Da questa settimana scatta l'operazione Salvaguardia del saldo (qui inteso come saldo del conto corrente). Ovvero, l'astinenza da shopping. Tra poco più di un mese iniziano i saldi (quelli veri), quindi nell'attesa risparmio e mi guardo intorno. Sono vietati gli acquisti superflui, eccezion fatta per:
1) Scarpe, se sono quelle dei sogni e costano 30 euro (come i tronchetti rosso bordeaux esattamentecomelivolevoio che una vecchiarda antipatica mi ha soffiato sotto il naso sabato scorso).
2) Colpi di fulmine per capi d'abbigliamento non riassortibili (tipo quelli degli outlet o gli ultimi pezzi di un vecchio arrivo da Zara, dove per "vecchio" s'intende un mese fa), taglia unica, guarda caso la mia.
3) Cosmetica, nel caso di irrinunciabili strumenti di bellezza e prevenzione che non riesco ad ottenere in ufficio al mio solito prezzo di favore, e che siano magari legati a particolari promozioni e omaggi.
4) Calze, guanti, elastici per capelli, regali di natale i cui prezzi non vengano ribassati tra 30 giorni (tipo l'Ipod che mi ha chiesto mio fratello).La restrizione è particolarmente applicata a stivali, profumi, ombretti e rossetti (ce ne son più nel mio bagno che da Limoni&Limoni), ai vestiti che andrebbero presi apposta per Capodanno e dopo 5 giorni verranno scontati del 70%,
Nel frattempo, approfitto di altre eccezionali fonti di appagamento di cui posso godere in questo periodo. Chi vivrà, vedrà.[Replica del mio secondo intervento sul blog di Grazia. Extended version.]
Essere o non essere (in 2)
Riuscire a star da soli è un'arte che non tutti padroneggiano. Dico "arte" perché secondo me c'entra col talento naturale, tanto quanto scrivere o dipingere. Ho amiche che non saprebbero rimanere single nemmeno per una settimana, e non tanto perché sono incapaci di montare una mensola. Essendo state fidanzate sempre, fin dall'età della ragione, non sopporterebbero la condizione contraria. Forse per abitudine, debolezza, dipendenza, o magari semplice attitudine. Queste donne si sentono incomplete, a essere "une". Per loro, La Vita è andare almeno una volta al mese all'Ikea con lui, non sanno pronunciare la parola "single" come Fonzie non riusciva a dire "mi dispiace", e guardano con triste e affettuosa commiserazione le ragazze senza uno straccio d'uomo a fianco (specie quelle in età da marito), a sopportare i loro isterismi e stranezze.
Poi ci sono quelle che invece fanno fatica a stare (seriamente) con qualcuno perché hanno perso l'abitudine ai rapporti lunghi, quindi ai compromessi. Andrebbero presto fuori di matto a condividere i propri spazi (leggi: casa, armadio, ore libere) tanto faticosamente conquistati. Sono persone a cui certi episodi quotidiani da vivere insieme farebbero forse non orrore, ma sicuramente nemmeno tenerezza. La partita in tv, i calzini sul pavimento, i piatti lasciati a putrefarsi sul lavandino, la totale mancanza di gusto in fatto di abiti, l'incapacità di capire le debolezze altrui, nonostante la voglia di stare insieme, a volte mettono a dura prova. Molti di questi inconvenienti sparirebbero fidanzandosi con un gay, ma sappiamo che ciò non è possibile.
L'irriducibile della coppia a volte piglia il primo che capita. La solitaria che non vuole capitolare, li tiene tutti distanti, a meno che non incappi (al momento giusto) nell'Amore Vero. Nel mezzo ci sono i campioni mondiali di Equilibrio.
Io credo di far parte della seconda categoria: da sola me la cavo bene, con gran rammarico di qualche amicizia e qualche parente (no, di tutti i parenti, pure quelli morti, credo). Anche quando si tratta di attaccare un chiodo, portare l'auto dal meccanico o caricarci un mobile (piccolo, che ho avuto l'ernia al disco). Però ho issato dei muri di cemento armato, che solo il più determinato dei guerrieri riuscirebbe a superare.
Stiamo parlando di pura teoria, perché ho avuto modo di sperimentare la convivenza con una persona di cui andavo letteralmente pazza, e di lui non mi dava fastidio proprio niente. Niente, tranne la sua assenza. Però non mi avrebbe mai chiesto di convogliare il mio budget dedicato a vestiti e cosmetici in un conto per le spese comuni. Anzi, mi ha fatto diventare ancora più spendacciona, perché non stavamo insieme.
Ogni tanto ci rifletto, su questa scorza dura che mi si è formata sulla pelle. Ci rifletto perché è legata anche all'età: può una ragazza passionale, impulsiva e sprezzante del pericolo (il rischio di soffrire) trasformarsi in una donna prudente, realista e diffidente? Si. Può farlo, anche senza abbandonare la sua anima... irresponsabile. Sepolta da qualche parte c'è una sciocca, romantica adolescente, ma devo averla imbavagliata e scordata in un pozzo. Ma se fossi nata col dna della Fidanzata doc (se ne parlava proprio da queste parti), credo che nemmeno lavorandoci una vita mi sarei potuta convertire in una Single Consapevole. Invece ho un sacco di amici gay (appunto), e quasi tutte sappiamo come riescano a farci sentire approvate, coccolate e a volte pure invidiate.
Ieri uno di loro mi ha chiesto come va l'amore, se lo "cerco". A me questa cosa del "cercare" mi è sempre sembrata piuttosto stupida, non trovate? Come si può investire energie e impegno pure fisico in una cosa assolutamente astratta e legata anche alla fortuna, al caos, al caso, al destino? Eppure c'è gente che lo fa, che ha sempre avuto un solo, prioritario obiettivo nella vita: quello di farsi una famiglia, a qualunque costo. Per quanto provi a scavare, mi fa più tristezza questo che allungare il braccio e sentire il vuoto di fianco a me sulle lenzuola (per prudenza, dormo in un letto singolo).
Parliamoci chiaro: stando in coppia, si finisce per diventare un'insopportabile rompiballe agli occhi di lui. Stando sole, si diventa un'insopportabile (zitellona) rompiballe agli occhi del lui di turno, che fa una fatica boia ad avvicinarsi.
Non significa che io non butti qualche amo, di tanto in tanto. Ma lo faccio con spirito fatalista, giocoso, senza garanzie (quando mai ne abbiamo?). Spesso succede che l'esca venga raccolta dalla persona sbagliata, e allora... mi consolo con un giro di shopping insieme ai miei amici gay e alle amiche. Anche quelle fidanzate, se non sono occupate a - far - spingere i carrelli dell'Ikea.
Inizia il mese: vado a dormire, mi alzo per qualche giorno, guardo il calendario ed è già il 31. Arrivo in ufficio la mattina: leggo le mail, faccio due cose ed è già ora di pranzo. Ho paura. Già ho sentito pronunciare la terribile domanda "Cosa fai a capodanno?". Di questo passo, dopodomani compio di nuovo gli anni. Mi guardo allo specchio e ho la faccia stanca, con occhiaie "inedite". L'età reale che non ho mai dimostrato sta emergendo a vista d'occhio (anche se altri dicono di no, ma io mi osservo eccome). Mi ricordo delle domande e dei favori richiesti non più la sera prima di dormire, ma dopo due o tre giorni. Mia nipote fa un anno fra tre settimane. Picasso non la frequento dalla nostra vacanza di luglio. Non vedo più nemmeno A. con lo stesso ritmo di prima, travolto pure lui dall'incalzante ritmo lavorativo. Comincio a pensare che dopo una certa età non si debbano fare mestieri troppo impegnativi: la pelle ne risente più di prima, e il cervello fatica a seguire gli eventi, come un meccanismo che comincia ad arrugginire. Lo dicevo io, che dovevo diventare manager almeno 10 anni fa. Ma faccio tutto fuori tempo, si sa, anche quando si tratta di pagare le bollette.
A volte sono proprio spudorata. Non è che lo scopro adesso, eh, ma ieri ne ho avuta l'ennesima conferma.
Mi piace il mio attuale incarico, perché occasionalmente mi calo in una parte non mia. Mi trovo in situazioni che, se dovessi affrontarle ogni giorno, mi annoierebbero a morte, ci farei l'abitudine. Invece, così mi divertono. Per esempio, ieri (al posto di una mia collega) sono andata alla proiezione di "Lezioni di cioccolata", film con protagonista Luca Argentero. Dopo c'era la conferenza stampa con regista, sceneggiatore, attori. Lì mi son resa conto di quanto ridicolo sia a volte il lavoro di giornalista: cosa puoi dire di più riguardo a un film grazioso, divertente, piacevole, ma che non rimarrà nella storia? Quali domande inventarsi? Ma poi, a forza di vedere film, ti viene la faccia da secchione come quella dei colleghi in sala? (Salvo eccezioni, più che altro femminili). Comunque, mi sono consolata sbirciando (nemmeno tanto di nascosto) le labbra carnose di Luca e il suo sorriso sornione. Almeno lui non fa il superiore e ammette apertamente che aveva bisogno di lavorare e, senza la sua bellezza, nessuno l'avrebbe considerato manco de pezza.
La mia missione speciale (nonché unico pretesto per assentarmi l'intera mattinata) era scattargli una foto da pubblicare sul sito web della rivista per cui lavoro. Compito che ovviamente ho portato a termine gloriosamente (nonostante la batteria quasi scarica della fotocamera e il controluce - 15° piano di un palazzo in centro-). Ne ho scattate quattro, di cui un paio decenti. Poi gli ho detto "Le vuoi vedere?", e lui "Nooo, mi fido!", e io "Massì, sei carino, vieni sempre bene...". Mi sono defilata col mio "trofeo", scivolando via dal suo sorriso un po' imbarazzato. Svergognata.
Ho tante buone qualità, ma anche diversi - squisiti - difetti, che contribuiscono a rendermi la persona che sono. Tra quelli che meno mi piacciono c'è l'invidia. Che poi, è quasi esclusivamente materiale: l'invidia verso chi può permettersi di comprare cose belle e costosissime. L'invidia verso la mia collega che fa la beauty editor e riceve ogni giorno bustoni di prodotti da sbavare, a cui ormai nemmeno fa più caso. L'invidia verso chi fa un lavoro meraviglioso (tipo la designer di gioielli di Dior, per dirne uno a caso), o può navigare in mezzo agli Svarowksy (che ame dei diamanti frega poco). Più che altro, è una voglia di accedere a certi beni, che non c'entra mai con l'aspetto fisico, con la magrezza, con la giovinezza (ecco, quella magari adesso comincia a toccarmi). Magari più con la cultura e con l'intelligenza, piuttosto. Cose che non si acquistano.
Come qualcuna di voi sa, io da H&M per comprarmi un capo "di Cavalli" ci sono andata, e per farlo mi sono presa una giornata di ferie. "Di Cavalli" lo scrivo tra virgolette, perché io credo che lo stilista abbia investito più tempo per organizzare il party a Roma, piuttosto che per studiare la collezione. Comunque, ho preso due camice (di seta) che fanno la loro figura, e due accessori di cui mi sono impadronita per miracolo, visto che sono esauriti nei primi 60 secondi dall'apertura del negozio. Ho tralasciato senza troppi rimpianti i vestiti lunghi taglia max 38 (42 italiana), fatti per gente che non ha la mia misura di seno (la 6°), il top ghepardato (che pure non era fatto così male), la biancheria (se non altro per i reggiseni microscopici che io chiamo "copriocchiaie"), e pure i trench, visto che ne ho comprato uno quest'anno, molto carino, alla nuova Oviesse.
Il percorso da viale Piave a Loreto, per una come me è lastricato di tentazioni. Ieri ho tentato per la seconda volta di arrivare - senza fermarmi - da Tezenis, dove l'unico acquisto a cui ambivo erano un paio di slip a vita altissima (da abbinare ai miei ormai numerosi pants che arrivano sotto il seno, esaltando il mio vitino quasi da vespa, tié). Ma sono stata abbagliata da un oggetto all'interno dell'H&M. Si, abbagliata, perché era fatto di una stoffa brillante, luccicante, lucida. Era un tubino, zeppo di ricami in materiale laminato bronzo, oro, argento, e chi più ne ha più ne metta. Non potevo non provarlo, ma i miei timori erano fondati: i tubini son fatti per le piatte, e io, modestamente, no. Mi faceva delle brutte piege sopra il sedere. Prima di uscire dal negozio mi sono imbattuta in due giovani stanghe. Una indossava il trench animalier della succitata collezione. Naturalmente le stava bene, alta e magra com'era. Gli esperti di marketing ci hanno studiate bene, hanno imparato come infinocchiarci. e ormai pure le tentazioni sono indotte. Reagiamo come burattini telecomandati, nel peggiore dei casi. In Buenos Aires, i capi firmati da Cavalli sono esauriti da mo' (in duomo non so, non ci vado da sabato). Ecco perché, seppure all'inizio ho scartato automaticamente l'idea di prenderlo, ieri l'ho quasi desiderato. Poi mi sono guardata nello specchio, dentro il mio bel cappotto nero di Zara taglia L (che la M a volte non mi sta) e sono tornata in me. Ho pensato ai dirigenti del marchio svedese che festeggiano a champagne il successo dell'iniziativa, magari già con l'idea di sperperare le provvigioni di novembre nei negozi più lussuosi della loro città. E mi sono infilata da "Tutto a 1 €" a comprare l'ennesima scatola vuota da impilare in camera, sentendomi una vittima irrecuperabile del più bieco consumismo. Me ne pentirò quando, nel 2012, il mondo (forse) subirà una trasformazione radicale? Non so, ma in fondo la vita è adesso.
Sono passionale e impulsiva, ma anche (inevitabilmente) razionale e un po' cinica. Davanti a una persona nuova, raccolgo ogni elemento a disposizione e lo seziono, lo studio come un prezioso reperto. Ho solo parole? Analizzo quelle, con attenzione quasi spietata. Ci sono punti di sospensione in abbondanza (troppi); frasi tanto lunghe da sfiancare, che nascondono fragilità e messaggi come matrioske; tracce di dolcezza e apertura verso l'ignoto. Nel frattempo, annuso l'aria in cerca di un odore familiare. Mi fido del mio istinto e tento di confrontarmi con la mia diffidenza. Alleata insostituibile, ormai: ne sa più lei della mia ingenua irruenza. Non c'è bisogno di arrivare fino alla "fine" per sapere come andrà: c'è sempre un momento in cui le bandierine che distinguono gli ultimi metri della corsa si avvistano all'orizzonte. Per ora, non sono nemmeno al primo giro.
Donne&motori, gioie poche e più dolori
Volete il prototipo di una donna indipendente e coraggiosa, che cerca di arrangiarsi da sola, che si è abituata a cavarsela senza un uomo, praticamente da una vita? Eccola qui.
Volete il prototipo di una donna che riesce a seguire tutti gli aspetti burocratici della sua vita senza perdere un colpo, e che all'occorrenza sa cambiare una gomma (che non sia quella da masticare)? Non guardate me.
La mia auto, comprata usata quasi 12 mesi or sono, produce un lieve cigolìo. Durante un estemporaneo eccesso di efficienza, prendo appuntamento col concessionario (visto che l'anno di garanzia non è ancora scaduto) per fargliela controllare. Nel frattempo, siccome sono una che guarda tanta tv, compreso le Iene, mi sono chiesta se avrei dovuto fare pure io il Bollino blu. Vado dal mio meccanico di fiducia, e mi conferma che l'ora di farlo è già scaduta. Guardando il libretto di circolazione, scopriamo che la prima revisione andava fatta a marzo di quest'anno. Che sorpresa! D'altra parte, voi investireste del tempo a cercare una scritta a matita all'interno di un pezzo di carta, che sta dentro un contenitore, nascosto nel cruscotto, dietro ai giornalini coi locali di Milano?
Per l'occasione, il meccanico mi fa notare che le gomme anteriori sono ormai liscie (strano - dal momento che ho fatto solo 2000 km - ma innegabile). Cosi mi accordo per lasciargliela questo lunedi.
Poi mi dico: è troppo sporca, che indecenza, ci perdo la faccia, una come me, suvvìa. La porto all'autolavaggio dietro casa mia, ancora carica di spesa dell'Esselunga, coi fermenti lattici dell'Activia che gemono in sottofondo, timorosi di crepare anzitempo. Il signore, piccolo e magro, si ferma gentilmente oltre il suo orario di lavoro solo perché sono una donna. Mi consiglia di non lasciarla vicino al percorso dei tram, che la ruggine dei binari corrode la carrozzeria e anche i vetri. Ma quale automobilista rinuncerebbe a un parcheggio sotto casa? (In particolar modo, pensate a una donna sola alle 3 di notte).
Ieri mattina prendo la Matiz e la porto in officina. Nel frattempo, la simpatica canaglia del concessionario mi scarica con una padronanza di stile che mi stupisce: la nostra relazione è finita, anche se mancano 10 giorni alla scadenza della garanzia.
Ammiro la fonte dei miei crucci del momento: la vernice pacatamente lucida fa risaltare, vicino ai fanali posteriori, una bottarella lasciata la notte precedente da un imbecille imbranato che non sa fare inversione a U senza lasciare tracce.
Devo cambiare pure le pastiglie dei freni. In totale, il preventivo del meccanico è di 300 euro. Musica per le sue orecchie, ma non per le mie: mi costa quanto il nuovo Ipod, che avrei voluto comprarmi. Vorrà dire che continuerò a cantare sovrastando la radio.
Ieri sera ero davvero incazzata. Mooolto, molto incazzata, come mi capita poche volte l'anno. Alle sei meno cinque, ho avuto una discussione con una donna che lavora nella mia azienda (chiamarla collega non me la sento proprio, chi la conosce?!), una che ha fatto già perdere la pazienza a tutti e anche a me, anche se finora ero riuscita più o meno a contenermi. Ma c'è sempre una frase che mi fa accedere e trasformarmi in una specie di mostro che scoppia di rabbia. La testa fa un giro completo come nell'Esorcista, mostro un'altra faccia, e virtualmente sputo una lava incandescente che avrebbe tutta l'intenzione di distruggere il mio rivale in pochi secondi. Comunque, anche se questa persona sta sopra di me nella scala gerarchica, non ha il diritto di darmi ordini. E la frase che ha fatto venir fuori la belva che c'è in me, credo sia stata "Cosa c'è di più importante, in questo momento?" (intendendo il lavoro che sto facendo). La risposta è stata "Che ho un appuntamento e tra cinque minuti me ne vado di qui!!!" (si, con tre punti esclamativi, e anche di più).
Son momenti belli, in un certo senso, in cui non importa quello che è giusto e non importa se quello che sto facendo mi metterà nei guai, perché tanto non ho scelta, non ho il controllo di me. Anche se poi non riesco a sfogarmi del tutto, e rimango nera per un pezzo. Nemmeno dopo un'ora di attrezzi in palestra e 50 minuti di cyclette leggendo il penultimo libro di Palahniuk, sono riuscita a distrarmi del tutto. Anche perché in contemporanea mi era saltata la serata con A. (a me e pure a lui, poveraccio). Poi sono andata con Codex a una festa ai Magazzini piena di ragazzini di 17 anni. Tornando a casa dopo aver accompagnato la Cod, mi sono persa. Stamattina in radio hanno trasmesso Space Oddity, niente di meglio per mettersi in pace col mondo. Insomma, quasi.

This work is licensed under a Creative Commons License.


LadyK • 29/11/2007 14:15