Tra tutte le cose che potrei fare appena uscita di qui, sicuramente finirò per scegliere la più inutile. Sul genere di quando, in preda a un attacco di fame nervosa, si azzannano un pezzo di cioccolata o una fetta di pandoro o tre biscotti (invece che un frutto, che so). Domani sono in ferie per motivi che devo ancora decidere, poiché lo scopo primario è andato a rotoli. D'altra parte mi piace un po' di disordine, organizzativo o emotivo o materiale che sia. È strano: non temo la noia o la routine, ma detesto alcune restrizioni. In qualche modo la mia personalità dovrà pur ribellarsi e lasciarsi andare. Sono arrivata alla conclusione che sono ormai troppo "vecchia" per sbattermi per fare carriera: anche volendo, non ho più né la voglia, né l'energia (da tempo). Ieri sera ho fatto le flessioni in piedi (piegando le gambe a braccia tese) con mia nipote tra le mani, perché era l'unico modo per non farla piangere. Solo che poi faticavo a scendere le scale (latte alle ginocchia?) e oggi sento i muscoli lievemente doloranti. Mi sono chiesta come farò a portarla in braccio quando avrà due o tre anni (ma fino che età vogliono essere trasportati per capriccio?). Anche per me è giunto il momento di affidarsi a un parrucchiere, basta che non faccia battute su quei quattro o cinque capelli bianchi, che proprio non mi causano alcuna ansia o fastidio. Anzi, mi pare ridicolo che mi propongano di tingere tutto per coprirli, come è successo l'anno scorso. Comunque è ora di schiarirli di un tono: l'ho letto sul libro che mi ha prestato Lise.
[Sunto]
Non importa se non potete darmi ragione. Almeno, lasciatemi fare.
(Caccia al... particolare)

Perdersi. Ritrovarsi. Lasciarsi (ma col sorriso) per raggiungere due destinazioni differenti e lontane. L'immagine di te in una foto non è mai quella che ti aspetteresti di vedere. L'immagine di te negli occhi di un'altra persona, a volte è quanto di più lontano tu potessi immaginare. Essere diversi costa fatica; per non venire delusi bisogna evitare schemi preconfezionati. L'aperitivo domenicale è appassito sul bancone: le patatine sono mollicce, la carne fredda e unta, nelle polpette chissà cosa c'è. Niente a che fare con il pranzo casalingo a base di filetti di platessa al burro. Profumi, sguardi, espressioni, smorfie, occhi puntati su ciò che spicca in mezzo alla folla. Possedere. È ora di andare.
Ancora non ho esaurito la scorta di pandori & panettoni, che già le vetrine delle pasticcerie sono incorniciate da invitanti sfornate di chiacchiere, strufoli, tortelli alle mele, ecc. Ancora non siamo arrivati a fine mese che già ho raggiunto il tetto massimo di spesa col bancomat. Ancora non sono finiti i saldi, che già i negozi (pure quelli di fascia media), dopo aver svuotato i magazzini, espongono le nuove collezioni frou-frou (ma la brutta stagione arriva tra due giorni). Ancora non abbiamo fatto la metà delle cose che desideravamo un tempo, che forse già ci dobbiamo separare. Non puoi sapere come mi sento, se tornassi indietro non lo rifarei. Pentirsi è una sconfitta, non mi piace. Preferisco dire "è andata", ma qui non si tratta di me. C'è un momento in cui le decisioni si "prendono"? Oppure maturano semplicemente dentro di noi, e quando ci sembra di capire esattamente cosa è giusto fare, è solo perché riusciamo a concretizzarlo in parole e fatti? Quand'è che troviamo il tempo di pensarci? In palestra? Sul tram? Mentre guardiamo la tv (no di certo) o cuciniamo? Comincio a trovare questa ciclicità tremendamente noiosa. Anno dopo anno, stagione dopo stagione, gli stessi desideri, esigenze, sogni infranti. L'inerzia d'inverno, la voglia d'evadere in primavera, il corpo in subbuglio d'estate. Decidere dove andare in vacanza, cosa comprare di nuovo, scegliere l'assicurazione, fissare visite mediche, rimediare alle infinite incombenze quotidiane. Ritrovarsi sempre tra le stesse quattro mura (nel mio caso 11, bagno compreso) e con gli stessi problemi d'inadeguatezza di fronte ai grandi fatti della vita. Cambio il noto per l'ignoto? Cosa perdo e cosa guadagno? Mi conviene, o sto seduta sul mio trono e metto solo un piedino giù per sentire che temperatura c'è? Ma poi "giù" dove, che mete diverse non ne vedo?
Non se ne esce mai, per nessun motivo. Se anche rivoluzioni tutto, prima o poi ti troverai con un gran numero beghe da risolvere. Sogno di cambiar casa, ma compro uno scolapiatti e un attaccapanni. Domenica ho fatto una torta salata; la sera rientro dopo le 21 dopo aver girovagato per negozi, ne taglio una fetta e la scaldo col forno elettrico. Mia madre mi telefona, non mi trova e non capisce (e io non capisco perché se ne debba occupare o, peggio, mi debba esprimere le sue perplessità, creandomi ulteriori piccoli traumi e voglia di sparire). Una piccola fuga temporanea, altrimenti poi diventa routine. Se perdo anche lui, gran parte del mio quotidiano andrà riorganizzato. Non ci siamo, non ci siamo. Non è così che credevo che, ma in fondo non so nemmeno cosa credevo. Ecco, io le scadenze le detesto, ma senza di loro sarei un disastro completo. Sono una che non agisce per tempo immemore, ma poi fa tutto insieme. Peccato che certe decisioni non si possano delegare, nemmeno pagando.
Absolute (?) winter.

In un episodio di Nip/Tuck, i due chirurghi plastici hanno il compito di ricostruire le labbra di una donna, completamente bruciate dalle fiamme di un piano cottura malfunzionante. Christian informa la signora che il punto ideale da cui prendere la pelle per l'operazione sarebbe quella delle sue altre labbra. Lei - inorridita - spiega che il marito è siciliano, e che mai gli è passato per la testa di baciarla "lì", poichè - da vero maschio egoista e troglodita - la priorità è sempre stata soddisfare i propri desideri: stop. Trasportare una parte della sua vagina sulla bocca sarebbe stato un grande inganno, a cui lei non si sentiva di sottostare. Ma Christian è un sottile persuasore, e la donna - solleticata all'idea di soddisfare finalmente anche le sue voglie, pure se in modo subliminale - alla fine accetta. L'operazione riesce perfettamente e il siculo è subito attratto da quella bocca rosea e invitante.
Stupefacente? Tsé. Si vede che non siete ancora incappati in www.humanupgrades.com, raffinato e (in)verosimile sito web di una fantomatica clinica con sede a Bruxelles. Certificato da nomi di medici, anestesisti, società fornitrici di materiale, ecc. illustra, con il supporto di foto eloquenti, ambiziosissimi progetti di "metamorfosi genetica" ed evoluzione delle opportunità umane (si parla di corpo). Lo scopo è migliorare ulteriormente (a volte semplificandolo) quello che madre natura ha creato: mani con sei dita (due pollici) per una presa migliore e più forte; orecchie onnidirezionali con struttura a spirale, per una ricezione dei suoni degna di Superman; denti che diventano un'unica arcata priva d'interstizi, liberandoci così dal calcare e dal supplizio del dentista; per non parlare di Aerial, un sistema di connessione impiantato nel cranio per ricevere dati direttamente al cervello anche senza modem e cellulare. E via così. Ah, ma non avete ancora esplorato il lato lussurioso: ci sono anche interventi agli apparati genitali, che renderanno gli orgasmi (maschili ma soprattutto femminili) non una possibilità in cui sperare, ma una garanzia. Ci sono i capezzoli multipli (quattro per tetta, a mo' di mucca) per una maggiore soddisfazione. C'è il Cuntongue, una specie di lingua che spunta dalla vagina: stimolante per lui ("sarà accolta dal vostro partner con una enorme erezione", dice il testo), assicura un "nuovo livello alla vostra sessualità". Ma soprattutto (e questa mi sembra l'invenzione più geniale) c'è il Palmclit, ed è inutile che vi traduca il termine: basta guardare la foto (nei commenti). La spiegazione recita: "Ovunque, in qualunque momento. Per conto vostro, o in ufficio. Non importa se siete uomo o donna. Il clitoride sulla mano è perfettamente funzionale-funzionante. Scegliete il vostro, quello di un vostro amico o uno dalla nostra collezione di clitoridi di molte celebrità". Eeeh, ora sì che ci siamo. Ovvio, bisogna stare un po' attenti ai tic, a dove si appoggia la penna, a non stuzzicarsi durante le riunioni aziendali (specie se non siete d'accordo con l'argomento che state trattando: i vostri gemiti potrebbero passare per segnali d'approvazione). Per non parlare dello sconquassamento che si potrebbe provare ogni volta che capita di fare un gesto incontrollato con la mano o di afferrare qualcosa. La vagina è pur sempre un organo sensibile! Ma ci pensate? Potremmo "maneggiarla" proprio come piace a noi, senza nemmeno spogliarci, oppure "offrirla" disinvoltamente con una.. stretta di mano. O al limite, soddisfarci da sole senza dover sopportare certi buzzurri insensibili e stronzi che infestano le nostre vite. Quanto agli uomini, è risaputo, a loro il sesso non basta mai. Peccato che - pare (ma vah?) - ai numeri della clinica non risponda nessuno. Lo scalpore intanto è stato creato, e il mondo web da anni s'interroga sulla veridicità di queste promesse rivoluzionarie. Ma la speranza è l'ultima a morire, no?
Spiluccandone un pugnetto alla volta, ma con un grosso contributo esterno, il panettone da 5 kg aperto a capodanno (e ancora buonissimo) si è finalmente ridotto della metà. Proseguo ogni mattina nello sfoltimento senza sensi di colpa, almeno a questo riguardo. Poi c'è sempre qualcuna che m'innervosisce, chiedendomi "cosa faccio in giro fino alle nove di sera", e io - talmente interdetta dalla domanda inopportuna - non posso nemmeno rispondere "i cazzi miei e quelli degli altri" perché scoppierebbe l'ennesima grande guerra fredda. Poi però ci ripenso tutta la sera, mi trastullo con le ragionevolissime obiezioni che avrei potuto fare, ma che non potrò esporre fino alla prossima occasione (e forse nemmeno, vedi sopra). Purtroppo non c'è più educazione possibile, da qui in poi è tutta salita: quando i genitori invecchiano, bisogna solo aumentare il livello di pazienza.
È arrivato un sms di-quello-che-ha-scordato-la-cintura, che chiamerò Mr Tattoo. Un'altra cosa che ci divide (oltre alle K) è la sua passione per il libro "La Pr°fezi@ di Celestin°", di cui gli ho regalato il seguito (che ho ritrovato nascosto - intonso - in uno dei miei scaffali, poi finito nel sacchetto "libri da dare via"). Proprio non sono una persona spirituale, piuttosto preferisco la psicologia e i saggi. Nell'ultima nostra conversazione, credo abbia attribuito la stesura de L'Alchimist@ a Melissa P invece che a Coelho, ma fa niente: non è per la sua cultura che mi piace. M'intriga per come bacia, per il profumo della pelle e per il sorriso furbo, e probabilmente finisce tutto lì.
Già da un bel pezzo ho smesso di chiedermi che tipo di uomo m'aggrada, perché trovo sia totalmente inutile: meglio lasciare spalancate tutte le porte e farsi sorprendere (in tutto). Sarebbe invece interessante capire fino a che punto sono disposta a cedere nei miei paletti, nelle esigenze, nei punti fermi. Ma anche lì, credo che valutare caso per caso sia l'ideale. Vero è che un messaggio tipo "KOME TE LA PAXI?" mi smonta l'erotismo: speriamo che la passione abbia una memoria breve.
Se si può morire per aver ingerito 6 aspirine e una bottiglia di sciroppo per la tosse nel giro di 18 ore, allora il mio A.mico è spacciato. Mi tengo pronta per un'eventuale lavanda gastrica.
Ora non vorrei fare quella che come la volpe e l'uva: i duri avranno pure due cuori (e fanno così per difesa, ma in fondo sono dei teneroni e sensibiloni, sissì), epperò a me non affascinano più di tanto. Perché è troppo facile che a fare i sostenuti si sconfini nella maleducazione. E poi lo confesso: io con uno che scrive con le "K" e le "X" e le abbreviazioni a più di 35 anni, nonostante il braccio completamente tatuato a pelle di tigre, non ce la posso fa'. Io sono taaanto dolce, ma non mi sfidare, o l'Ariete che mi scorre nelle vene si risveglia con uno schiocco di dita. La (brutta) cintura? Tra una settimana al massimo, a seconda degli eventi, potrebbe finire nel cestino.
Bene, l'importante era ricominciare, no? Come ha detto V. (che chissà se alla fine verrà a leggermi come ha detto, superando quell'inspiegabile pudore) bisogna far percepire di "essere sul mercato". Questo è l'anno "Poche lagne, molte azioni", l'ho percepito da subito. Ormai son troppo grande per frignare e per sopportare senza reagire. Infatti c'è un'altra persona che tra poco mi conoscerà un po' meglio. Stanotte ho dormito abbastanza.
Ho tanto sonno. Perché questo weekend, invece di recuperare il sonno perduto in settimana, ne ho aggiunto altro al debito. Però devo dire grazie a questo fine settimana, poiché per una volta le mie preghiere (o sarebbe meglio dire fantasie, o buoni propositi) espresse ad alta voce in macchina, con una determinazione serena e positiva, sono state ascoltate. E gli eventi mi hanno dimostrato che 1) dentro di me avevo ragione 2) anche qualcun altro aveva ragione 3) ho un'amica che è una gran rompiballe, ma per fortuna c'è e per fortuna io sono come sono.
In poche parole, è avvenuto uno di quegli incontri chimici che poche volte mi succede nel corso della vita, ma - volendo, provando e riprovando - potrebbe anche capitare più spesso, chissà. Magari è stata una cosa di due notti e basta, non m'illudo e comunque andrebbe bene anche così. [Ma forse ce ne sarà una terza, visto che stamattina uscendo all'alba da casa mia, col buio, ha scordato di rimettersi la cintura.]
In questi giorni non riesco ad addormentarmi. Ieri sera ho trovato una mezza soluzione per guadagnare spazio nella libreria, e tornata a casa - non prima di aver speso un totale di 30 euro per due vestitini di Zara - l'ho messa in pratica. Ero piuttosto soddisfatta. Mi sono capitati tra le mani vecchi diari con le pagine bianche, i miei preferiti, tutti con poche pagine scritte. Uno risale addirittura al 92, un altro era di mio fratello quando aveva vent'anni (e sono ancora indecisa se ridarglielo senza leggerlo). Ho ritrovato le mie vecchie storie, lontanissime, e stralci dei tempi in cui soffrivo atrocemente per A. Ho fatto una doccia, mi sono rasata, incremata, pettinata, ho mandato il solito sms di buonanotte e ho pregato che il sonno dei giusti mi portasse via con sè. Purtroppo ha tardato parecchio ad arrivare; a un certo punto mi son svegliata in preda a una specie d'inquietudine primaverile, sperando che almeno fosse mattina. Erano le 7,39. Ho indugiato comunque fino al suono della sveglia, una mezz'ora dopo, poi mi sono alzata. Colazione: l'ultima fetta della torta di rose preferita molliccia del Lidl, un assaggio di panettone, latte con cereali, caffè. Ho indossato la maglia e la cintura nuove di Guess (abbinate con la borsa), i jeans aderenti neri, gli stivaletti altissimi di vernice. Mentre raccoglievo i capelli, pensavo alle mirabolanti avvenuture sessuali di una persona che conosco. La giornata fuori è meravigliosa, sembra aprile. Il cappotto nuovo mi scalda a sufficienza anche con la maglia sintetica. Non so cosa darei per stare in giro a chiacchierare a braccetto con A., sfoggiando leziosa i miei occhiali nuovi cogli strass, e gliel'ho detto. Però, invece, non si può. Nella borsa ho infilato un libretto sbucato dalla massa: Bitch Rules, consigli fuori dal comune buonsenso per donne fuori dal comune. I capitoli hanno titoli come "Mangiate dolci", "Siate splendide", "Salvatevi da sole". Potrebbe piacermi.

Uffaaaaa!!!

Lo scaldabagno, dopo 3 ore di lavoro, è riparato: pare che dal boiler da 80 litri siano usciti tre sacchi di calcare. Dopo la fredda cronaca, mia madre (che era a casa mia per assistere l'idraulico) mi bercia nell'orecchio la solita solfa: "Non puoi vivere così, ma butta via un po' di roba!" (e non parla di vestiti). Fosse facile: io preferirei una casa più grande. Poi mi accusa, con inspiegabile acredine, di aver piazzato uno specchio (per me puramente decorativo) in un punto della camera che sovverte ogni regola di normalità (anche se quest'ultima è un metro puramente personale). Spero che i miei due colleghi non sentano il suo imbarazzante sfogo, ed è inutile spiegarle che 1) sono fatti miei, a me piace lì dove l'ho messo 2) non è certo il momento di discuterne 3) non è importante. La telefonata mi carica della solita frustrazione e stordimento. Non capisco, sembra quasi che ce l'abbia con me per come sono.
Proprio stamattina ho chiarito con un'amica, che la settimana scorsa mi ha tirato uno dei suoi bidoni colossali, il mio punto di vista. Per me è normale non far aspettare una persona in giro per un intero pomeriggio quando si ha un appuntamento. Anche se conosco il soggetto, il soggetto dovrebbe conoscere me e quindi venirci incontro mi sembra il minimo: basta avvertire per tempo. Alla fine ci siamo capite.
Tutto ciò mi porta a pensare a come siamo limitati nel pensiero dai nostri stessi paletti, dalle convinzioni, dal passato. La solita vecchia storia che rifiutiamo ciò che non riusciamo a capire. Per qualcuno è assurdo che io stia bene così, per me è assurdo porsi degli obiettivi fuori portata. Essere troppo sicuri di sé è un limite. Non cambiare idea è un limite. A volte mi sento come se fossi anch'io intasata dal calcare, ma un idraulico non basterebbe. Ci sono cose da cui non ti puoi liberare, ci sono influenze corrosive che vanno a infilarsi nei soliti logori e dolorosi canali. Odio quando la mia leggerezza se ne va via così, all'improvviso, scacciata malamente da un senso di colpa prepotente e borioso. Ma ho anche imparato a lasciarle una finestra aperta da cui rientrare.
Si saldi chi può
Come ha detto Lise, io e lei abbiamo fatto "i nostri primi saldi da professioniste". La qual cosa comprende il sentirsi un tantino scema (per quanto mi riguarda) per aver messo la sveglia a orario infrasettimanale al solo scopo di farsi svuotare il portafoglio. Per non parlare degli sguardi furtivi che lanciavo sul 23, cercando di scrutare tra le facce intorno a me altre vittime dello shopping. "Mmmm, quella lì col piumino azzurro sbiadito e le scarpe ortopediche no. La mamma con la figlia in tenuta sportiva? Può darsi. Quello spettinato coi pantaloni spiegazzati e i sacchetti dell'Eurocent? Noooo."
È solo quando si atterra in zona San Babila che si ricomincia a sentirsi (a)normali: vedendo la folla già iperattiva e agguerrita alle 10 del mattino della domenica. Sorpasso Gucci, dove solo quattro o cinque persone stazionano davanti alla vetrina, e arrivo davanti a Guess per raggiungere Lise: davanti a lei ci saranno almeno cinquanta persone in fila. Ci fanno entrare tutti in una volta e inizia la caccia: arraffo una borsa e una cintura in vernice nere e le lascio alla cassa, cerco i capi d'abbigliamento che avevo puntato e mi faccio una devastante ora di coda ai camerini, mettendo alla prova ogni tipo di resistenza fisica e morale. Per poi scoprire che il vestito e i jeans che volevo mi stanno malissimo. Ma qualcosa riesco a trovarlo lo stesso (le occasioni migliori sono quelle abbandonate sui banconi), e via per altri 20 minuti di coda alla cassa. Esco all'aria aperta respirando a pieni polmoni l'aria inquinata e cercando una fontana a cui abbeverarmi, poi vado incontro a Lise che nel frattempo è riuscita ad andare in altri due negozi. Dopo una pausa ristoratrice, mi dirigo verso l'acquisto folle della stagione: un paio di stivaletti vertiginosi con tacco squadrato, in vernice, da Marilena. Mi danno uno scatolone enorme dentro una busta ancora più grossa e ingombrante, che m'intralcerà il cammino per ore.
Il pomeriggio - nel centro brulicante di gente - prosegue da Zara (cappotto, giacchetta, gonna da cambiare), Mango (una maglietta da sera) e Conbipel (scorta di maglie sintetiche, essendo allergica alla lana). Stanca, sudata, carica di pacchi e con risorse umane ridotte al limite, alle 18 torno a casa. Più o meno sono riuscita a tener fede ai punti di cui sotto (poca roba da sera, molte cose mettibili). Non vedo l'ora di farmi un bagno caldo, epperò qualcosa non va: attacco lo scaldabagno elettrico e salta la luce. Dopo vari tentativi, devo ammettere l'evidenza: l'attrezzo è definitivamente rotto, e mi lavo con la poca acqua residua (quasi fredda) del boiler.
Spargo i miei acquisti sul letto e li rimiro soddisfatta. Chiamo un'amica che voleva essere informata sui danni della giornata, e dopo i miei racconti mi chiede esaltata "Allora, quanto hai risparmiato?"... Uh? Eeeh?Risparmiato?! Quanto ho SPESO, casomai! Perché è inutile nasconderlo: se non fosse stato per i saldi, io quel denaro non l'avrei mai tirato fuori (non in una giornata sola, almeno). Mi specchio negli stivaletti e penso a quanto mi chiederà il tecnico per sostituire lo scaldabagno. "Li cambio con un paio di stivali o li tengo?", mi domando. Stamattina il mio conto online non mi fa accedere con la scusa del "server occupato", ma tanto non ho bisogno di consultarlo. E sono ancora qui a chiedermi: perché il primo giorno di svendite mi fa sentire onnipotente? Semplice: sono vittima del marketing, baby.
(A proposito: buona giornata a tutti gli adetti alla vendita.)
Attenzione. Parsimonia. Determinazione. Idee chiare: lo spazio a disposizione non consente troppi errori.
1) Non comprare cose troppo eccentriche: rischi di metterle (se va bene) una sola volta.
2) Non comprare capi stretti pensando che "basta un chilo in meno": quel chilo lì è un gentile omaggio dell'età che avanza, e ti toccherà tenertelo.
3) Non comprare scarpe o stivali che in negozio sono scomodi: lo saranno anche dopo.
4) Non eccedere in abbigliamento da gran sera: non avrai occasione di mettere tutto.
5) In saldo si può ancora cambiare un acquisto sbagliato, ma il rischio è di portarsi a casa qualcosa di più sbagliato del primo.
Calma, ce n'è per tutti e per due mesi interi. Sì, vabbeh, io intanto domenica metto la sveglia.

E anche Capodanno è andato. La cA.sa ne ha subite di tutti i colori: ha superato due rischi d'incendio, subito i vomiti di una giovincella che con 10 bicchieri s'è sbronzata, i fiumi di alcool sul parquet... ma tutto questo è nulla in confronto a ciò che non posso raccontare (e che solo i miei - poveri - occhi allenati hanno saputo carpire). Alla fine della festa, il grande anello di strass che ho comprato poco tempo fa sembrava perduto, e rovistare nella spazzatura alle 6 del mattino (cercando tra resti di lenticchie, salatini, avanzi di vitello tonnato & c.) non ha portato risultati. È risbucato da dietro una gamba del tavolo due ore più tardi. Morale dell'anno: "Non dare per perso ciò che si è solo preso una pausa".
La notte del 1 gennaio 2007 (ma davvero siamo nel 2007? Perché io non me ne rendo mica conto) sono stata disturbata da una zanzara transgenica, che ha imparato a non ronzare e mi ha lasciato sulla mano morsi simili a piccole piaghe. La nuova specie ha però perso in velocità di reazione: si è fatta fregare mentre mi stava sulla fronte.
Ho sognato di stare in un appartamento nuovo, grazioso, più grande, confortevole, ma strano: nelle tre stanze più corridoio, un arredatore pazzo aveva distribuito addirittura tre letti (di cui due matrimoniali) e sistemato due lavandini in salotto. In compenso, la vasca del bagno era spaziale. Mi sono svegliata (a malapena e con sforzo sovrumano) con una gran voglia di cambiare casa. Sono più contenta di come credevo, ma meno di quanto mi sarei augurata. Ma c'è sempre tempo per un ampio margine di miglioramento.

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LadyK • 31/01/2007 17:43