
Tornare a Mykonos a distanza qualche anno è stato come rivedere la casa dell'infanzia: ti ricordi sempre tutto più grande, più bello, più ricco. La musica nei locali è più o meno la stessa (si sono aggiornati poco) ed è più o meno la stessa da un locale all'altro, Paradise beach è diventata volgare (Paraga è meglio), i braccialetti in vendita nei baracchini son sempre gli stessi, i negozi hanno prezzi inavvicinabil, telefonare costa caro e avere qualche problema in famiglia non aiuta a staccare. Turismo internazionale, caldo boia, vento, spiagge più piccole e scogliose di come mi pareva d'averle lasciate. L'acqua del mare è fredda, il breve percorso dall'albergo al centro mette a prova i nervi, ma non è certo tutto da buttare. No.
Dormire senz'aria condizionata con una salvietta rinfrescante Chilly sul collo, dormire poco e male, non dormire affatto, andare a dormire alle 6, svegliarsi in una camera diversa coperta solo d'un foulard ghepardato. Teo e Yorges (il biondo e il moro), fare "petting spinto" nel bagno delle donne, i locali sul mare coi balconcini, la Little Venice. Camminare per le vie strette (a cui di notte danno una mano di bianco) e perdersi di continuo, trovando i luoghi desiderati solo per caso e quando non si cercano.Tzatziki, xoriatichi, souvlaki e moussakkas. Il cameriere finto-etero che c'invita all'Icarus. La spiaggia esclusiva di Psarou, dove gli armatori "parcheggiano" le loro barche e si entra solo tramite mazzetta. Il ristorante attiguo dove si mangia pesce e sembra d'essere al Just Cavalli (e come souvenir, nascondere nel pareo la bellissima bottiglia dell'acqua Voss). Tramonti eccezionali. Ballare, ballare, ballare. Portarsi dietro tre paia di sandali altissimi e indossare solo pianelle e le zeppe ghepardate. Un viaggio di ritorno interminabile, le nuvole fotografate dall'aereo, gli orrendi panini dell'Aegean. Milano con un vento che sembra di stare ancora sull'isola. Un post-it di A. sul tavolo di cucina, la prima cosa davvero carina di questo difficile rientro.

[Message in a bottle, rewind]
Distrazione (mia). Mini scazzo. Appuntamento a Lanza. Ho colto al volo l'informazione di una collega per provare un posto nuovo dove cenare evitando aperitivi a base di fritti mummificati. Siamo io e A., in bermuda. Lui trasforma la stanchezza in quell'aria da predatore scazzato, e quando arrivo ha già cuccato. Io quieto il mio nervosismo iniziale trasformandomi da piccata a compiacente. Il ristorante ha un nome strano: Salsamenteria Verdiana, e una delle quattro sedi è in Foro Buonaparte. Ci sono una decina di tavolini fuori, spartani e circondati da vasi di piante. All'entrata, una giapponese bravissima ed espressiva canta musica lirica in una lingua che non riesco a decifrare. L'affiancano nell'accorata esibizione due conterranei: un maschio alla voce, una ragazza al pianoforte. L'ambiente è piuttosto animato, i camerieri sono tutti un po' atipici, il caposala "panzuto" e s'intrattiene ai tavoli e fa il filo ad ogni donna che passa, per poi ribadire che è molto innamorato di sua moglie. L'altro è napoletano, magro come un'acciuga, cogli occhiali, e mi ricorda un attore italiano di cui non ricordo il nome. Il terzo è altissimo, parla quasi sottovoce e combina casini. Ci portano un enorme vassoio di salumi emiliani, salsine, pane, il vino denso nelle tazze. A quel punto, io e A. siamo rilassati, parliamo della nostra futura vacanza e cose varie, a volte come fossimo soli. Il caposala ci scambia per una coppia, come spesso succede. Io non smentisco, lui nemmeno, forse perché alla fine che importanza ha? Arriva il dolce, lui m'imbocca di torta alla crema, io gli avvicino con le mani la spongata perché la morda (e dovrei pure ricordarne il sapore, che mia nonna era di Reggio Emilia, ma è svaporato in un passato troppo lontano). Dentro la crosta dura c'è un ripieno concentrato di noci. Una botta d'energia per arrivare a piedi (quasi) fino a piazza Fontana - il nostro scenario classico dei saluti, quasi un palcoscenico fisso -, dove ognuno (come decine e decine di altre volte, in qualsiasi stagione e stato d'animo) prenderà un tram per due parti opposte della città. L'autista del 23 guida coi piedi (letteralmente: ne tiene uno sul "timone" per fare le curve) e quasi salta le fermate, in 15 minuti (passati a scambiare variopinti sms con A.) arriva al capolinea. Io scendo una fermata prima. Come nella (mia) vita.
Questa è la mia ultima settimana di lavoro prima di interrompere per quindici giorni la tranquilla routine - lievemente alienante - degli orari di ufficio. Fatta d'incarichi imprevisti e tutto sommato divertenti, di telefonate, d'intermezzi vari, di riunioni aziendali e non, della scrivania sommersa di carta, carta, carta, di pettegolezzi e notizie quasi certe, di appostamenti all'Armadio delle meraviglie, dell'ooops, anche oggi mi sono dimenticata di fare quella cosa, di blog letti e non letti e post non scritti, di riviste ancora a sfogliare, di tutte le canzoni del Festivalbar alla radio ("Noooo, ancora i Negramaro?!" Siii!), della speranza che a settembre ci sia qualche novità concreta perché altrimenti come faccio ad andare avanti così fino a 60 anni? Che poi ce lo dicevamo poco fa (alle 10,30), io e la mia amica-collega, mentre "gustavamo" il caffé della macchinetta stravaccate sotto il sole del terrazzino al piano di sopra: a 'sto giro (come si dice in toscana) sarebbe ora di basta, abbiam fatto quel che c'era da fare, dateci una buona uscita (ma veramente buona, un vitalizio), grazie e arrivederci. Invece no: è come la vecchiaia, sei costretto a guardare le opportunità che si riducono drasticamente e tu sei sempre più schiacciato contro un muro.
Comunque. Per più d'una settimana (capirai!) sarò padrona dei miei giorni che fuggiranno via in un lampo (come è successo a giugno e sta accadendo a luglio) senza quella temperatura torrida che in fondo non mi spiaceva (che me ne faccio delle canotte? Premesso che non ne comprerò più, per pudore verso i miei assenti bicipiti. Da sempre ho l'invidia delle braccia e del collo degli altri, se sono belli). Mi gestirò tra gite varie, pause e la preparazione delle valigie, per poi raggiungere (il 23) un posto poco esotico e molto dance (è andata così, ma ne trarrò profitto, o almeno ce la metterò tutta). E non finisce qui.
SALDI, in breve
Il record ripetuto: essere alle 10 da Guess e uscirne dopo le 13 (ma stavolta visitando due sedi diverse).
Il nuovo record: 3 borse (di Guess) acquistate in un giorno.
Il miglior prezzo: da H&M, un paio di bellissimi jeans color crema a vita alta. Costo: 3 euro.
L'azione inconfessabile: fare la pipì dentro una bottiglia d'acqua vuota nei camerini di Stefanel (ecco, l'ho detto).
La parola d'ordine: "Figoso!" (cit. da Zoolander)
Gli autisti di Radiobus potranno sposare le passeggere?
Fuori dal Rolling Stone aspetto la corsa 050 che mi porti a casa. Ho appena visto le audizioni per il Cornetto Free Music Festival (su 7 gruppi, alla fine han scelto i 5 che preferivo). Seguiva un concerto acustico e strettamente riservato di Elisa. L'autista è riccio, sorridente, giovane, ha l'aria simpatica e frizzante, fa battute garbate. Dall'accento capisco che è siciliano, ma sa più cose lui su Milano che io. Gli chiedo se hanno esteso l'orario del servizio, mi dice che il venerdi e sabato ora funziona fino alle 6, per chi esce dalla discoteca. Rispondo bene!, è molto comodo se uno va a ballare e non ha la macchina! Lui mi chiede sorridendo se ci lavoro anche, in discoteca. Lo prendo come un complimento e sono tentata di lasciargli il mio numero di telefono, ma per questo avrò bisogno di una specializzazione (dopo le lezioni di "Sguardo ammaliante").
Un cielo confuso: le montagne sullo sfondo sfumano dentro un debole azzurro, le nuvole grigie spargono a manciate una pioggia che sembra neve. Poi, sole pieno. È l'estate che ci meritiamo per aver pensato solo a noi. Non c'è equilibrio, solo picchi d'eccitazione e di serenità che svaniscono senza quasi dare il tempo di goderseli. Il caos, ancora una volta. Le cose cambiano talmente in fretta da frastornare, e io non so più che giorno è, che mese è, la stagione è iniziata o sta finendo? Qual è il senso? Un momento sorrido, l'altro non ci penso, poi mi viene in mente lui che sta da tutt'altra parte con tutt'altra gente, ma soprattutto senza di me. La realtà mi richiama e mi offre spunti di distrazione. Tanto che mi chiedo se la mia vita sia diventata solo uno svago.
Venerdi notte, discoteca all'aperto. Gente adulta, gente giovane, più maschi (etero) che donne. LadyK ha studiato l'abbigliamento insieme ad A., quindi osa una gonna a palloncino nera appena acquistata e accessori dorati. Un look elegante e spiritoso. I balli tra lei e A. divengono più scatenati col passare dei minuti, la musica commerciale all'inizio è coinvolgente. Due tizi si avvicinano alla coppia e rapiscono LadyK per una danza a sandwich. Lei sta al gioco, anche se fatica a togliere le loro mani che si appoggiano un po' ovunque e con troppa foga. Poi fugge e torna dall'amico. Cambiano spesso postazione per evitare i due (che purtroppo non sono neppure belli), ma non funziona: i tizi la seguono e le mandano apprezzamenti vari. Dicono a lei "Tradiscilo!" e a lui "Dai, lasciamela per un po'!". Però il gioco è bello quando dura poco. Si balla e ci si guarda intorno: quello si, quello no. A. dice "Guarda quella ragazza, com'è particolare!". LadyK si gira: la giovane, carina, labbra carnose e grandi occhi azzurri spalancati, dopo pochi istanti di stupore allunga le braccia verso di lei. È Antonella, una sua amica dei tempi passati, che Lady ha perso di vista da parecchi anni. Forse la persona più giusta da ritrovare, in un periodo come questo. Si abbracciano a lungo e si urlano frasi al di sopra della musica; scambiandosi i numeri, promettono di sentirsi prestissimo per raccontarsi gli eventi. Sono le 4 passate, i piedi rivendicano meritato riposo. LadyK esce dal locale col braccio sulla spalla di A. Incrocia lo sguardo di un biondo caruccio che non arriva ai trent'anni - e che le sembra pure di conoscere, ma dopo due cocktail a base di martini bianco non ci giurerebbe -. Un tipo che nemmeno avrebbe mai pensato la potesse notare. Lui ricambia l'occhiata e la frase che lei butta lì passando, e quando le passa vicino le pizzica il fianco. Apperò. È decisamente ora d'imparare e allenarsi sul gioco di sguardi, meglio tardi che mai.

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LadyK • 31/07/2007 14:43