
Again...?
Alassio è una cittadina graziosa, tranquilla, di "lusso", i negozianti sono gentili, i prezzi non sono pretenziosi, le cineserie le vendono commercianti italiani, la sabbia è sabbia, il mare è apparentemente pulito (ma si parla di discariche all'aperto), la via principale dello shopping si chiama Budello e uno dei lungomare di cognome fa Ciccione. il mio albergo 4 stelle (matrimoniale con enorme armadio, tv, bagno con tutti i comfort e tanti simpatici optional da portare a casa) (il mio capo è stato molto meno fortunato) aveva la sala colazione al sesto piano con vista su tutto il lungomare, personale adulto, servizievole e attento, e io ero sempre l'ultima a rientrare. Sono arrivata giovedi sera ma i negozi li ho visti solo il sabato (ma il giorno prima sono entrata al volo a comprarmi una collana con il ciondolo di Betty Boop). In camicia hawaiana, cappello e bermuda, sempre nei paraggi ovunque tu fossi c'era tale scrittore, famoso più per le sue apparizioni in tv che per i suoi libri, quello col sigaro e la bocca sempre storta in una posa alla Billy Idol, quello che stava sempre in quel locale milanese che adesso hanno smantellato e a cui hanno dedicato un quadro nella nuova sede: sempre , dalla mattina alla sera. Giovedì notte ero a Le Vele (e c'era anche lui), dove ho "rubato" un bicchiere bianco e uno nero con il logo della discoteca. Volevo tornarci il sabato notte, ma causa imprevisto ho dovuto rinunciare. Il caldissimo pomeriggio di giovedì è stato un po' loffio, salvo poi trasformarsi in una serata frenetica ed eccitante. Organizzarmi col cast tecnico, tornare in camera a cambiarmi senza avere il tempo di sistemarmi i capelli, farmi truccare da un makeup artist professionista (che mi ha permesso di capire quanto son brava coi pennelli) (niente doppi sensi, prego) mi ha regalato una ventata di energia. Prima di salire sul palco per i miei sei-minuti-circa d'intervento (premiazione di foto che ho fatto nel pomeriggio), ero un po' nervosa. Poi il presentatore-animatore Francesco mi ha chiamata, ha chiesto e ottenuto applausi, io sono salita su quei quattro scalini ed ero sotto la luce e gli occhi di tutti i presenti. Col mio vestito Guess che - ha detto Francesco - "fa salire l'audience" (semmai mi fossi impappinata avrei avuto qualcosa con cui distrarre il pubblico). Invece è andato tutto liscio, ho dimenticato solo una parola e mi sono divertita (ma la mia collega purtroppo si è distratta con jamestont e non ha fatto né foto né video. Conto su un fotografo che sarà reperibile solo tra qualche giorno). Mi sono chiesta quand'è stato il momento in cui ho smesso di essere timida: forse a 18 anni, forse a 20, forse non lo sono mai stata. Poi io, il mio vestito, M. e la piazza abbiamo ballato con la musica dei V@nill@. Alla fine del live, uno di loro mi ha chiesto se ci eravamo già visti da qualche parte: gli ho risposto "Mmmm non credo, ma il papà di un mio amico dice che somiglio alla Cucinotta". E lui "Siiiii, è vero!", ma per la verità l'avevo avvertito prima che stavo per dire una cazzata. Il sabato un paio d'ore di tintarella alla spiaggia privata dell'hotel, qualche impegno, la cena giornalisti (all'oratorio), la finale dell'evento (lunghissima), con la presentatrice famosa che si è fatta gli affari suoi tutta la sera, molti imprevisti, qualche intoppo, le elezioni, le foto, un disturbatore che ha rovinato un po' il clima finale, panino e mojito con i truccatori. Domenica ho stipato i vestiti nel trolley e gli omaggi in due borsoni, poi sdraio sotto il sole e un megagelato prima di ripartire. E anche questa è andata, ora che si fa?
15 secondi di celebrità
L'unica cosa che ha evitato l'assalto della malinconia, al mio ritorno in penisola (sono stata in Sardegna, se non s'era capito), è stata l'idea che dopo pochi giorni sarei ripartita per un lungo weekend. Di lavoro. Si fa per dire, dai. Con il chilo in più (regalo dei manicaretti di mA.mma A.) di cui è rivestito il mio corpo già tutto curve, domani lascerò il prematuro autunno milanese per raggiungere un prestigioso (spero) albergo della riviera ligure. Sarò l'inviata della redazione ad Alassio per la finale di Miss Muretto, per la cronaca di un evento (!) di cui si parla ormai da mesi. Salirò su un palco. Si, proprio io, che dopo l'eccitante (!!) esperienza di un annetto e mezzo fa al fianco di Costantino (che sedette sulle mie gambe senza aspettare la mia approvazione), mi sento pronta a soffiare il posto alla Panicucci (che ormai pensa solo a figliare). Già mi vedo a sgomitare il misterioso (e sconosciuto) presentatore per strappare più della manciata di secondi previsti dal mio intervento, o a cercare d'ipnotizzarlo con la scollatura generosa che offrirà il mio strizzato abito Guess (sperando che sia etero, il presentatore). Se venerdi pomeriggio siete in zona, e notate una che scatta foto (a ragazzine che hanno la metà dei suoi anni) a uno stand, quella sono io. Canalis, comincia a tremare. Arriverà prima o poi la rivincita delle arzille "anta", no?
Da l'Internazionale: "Negli ultimi tempi, molti di voi Arieti siete stati così profondamente immersi nelle vostre mutazioni da non accorgervi di quanto siete cambiati. Pensi che tutti intorno a te siano diversi perché non ti rendi conto di quanto sei diverso tu stesso."
Nella vita ho avuto poche volte la voglia, l'occasione o il pretesto di portare in viaggio solo il minimo indispensabile: di solito riempio il trolley tutto e di più, tranne quella volta in cui andai a Palermo per una settimana con soli due borsoni come bagaglio a mano. Incredibile. Questi due ultimi viaggi, no! Se dicessi che ho una valigia piena di sandali mentirei solo a metà. Perché l'altra metà è in effetti occupata dai prodotti per corpo e capelli, e fino all'ultimo (stasera alle 18.00 circa) non la chiudo, non sia mai dovessi infilarci la lima per le unghie o l'ultimo smalto preferito. Un paio di sandali, il più prezioso, il più costoso, quello cogli strass comprato l'anno scorso e pagato un occhio nella testa di un animale in estinzione, me lo porterò dietro a mano, quasi attaccato al corpo, infilato in una busta insieme a qualche regalino da distribuire. Che coi casini che succedono ultimamente, non si sa mai. Certo, non che tenga meno ai nuovi sandali Guess o a quelli Paciotti, ma che devo fare se non pregare il Dio dei Bagagli?
Ho detto un'innocente bugia per stare tranquilla una settimana, per godermi l'evento, ora che le cose sul fronte nipotina sono più tranquille, anche se staccarsi di dosso ingiustificati sensi di colpa (indotti, sempre) è difficile. Purtroppo è l'unica maniera per prendermi la libertà che mi spetta, ormai l'ho capito e ho vinto le esitazioni. Sarà una bella settimana, piena, viva, e tra poche ore finirà il countdown: l'aria buona comincerà a entrarmi nei polmoni. Tornerò con un sacco di belle foto e chissà quanto altro. Un'altra cosa la so per certo: durerà troppo poco.
Sapete che raramente faccio nomi di artisti, ma da ieri sono innamorata di The Second Grace (da Palermo). Non vi spiego nemmeno perché.
Dell'estate amo tante cose, ma odio la rinascita degli insetti. Detesto le farfalline del cibo, che quest'anno si sono riformate e ancora non sono riuscita a estirpare del tutto. Detesto le zanzare, anche se per fortuna in casa mia se ne vede massimo una al giorno. Detesto le formichine che riescono chissà come a bucare le mattonelle del balcone per venire a cercare residui di cibo distrattamente caduti durante il percorso verso la pattumiera. Detesto lo scarafaggio che stamattina gironzolava intorno alle mie scatole da trucco in bagno. Puah.
Poi però ci sono le giornate d'agosto in cui Milano respira. Una pace e un silenzio che almeno una volta all'anno mi piace provare, anche se il sabato sera in giro per discoteche all'aperto si rivela una gran delusione: un locale senza gente è come un sugo senza basilico. Poche persone sul tram, il centro non affollato, focus sulla gente che rimane. Una ragazza che cerca di persuadere il conducente del 23 perché gli regali il grosso numero appeso davanti alla cabina di pilotaggio (è il suo numero fortunato, dice). Un uomo sui 75 anni che sembra un po' malandato e una donna un po' più giovane, lui che impugna due borse di lei, nemmeno fosse il suo portantino. Si siedono e lei tira fuori un flacone e un bicchiere giallo limone. Con gesti misurati e aristocratici spreme dal contenitore un succo dello stesso colore, che lei porge a lui ma solo finché non se lo riprende per berlo. Li osservo da sotto gli occhiali scuri perché non capisco la natura del loro rapporto, e forse il vecchio lo percepisce e mi guarda.
Poi ci sono i saldi dei saldi, ultimi giorni: slip a 97 cent, un sandalo a 10 euro, un abitino stile impero scontato del 70% che inaspettatamente esalta il mio fisico e si rivela un acquisto azzeccatissimo.
Sono serena e sorrido, che le giornate fino a venerdi sono solo il preludio di una nuova partenza.

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LadyK • 31/08/2007 14:34