Cammino sopra i cocci rotti con un paio di zeppe altissime che mi proteggono dalle schegge, cercando di fare meno rumore possibile. Guardo a destra, a sinistra, ma soprattutto davanti. A ciò che mi sta dietro dedico un'occhiata forse troppo fugace, giusto il necessario per ricordarmi della strada già percorsa. Non sono cambiata e non ho cambiato idea, sono solo più consapevole. Come prima, non temo i miei errori né li rinnego. Come prima, privilegio la spontaneità e i sentimenti veri, qualunque essi siano. Alcune recinzioni le ho bucherellate e ci sono passata attraverso, altri muri li ho scavalcati vincendo la vertigine del salto, su qualche ostacolo mi ci son seduta mentre meditavo per trovare una soluzione. Inciampare non mi fa paura. Le cicatrici e le bruciature? Ormai non temo più un corpo imperfetto: lo posseggo. Quando incontro uno specchio ne approfitto, lo lucido e mi osservo. Quando incontro una persona interessante ne faccio tesoro. Parlo, ascolto, e vorrei capire tutto d'istinto, senza rifletterci, senza pensare troppo. Guerra, pace, competizione, salita, caduta, amore, delusione, guadagno, perdita. Tregua.
Apro la home page del Corriere per coprire le vostre pagine (perdonatemi se non commento, ho dormito poche ore - no, non per l'ansia - e sono dislessica in tutte le sue forme), ma c'è una brutta notizia via l'altra. Per non parlare del fatto che non c'è mai stata vita su Marte, e che ritorna il miniabito a palloncino. Indosso le scarpe da tennis. Bianche. Comode. Non è un buon segno: vuol dire che non posso permettermi di scivolare sul bagnato, e non solo perché è lunedì e piove. Sono incastrata in una rete di situazioni spinose, in cui è richiesta una caratteristica che non ho mai sviluppato appieno: la diplomazia, questa sconosciuta. Quando la furbizia scarseggia (e io, ahimé, ne sono sprovvista), ricorrere a saggezza e all'utile autocontrollo è cosa buona e giusta. Non mi rimane che un corso di teatro, per imparare a mettere una pezza qui e una là, quando le cose non sono risolvibili né si può essere sinceri al 100%.
Ognuno ha le sue forme di protesta, che a volte vanno controcorrente rispetto a quelle istituzionali. C'è chi sciopera e chi viene in ufficio perché ha usato il suo proprio cervello. L'estate finisce - ufficialmente - oggi, e se il cielo vuole opporsi è libero di farlo: che parli subito o mai più (massì, anche domani va bene). Stanotte ho sognato che dalla bocca mi usciva un enorme insetto nero e lucido (laccato, come le scarpe e le borse che vanno di moda questa stagione) e che mi rubavano il bancomat e la postepay per la seconda volta di seguito. Si sa: di questi tempi, una donna senza l'indipendenza economica non può nulla.
(Post corto per agevolare la Ca che ha molto da fare e non c'ha tempo)

SEVILLA E... (parte 1°)
CIBO
Buone e golose le tapas, per carità, ma è come fare l'aperitivo tutti i giorni a base di stuzzichini conditissimi e saporitissimi (risultato: stomaco e gengive in fiamme fin dal secondo giorno). Anche l'insalata te la servono che già galleggia nell'olio, e l'olio stesso - se non specifichi che desideri la mantequilla, cioè il burro - te lo portano anche a colazione col pane tostato.
Mai riuscita a mangiare un frutto (né a vederlo “dal vivo”, tranne i mandarini che maturano sugli alberi in ogni dove). Carne, carne, carne e pesce fritti, rosolati, mescolati ad altro e mascherati dietro nomi incomprensibili. Il caffé è buono e bollente come piace a me, ma costa 1 euro e 50 ovunque. E uscire dall'hotel dopo le 10 con lo stomaco che brontola e fare il giro del quartiere per trovare il bar più "indicato" è un po' snervante. D’altra parte, è il prezzo che si paga se vuoi desayunar all’aperto, sotto uno splendido sole.
ARCHITETTURA &...
Ora però sembra che io voglia parlar male di Siviglia. Nossignori, non sia mai! Questa città andalusa è un gioiello. Solo nella piazza centrale ci sono ben due costruzioni immense e talmente ricche di elementi decorativi che l'occhio umano non potrà mai coglierli tutti in una vita sola. Camminando per una strada qualunque, t'imbatti facilmente in qualche palazzo di imperiosa bellezza tra due condomini magari più modesti, e chissà dentro cosa c'è. A volte mi sembrava che avessero mescolato Palermo, Firenze e Mikonos. E le splendide chiese? Beh, ne è piena la città (peccato che molte siano sempre chiuse e non visitabili). C'è pure la Madonna sorridente, col vestito bianco a fiori e i capelli frou frou che sembrano arricciati coi rullini. Le due vie principali dello shopping (una si chiama Sierpes, e posso capirne il motivo) sono piccole e accoglienti, come il nostro quadrilatero della moda ma senza i negozi di lusso (più che altro, una lunga sequela di H&M, Zara ecc. e loro cloni spagnoli).
CARTOGRAFIA
Siete tutti a conoscenza della mia totale mancanza di senso dell'orientamento. Ma a Siviglia... c'è di più, anche se io l'ho presa come una sfida personale (quasi sempre persa). Tu studi un percorso sulla mappa e ti sembra lontanissimo, una lunga striscia bianca disseminata di trappole e imprevisti, invece in 10 minuti sei arrivato. Guardi un indirizzo che pare a poche centinaia di metri e invece è dall'altra parte della città. Io ho elaborato una teoria: le strade si allungano e si stringono a loro piacimento solo per farti dispetto e divertirsi alle tue spalle. Non c'è altra spiegazione. Le viuzze che partono dalle plaza sono disegnate in un certo modo, di per sè già complicato da decifrare (spesso sono a zig zag ed è difficile capire se e quando finiscono). Ma non solo: nella realtà, dopo che hai studiato la cartina e deciso da che parte andare, ruotano intorno alla piazza come le stecche di un ventaglio intorno al perno, mischiandosi a casaccio. Così ti ritrovi a fare il giro dello stesso quartiere decine di volte, ed è inutile prendere i vari bar come punto di riferimento: anche loro cambiano posto. Quindi a Siviglia si cammina, cammina, cammina, cammina. Io ho consumato un paio di sandali (e per fortuna la mia amica mi aveva avvertito che le strade sono disseminate di sanpietrini e pavimentazioni impervie) e - spero - tutte le calorie ingurgitate con le tapas. E mi sono persa dalle tre alle sei volte al giorno, ma è un modo per conoscere gente: gli uomini si fermano e ti chiedono se hai bisogno d'aiuto.
(Continua)

La prima cosa che ho fatto appena entrata di nuovo in casa mia, ieri, è stata aprire la valigia e lavare tutto quello che andava lavato (ho visto che ieri ha piovuto, quindi le piante non avevano bisogno di un mio immediato intervento). Poi, approfittando del pomeriggio caldissimo (fino a che il cielo non si è ricoperto di nuvole) mi sono fatta doccia e capelli e sono andata in centro per ritrovare un po' di me stessa nella mia città. L'esperimento non è riuscito granché bene. È andata sicuramente meglio quando mi sono procurata una dose da 6 (persone) del mio gelato preferito, una delle cose che più mi sono mancate a Siviglia (dove una singola pallina di un'insoddisfacente pastrugno apparentemente simile al cibo degli Dei - dico io - costa la bellezza di 1.80 o anche 2 euro). Ho sentito gola e pancia fare la "hola".
(Seguirà racconto più dettagliato)
Vamos a tapear
(ma per favore, non ditemi "buon viaggio"!)

Una decisione presa per piacere può considerarsi necessaria? Può darsi di no (può darsi, beninteso: è tutto da verificare), ma senz'altro è in qualche modo giusta. Lo è per quella persona in quel momento, specie se non la manda sul lastrico, se non fa male a qualcun altro, se non le incasina troppo la vita. E anche se interferisce con gli equilibri cosmici, è così che dev'essere. Voglio dire: se io parto per un viaggio e l'aereo schianta, quello non è un "errore di valutazione", ma uno scherzo beffardo del destino (come il tizio di "Ironic" di Alanis Morrissette). E se invece arrivo sana e salva a destinazione, poi lì - mentre passeggio per strada - incontro un uomo fascinoso che m'invita a cena, e magari non è nemmeno un maniaco assassino né un ladro, quello è un (benevolo) caso.
Comunque, io davvero non so cos'ho fatto di male nella mia vita precedente per vivere con l'ombra perenne di una persona che mette in discussione tutte le mie scelte, anche le più personali e innocue. Anche se ora sono grande (eccome), anche se non dovrebbe più interessarle, anche se dovrebbe aver capito che ho un'intelligenza mia personale - lo so, c'è da non crederci! - in qualche modo valida e funzionante-funzionale
Voglio dire: io aspiro alla serenità (perché solo un folle potrebbe rincorrere la felicità, e io non sono abbastanza pazza - purtroppo - e me ne dolgo), il che non è obiettivo facile. E così, diventa ancora più faticoso. Ma io non mollo.
È che oggi sono talmente annoiata che non trovo le parole.
Tra otto giorni a quest'ora sarò a Siviglia, dove attualmente la temperatura si aggira intorno ai 40°. Questo semplifica la preparazione del bagaglio e lo alleggerisce un bel po’, ma non risolve un problema fondamentale: la mia conoscenza dello spagnolo si ferma a cinque parole scarse. Urge un corso accelerato presso la mia amica argentina, che mi consentirà almeno di arrivare dall’aeroporto all’albergo. Quello che ancora non ho digerito è l’orario di apertura dei negozi: in Andalusia se la prendono parecchio calma.
Per il resto, solita gente che va, solita gente che viene. Una mia vecchia (ma d’età più giovane di me) fiamma, che si fa viva una volta all’anno, ha chiamato giusto ieri. Il più grande collezionatore di 2 di picche (almeno del mio ultimo decennio), ha incassato l’ultimo tre giorni fa. Le amiche son tornate, a parte Picasso che mi aspetta in Spagna. E pure A. - un classico per tutte le stagioni - ha ricominciato a farcire e decorare le mie giornate. I tram sono di nuovo pieni e si preparano gli scioperi. Il conto in banca si assottiglia a velocità impressionante. Ho già comprato gli zoccoli che impazzeranno quest’autunno (a metà prezzo). Abbiamo l’insonnia da cambio di stagione, la pancia gonfia, l’abbronzatura che si stinge e lascia intravedere tracce di occhiaie, le spese di condominio con tanto di conguaglio, e tanto altro ancora. Insomma: non ci facciamo mancare niente.

Joe Falchetto, tanto tempo fa, era un deodorante per auto. Il primo che comprai quando presi possesso della Peujeot* di mio padre. Fu subito chiaro che relegarlo a semplice "profumatore" era restrittivo (che poi, in macchina non facevo fumare nessuno). Anche dopo aver esaurito la sua funzione primaria, Joe - tutt'uno con la sua utilitaria azzurra - è rimasto sul cruscotto, alla mia destra. Sempre. Un copilota perfetto, attento e pronto a reagire. Ad ogni curva che imboccavo troppo veloce, strisciava da una parte all'altra a tutta velocità. Ogni tanto scivolava sotto il sedile, ed era mia premura riportarlo in alto, davanti al finestrino, dove poteva godersi il panorama esattamente come me.
Joe Cool ora ha 11 anni e ogni sua ruga è un'esperienza. Anche la mia macchina ne aveva viste delle belle. Non sempre belle, ma nemmeno bruttissime, e comunque non l'aveva mai detto a nessuno: si faceva gli affari suoi. In fin dei conti, era una macchina serena. Nel corso degli ultimi due o tre anni era stata un po' maltrattata dagli eventi e da estranei senza cuore né cervello: il tergicristallo spaccato per dispetto, lo specchietto rotto da un'autista malestro, il diffusore dell'aria interna intasato dalle foglie, l'acqua che entrava da chissà dove. Poi l'ultimo incidente, che mi ha portata all'unica decisione possibile. 14 anni non sono poi così tanti per una macchina, ma bisogna vedere come ci arrivi: esattamente come per noi umani.
Alla mia utilitaria piaceva socializzare, e me l'ha dimostrato anche ieri sera: mi ha costretta a fermare sconosciuti in ogni dove (la batteria si è scaricata tre volte) e mi ha fatto guidare per ben 4 ore (per ricaricarla. Punizione o voglia di fare l'ultima, lunga corsa?). Ad ogni modo, non bisognerebbe affezionarsi alle cose. Anche se sono state con te (fedelmente) molto più di certe persone. In fin dei conti sono programmate per farlo, no? La gente invece non ha e non dà garanzie.
Comunque, è andata. Per consolarmi, penso che nella prossima macchina non mi mancheranno servosterzo, aria condizionata, airbag, radio con cd. Ah, e il mio copilota di fiducia, naturalmente.
* Immatricolazione Dicembre 1992 - Rottamazione Settembre 2006
E poi così, tanto per fare per provare per vedere se sono ancora capace, ieri sono uscita con un tipo, tanto gentile tanto caro e devo dire per nulla pesante, uno che si definisce della "vecchia scuola", che non ci pensa nemmeno a farti pagare l'aperitivo e ti accompagna sotto casa, anzi, fino al portone, anzi, fosse stato per lui mi avrebbe portata fin su al mio appartamento, ma non se ne parla proprio, purtroppo. Complimenti a profusione, chiacchiere, qualche wurster di troppo (parlo di quelli nel buffet, maliziosi!), e dai che ci rivediamo, però l'avrà capito che io parlo d'amicizia? È che tendo a essere chiara, quasi brutale se è il caso, non mi va di giocare troppo: l'ho capito che voleva baciarmi, ma io sono scappata via *PUFF* come Cenerentola a mezzanotte, salendo i quattro scalini del pianerottolo arrampicata su dieci centimetri di tacco (quadrato e ben piazzato ma pur sempre ardito). Appena dietro la porta ho messo finalmente a riposo il sorriso, avevo i muscoli del viso tirati, stanchi, provati (e poi anche il cocktail alla mora - buono ma che botta! - rendeva faticoso tenere le fila dei discorsi, e chissà se lui si è accorto che davanti al buffet quasi barcollavo). Un'ora dopo ero già a letto, serena, consapevole, con la bocca secca per il troppo sodio di quei deleteri stuzzichini, colpevole per aver mischiato pane e patate, formaggio con carne, però dai, ho capito che ce la posso ancora fare.

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LadyK • 27/09/2006 17:39