con marmellata d'arance, una porzione di mele cotte, caffé, due cucchiaini di nutella. Per non parlare del chilo di zucchine in padella, che mia madre m'ha fatto trovare pronte dopo la palestra ieri sera, sparite in dieci minuti. Quindi, occhio: SPM in arrivo. Per il resto, sono in attesa: di poter comprare un biglietto aereo, di aver tempo di guardare i giornali sulla scrivania, di ritirare gli esami del sangue, di fare un incontro che mi "cambierà" (temporaneamente) la vita. Come passa il tempo, mentre si aspetta.]

Al volo sul LadyK • 06/07/2006 10:57 •_• commenti (10)

Come qualcuno di voi sa, la mia auto (un po’ anziana ma perfettamente funzionante) è ferma perché per usarla dovrei fare un passaggio di proprietà (da mio padre a me) che non ho mai fatto. A maggio ebbi uno sfortunato, piccolo incidente (colpa di uno che m’è venuto addosso in retromarcia a velocità spropositata) e presi una salatissima multa per il mancato trapasso. Visto che il valore della macchina è inferiore al costo dell’operazione, sono in attesa di comprarne un’altra (ovvero: sceglierla) e dare via questa.
La LadyMobile è parcheggiata - da ormai due mesi - a due fermate di tram da casa mia, in uno sterrato dove non c’è lavaggio strade. Ogni tanto ci butto un occhio quando sono su mezzi pubblici che fanno quel percorso, ma non la muovo mai. Ieri sera ci son passata davanti mentre stavo sul Radiobus: c’era solo lei, circondata da cartelli di rimozione forzata e nastri bianchi a righe rosse dei lavori in corso. Sono tornata indietro a piedi (mezzanotte e mezza, strade semioscure e semideserte) per controllare: dalle 7,30 di stamattina, divieto di sosta. Considerando che è un mese che non la metto in moto, ero certa che non sarebbe partita. Non avevo grandi speranze. L’ho pregata silenziosamente di fare un piccolo miracolo, che non avevo scelta (chi avrei trovato per caricare la batteria prima di quell’orario da galline? E che paura, tornare sui miei passi da sola sfidando gli approci degli automobilisti), in nome dei bei vecchi tempi. Quando è partita (pure in riserva) mi sono quasi commossa. Sono arrivata sotto casa e ho baciato il volante senza farmi vedere dai due passanti. L’idea della mia Peujeot sotto i pesanti artigli della demolizione mi mette i brividi. Le auto hanno un’anima?

Al volo sul LadyK • 04/07/2006 17:59 •_• commenti (19)

I miei sospetti erano fondati: la tristezza ha un peso specifico. Un chilo e mezzo circa, nel mio caso. Se è vero che l'anima pesa 21 grammi, è facile rilevare quanto l'umore incida sulle prestazioni fisiche e sul metabolismo. Certo, quando perdiamo l'anima siamo ormai deceduti, kaput, fine dei giochi, mentre la tristezza ci assilla in vita. Fa differenza? Evidentemente, altrimenti un kg di piombo peserebbe più d'un kg di piume. Senza tirare in ballo scienza, fisica ed esoterismo, posso dire con certezza che da quando ho deciso di prendere atto del mio stato d'animo, affrontarlo e magari capovolgerlo, il numero sulla bilancia è tornato alla normalità. Perché 1500 grammi possono sembrare un'inezia, e obiettivamente lo sono: ma per come ho imparato a conoscere e gestire il mio corpo nell'ultimo anno e mezzo, sono un segnale forte.

Tutta di Guess mi voglio vestire
Ma parliamo di cose importanti. I saldi, per esempio. Della serie: sangue, sudore e lacrime. Della serie: dimmi in quale negozio entri per primo e ti dirò chi sei. Prendi la rincorsa e t'infili da Zara appena apre? Hai cieca fiducia nella multinazionale spagnola e sei convinta che, con poca spesa, sarai adeguatamente abbigliata per ogni occasione. H&M? Neanche a dirlo: sei giovanissima/o, hai un budget molto limitato e sai portare con disinvoltura gli economici e modaioli "straccetti" del colosso svedese. D&G, Cavalli & c.? Sei gay oppure hai tanti soldi da spendere, e pensi che qualsiasi sacrificio (come fare la coda sotto il sole cocente) valga la pena per conquistarsi l'ambito feticcio. Prada? Abiti in via della Spiga e dintorni o sei giapponese. Lo spaccio di roba firmata (il Salvagente fa il 40%, slurp!)? Hai tanto tempo da investire, però hai le idee chiare e "ne sai". E via così.
Io, quest'anno, ho scelto d'investire tutte le mie forze (almeno quelle iniziali) sul mio personale must del 2006: Guess. Che non fa esattamente vestiti da ufficio, e questo potrebbe essere un'aggravante: non mi sto continuamente lagnando che non ho sufficienti occasioni mondane per sfoggiare il mio guardaroba da sera? Eppure, ho deciso di fare e strafare: i pretesti li andrò a scovare o me li inventerò.
Per la cronaca, sono le 11 di sabato mattina (non ce l'ho proprio fatta a sbrigarmela prima) e arrivo in San Babila a bordo della mia superbici. Davanti al negozio non c'è fila, bene. Dentro però c'è più gente di quanta mi aspettassi e un caldo soffocante (l'aria condizionata non funziona quasi per nulla) che rende l'operazione di ricerca ancora più faticosa. Proprio non so da dove cominciare: dagli stand con i pantaloni (il mio, pagato a prezzo pieno, è lì in bella mostra e pure della mia taglia, grrr)? Dai top? Dalle t-shirt? Ecco, avventuriamoci sul bancone coperto alla rinfusa di ogni genere di maglietta. Purtroppo, di quella col logo in strass che ho lumato tutto l'inverno è rimasta solo una misura troppo piccola. C'è solo la versione micro canotta che poi scarterò, pentendomi successivamente. Giro su me stessa e raccolgo ogni genere di capo d'abbigliamento che possa sembrarmi lontanamente papabile. Arrivo ai camerini con le braccia pesanti, i vestiti che mi scivolano da ogni parte. Anche lì c'è da aspettare - mentre la schiena e la fronte s'inzuppano copiosamente - almeno una ventina di minuti, che abbondantemente farò scontare a chi viene dopo di me, visto che devo provare un sacco di roba. Qualcuno mi bussa anche, ma me ne frego. Quando esco (perdendo anche un bottone dei pinocchietti che indosso, strappato da una gruccia che brandisce una ragazza in attesa) devo fare una cernita. Uno dei commessi (credo sia sardo: l'avevo visto con A. tempo addietro) mi viene incontro sorridente (incredibile!) e mi chiede se può aiutarmi. Probabilmente mi odia, ma lo nasconde bene. "Lei c'è da tanto, vero?" (dev'essere per forza sardo: storpia i verbi come il mio amico), mi domanda, e non so se lo interpreta come un segno di dedizione o di follia. Ne approfitto per porre la stessa speranzosa richiesta (o supplica?) che ho posto a una commessa poco prima, senza risultati concreti: c'è ancora la microborsetta che bramo da almeno due mesi? Lui me la trova e io gioisco. Ciò che si salverà dalla (troppo) veloce selezione, saranno: due magliette nere di diversa fattura, un pinocchietto marrone lucido stropicciato, un favoloso top ghepardato, un altro nero con macchie d'oro, un vestito nero irresistibile, aderente, elastico, un po' bustino e un po' pizzo, e la borsetta, naturalmente. (Ma non ho ancora finito: stasera torno a vedere cosa è rimasto, anche se ormai ho speso un terzo del budget prestabilito.) Visto che il bancomat non funziona e le banche sono fuori uso, pagherò tutto il pomeriggio dopo una pausa pranzo ristoratrice dalla mamma.

Faccio un salto da Replay, da D&G quando ormai la coda è smaltita (ma non vedo niente di esaltante: forse hanno già comprato tutto?), il resto dei negozi li lascerò per le prossime settimane. Ho una grande tentazione, ancora, che mi ronza in testa, e vado diretta al mio obiettivo quando ormai è pomeriggio inoltrato. Sbircio. Entro. Chiedo. Indosso. Miro e rimiro. Cammino avanti e indietro. Ci penso. Non resisto. Ed esco coi piedi che brillano (e non solo quelli).

Al volo sul LadyK • 03/07/2006 13:06 •_• commenti (17)
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