Il portinaio (ma in questo condominio di lusso sarebbe più adeguato chiamarlo "custode") di questo palazzo è un tizio lungo e magro con la faccia cadente che mi ricorda molto Lurch della Famiglia Addams. Visto che il mattino è sempre un momento traumatico, e va affrontato con tutte le cautele del mondo (stamattina ci ho messo un quarto d'ora solo per mettere sul fuoco la macchinetta del caffé), per non subire shock inutili, quando arrivo nell'altrio supero il suo box di cristallo senza degnarlo di un'occhiata. Le giornate di sole mi aiutano grazie al supporto degli occhiali scuri: posso far finta di non averlo visto. La sera invece gli lancio un saluto silenzioso (perché dall'altra parte del gabbiotto non so mica se mi sente) e lui risponde, con la sua aria imperturbabile, reggendosi il mento con la mano. Queste scene si ripetono cinque giorni la settimana, quattro settimane al mese, dodici mesi l'anno da un paio d'anni. Al che mi son detta, stamattina: caspita, sono una che non teme la noia. Sono una che non soccombe sotto la morsa della routine. Ma è una buona cosa? Sarò mica morta e non lo so? Cos'è che mi salva? Secondo me sono le scelte altre, alcune frequentazioni che rompono le regole, quei momenti di sregolatezza e ribellione che spezzano la catena.
Piccola vendetta: ieri il mio direttore mi ha chiesto se m'interessava fare una cosa, gratis. Io le ho risposto che la volevo fare, volentieri, ma pagata. Mi ha guardata per 5 secondi in silenzio, paralizzata, spiazzata. Sono uscita dal suo ufficio tranquilla dicendo di pensarci pure su. Ecco, poi non c'è da stupirsi se mi dicono che sono un'icona gay (anche) perché ho "le palle sotto".
Perché stamattina il 23 ha deviato il percorso e ho fatto tre fermate a piedi con il borsone della palestra in spalla e la pioggerellina insidiosa sul viso. Perché adesso che mi ero decisa a farmi regalare un iPod (40 gb) non posso convertire la mia musica in mp3, visto che il mio Mac non vuole leggere i cd audio. Perché l'ultimo tentativo di agganciarmi ad un lavoro diverso nella mia azienda è sfumato miseramente. Perché il nuovo software che stiamo usando in ufficio provoca tensione alla schiena e rigidità alle scapole. Perché dormo troppo poco. Perché ieri ho trovato finalmente la maglia che mi serviva, l'ho comprata, l'ho lavata per un minuto in acqua fredda e si è stinta. Perché certe innegabili realtà sono difficili da mandar giù, ma prima o poi doveva succedere. Perché non si ha mai ragione al 100% e non ci si raccontano sempre le cose come stanno. Perché l'inverno dovrebbe durare solo fino a Natale. Perché certe volte la vita è davvero faticosa. Perché sì e perché no. Ecco perché oggi non gira.
Uffa.
Che noia.
Che barba.
Sempre tu e io, io e te.
Per fortuna ci sono le lasagne.
[...] Vorrei che meditassi sulla saggezza della scritta che ho visto qualche giorno fa su un paraurti. "Quando è partito, Colombo non sapeva dove stava andando. Quando è tornato, non sapeva dov'era stato. Eppure ha vissuto una grande avventura. Per giunta con soldi presi in prestito. Forse c'è speranza anche per noi". Ci sono buone probabilità che la prossima settimana tu possa portare a termine un'impresa paragonabile a quella descritta dall'adesivo.
(dall'°r°sc°p° di Brezsny)
Mi trovo dentro a questo stato di "leggerezza", da un po'. Ci pensavo, al delicato confine con la "superficialità", e mi chiedevo se può essere tanto dannatamente sbagliato. Un articolo di Gioia diceva che il mondo intero attualmente tende alla leggerezza, dalla tecnologia - che diventa via via più piccola e maneggevole - ai cibi light, per non parlare dell'an°ressia (quella sì che è un problema grave) e del portafoglio sempre più vuoto (eppure contiene più moneta pesante - leggi: spiccioli - che di carta...).
Vivere con leggerezza ti porta fuori strada, in balìa come sei d'ogni colpo di vento? Oppure ti permette di raggiungere obiettivi insospettabili e insospettati anche se mai perseguiti (come dice l'oroscoparo qui sopra)? Ma poi, ha senso farsi certe domande? Io ho realizzato di non aver ottenuto determinate cose perché non mi sono impegnata abbastanza per averle (caspiterina, che scoperta!). Non m'interessavano oppure sono stata troppo pigra? Certo, così non saprò mai se sarei stata in grado o meno di arrivarci. Questo trabocchetto psicologico, però, mi serve per capire che almeno su un paio di progettini dovrei concentrarmi, tanto per non dire un domani "Ma perché non ci ho provato allora?".
Poi c'è questa mia gradevole attitudine al cambiare idea su cose magari più superficiali (mente aperta?), che mi porta a scoprire sempre nuovi particolari di quel che mi sta dentro e fuori. "Passi il verde, ma blu assolutamente no!", dicevo tempo fa riguardo al colore dell'auto (e lo penso tuttora sul tema vestiti). La Matiz usata che sto comprando (e che ha compiuto gli anni il giorno che ho dato l'anticipo) è proprio blu, invece, con bagliori argentati visibili solo a un occhio attento. Se mi fossi fermata alla vernice, oggi probabilmente sarei ancora nervosa e scoraggiata, arenata nel marasma delle concessionarie. Invece dal 6 dicembre, bruuuuummm, via di nuovo per le strade di Milano! Poi vabbeh, sui leggins non sono certa di aver fatto un "giusto" cambio di rotta, però almeno è reversibile. Come molte delle questioni materiali, bancarotta e rughe comprese.
Per qualcuno questo tipo di atteggiamento (o stile di vita) può apparire incosciente e dannoso. Ma a me, che me ne importa? Io sono presa dall'oggi, e mi sembra quasi di non avere un passato, che però è evidente in ogni gesto che faccio, che facciamo. Io sono il mio passato e il mio presente. Peccato che il presente sia così veloce, come i calendari quotidiani di certi film che si sfogliano accelerati. Da Sotty ci ha annunciato di essere incinta son già passati otto mesi, eppure mi sembra ieri. Tutti - chi l'ha provato - dicono che quando sarò zia cambierò, e a me non par vero di poter cambiare ancora, alla mia età. Non vi sembra una bellissima cosa?
Un'altra bellissima cosa è che tra venerdì e domenica sarò negli studi di Crozza Italia e di Glob, come spettatrice. Ho fatto la richiesta come giornalista, ma mi hanno chiamata solo perché han ripescato il mio numero dalle selezioni che feci per il GF, l'estate scorsa. Son soddisfazioni.
Nella foto, un misterioso personaggio che sopperisce al blocco della auto in modo creativo.
Da qualche giorno, nel mio armadio c'è un bel cappotto di finto cavallino rasato color tortora, tanto femminile ed elegante da tirar fuori la "gran donna" nascosta in me. Sotto potrei metterci quel delizioso abitino di seta anni '70 (tutto Z@r@), da abbinare alle scarpe in vernice e - forse - ai leggins che ancora devo comprare (cedo? Non cedo? Vedremo se il mio grasso interno-ginocchia permetterà). Già immagino il trucco e la pettinatura idonei al look. Poi mi chiedo: sì, ma poi dove vado "allestita" in quel modo? Cosa penserà chi mi vede? Farò venir voglia di avvicinarsi alla mia persona o di guardarla da lontano? Anyway, l'uomo del treno mi ha richiamata (non c'ho voglia di cercare il post dove ne parlavo: conto sulla vostra buona memoria) dicendo che "mi tiene sempre nel suo cuore", che sono una delle poche donne intelligenti che conosce ("Ma come sei messo?!" gli ho risposto, dal momento che mi ha vista solo una volta e per poche ore), che vuole venire la settimana prossima per il suo personale derby roma-milano e che deve parlarmi della sua scelta di rimanere single (e toccarmi le tette, suggerisce la mia amica F.). Per me ha qualche rotella fuori posto, ma adesso sono curiosa. Vi terrò informati e darò disposizioni alle mie guardie del corpo di seguirmi in incognito. Una delle mie migliori amiche, da poco convivente con un fidanzato-carceriere gelosissimo del suo tempo, rivedendomi dopo due mesi ha esordito dicendo "Che culo essere single, non sai come sei fortunata!". Non a caso, l'appellativo che mi è stato assegnato oggi è "chiappona" (grazie alla maglia aderente e asimmetrica che indosso oggi, che lascia scoperta una fetta di sedere). Tutto questo mi fa venir voglia soltanto di (continuare a) vivere di ora in ora, anche perché fatico a tenere il conto di quanti ne abbiamo e che giorno è (il tempo di capirlo ed è già domani).
Alla faccia del "Web 2.0": con imperdonabile ritardo, mi sto lasciando sedurre da Flickr. Pian piano arricchirò il mio parco foto, ma per vederne alcune (le più private) dovrete registrarvi e suonare alla mia porta come "amici". Citofonare LadyKappa.
"Qui non vige ingiustizia: nessuno conta un cazzo", diceva la scritta vergata a pennarello sopra il manifesto di American Contourella, sul 23. Subito sotto, il claim pubblicitario recitava "Ricominciate a sorridere". E io ho sorriso. Oggi sorrido, anche se al lavoro ci sono casini, ma tanto devo gestirli solo dalle 10 alle 18, quindi rientra nelle previsioni. Sorrido perché mi piace sbagliarmi, ogni tanto, che se non ci si sbaglia come arrivano le sorprese? Ho rimandato per settimane l'appuntamento col "vecchio" L. ignorando telefonate varie, ma poi - quando ho detto si - ho avuto un pomeriggio piacevole e insperato sotto certi punti di vista. E poi forse ho trovato la nuova LadyKar, ma non dirò altro per scaramanzia, quindi ci sarebbe da sorridere. La stessa reazione l'ho avuta poco fa, sentendo la definizione "Il diavolo veste UbaUba" (ispirata al bisbetico direttore di un femminile che non ha il minimo senso estetico o gusto nello scegliere e abbinare i vari capi d'abbigliamento. Ma per carità, ogni riferimento a fatti o persone realmente esistenti è puramente casuale). Sorrido anche se le soddisfazioni sono poche e cammino sempre su quel filo di equilibrio precario, mentre le zeppe estive sono state sostituite con un paio di scarpe in vernice tacco 9; sorrido anche se vedere in commercio le agende del 2007 mi ha fatto venire i brividi; sorrido perché certi miei rapporti mi fanno questo gradevolissimo effetto; sorrido nonostante mi sia resa conto che il segreto dei miei insuccessi è la mancanza di volontà e disciplina; sorrido perché è una ginnastica facciale efficace contro le rughe; sorrido perché è un bene fuggevole e la prossima volta chissà quando sarà.
La burocrazia. La burocrazia mi fa diventare matta. La burocrazia mi fa diventare matta e rende la vita simile a un gomitolo di fil di ferro, al cui interno rimangono intrappolate cose importanti e necessarie. Io poi sono negata per le pratiche, tiro le cose per le lunghe, sono distratta e mai abbastanza informata. Ora comprare una macchina sta diventando un'impresa degna del più duro reality show, e mi fa rimpiangere l'aver rottamato la Peujeot anche se ci entrava l'acqua. E votare per mandare via la portinaia, anche quello richiede un procedimento lungo e tortuoso. Ovunque, percorsi impestati di ostacoli a cui non riesco ad abituarmi. Eppure ho comprato una casa, ho fatto mutui e fior di allacciamenti, dovrei avere abbastanza esperienza. Invece è questa la storia con la burocrazia: non impari mai a sufficienza, non finisce mai, avrai sempre a che fare con lei. Fino alla morte e oltre. Non è forse un problema anche la scelta (a volte obbligata) del cimitero in cui far riposare i nostri cari? Scegliere una tomba piuttosto che un'altra? E occuparsene quando il sepolcro verrà dissotterrato, dopo dieci anni? Qualsiasi cosa - anche la più semplice - richiede una registrazione, il tuo nome o un nick, una password. I dati personali, lo stato civile, il tuo passato, presente, futuro ipotecato. Ci han fatto anche dei film anni fa (tipo The Net, o quello con Will Smith): la nostra identità è spiattellata in ogni dove in uffici vari sparsi per il mondo, ovunque siam passati, nelle nostre mille tessere e abbonamenti, e nel web poi non ne parliamo. Difficile nascondere la nostra "fedina civile". E se qualcuno ci facesse uno scherzetto e cancellasse tutto su di noi, v'immaginate il casino di dover fare la fila per riacquistare un'identità? No, preferirei vivere da eremita in un villaggio sperduto tra gli indiani, dove basta un soprannome tipo Penna Variopinta per essere riconosciuti. Almeno al cavallo non bisogna fare il tagliando (e sulla tenda, niente ICI).
Il risultato dell'aperitivo della domenica è stato un mal di pancia notturno che il mio inconscio (o subconscio, quelchelè) ha meravigliosamente sublimato e mascherato con un sogno creativo, in cui soffrivo d'improvvisi "cali di energia" e cadevo a terra come una pera. Comunque, le tartine del Frank mai più, per quanto mi riguarda. Aggiungiamo il collo dolorante, l'indolenza dell'inverno, la mancanza di stimoli e avremo quella sensazione d'esser fatti di piombo e cemento armato e non carne e ossa, che appena svegli comunica un solo messaggio: NON ALZARTI. E invece sono qui, come un'eroina (!) dei tempi moderni. A volte pure troppo moderni: ieri son stata a vedere uno spettacolo a teatro, tutto in dialetto milanese. Ovviamente mi son persa almeno un 20% delle battute (rimpiangendo di non avere imparato abbastanza da mio padre, che seppure fosse emiliano d'origine, il milanese lo parlava bene). Mentre tutto intorno a me (e ai miei amici di varia provenienza) un esercito di donne dai capelli turchini e ometti col cappello (età media: 65 anni) ridevano come matti e commentavano in quel gergo misterioso.
La prima cosa su cui lavoro stamattina è una lettera che dice "Non mi piace baciare i ragazzi. Sarò lesbic@?" "Ma no, forse non erano quelli giusti!", risponde la psicologa. Eccerto: magari si è imbattuta in adolescenti brufolosi che non hanno la minima idea di come usare la lingua, e si limitano a rotearla all'impazzata convinti che la loro saliva - strabordante in un flusso incontrollabile - sia un impagabile nettare di piacere (c'è gente che ne rimane convinta fino alla terza età). Il problema arriverà quando Ciccia91 avrà compiuto il doppio dei suoi anni attuali, e si renderà conto che i "ragazzi giusti" sono più difficili da trovare del proverbiale ago nel pagliaio, e che se sei tanto fortunata da incappare in uno o due di loro nell'arco dell'intera vita, non è affatto scontato che tu riesca a tenerteli (o che non abbiano qualche scheletro nell'armadio, perché si sa: nessuno è perfetto, tantomeno l'uomo perfetto). Ma cos'è poi l'amore? O più semplicemente: a cosa serve essere in due, se non a farsi compagnia? Questo penserai un giorno, tornando a casa nella prima, vera serata pungente d'autunno, sotto un cielo terso e di un bel nero profondo, caldo, col vento che sembra voler spazzare via ogni ramo secco. Chi può biasimarti per aver trovato un modo provvisorio e meno pericoloso per arrivare allo scopo? Chi può puntare il dito sulla tua vita per aver deciso che i tuoi obiettivi (obiettivi?) sono altri, e quindi non puoi aver fallito? Ma come diceva un mio vecchio flirt, certi diritti non si chiedono, si arrogano. Così ti verrebbe voglia di sparire da tutto e da tutti, per vedere come te la cavi. Benvenuta nel mondo dei grandi, Ciccia91.

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LadyK • 30/11/2006 10:24