Mi piace andare alle feste. E mi piace incontrarci facce amiche, che mi abbracciano e mi dimostrano affetto. Mi piace anche uscire dalle feste con qualche regalino dedicato alla stampa, mi piace quando i cocktail sono buoni e il cibo pure. Mi piace quando appena arrivata mi fanno intervistare da italia1, anche se non sono preparata e devo inventarmi tutto, già solo per il fatto che la gente si chieda chi diavolo è quella tizia e cosa ci fa in mezzo a una massa di teenager filiformi. Mi piace che, dopo mesi dalla mia richiesta, abbiano detto sì, te lo diamo l'accredito per il concerto dei Negramaro. Mi spiace solo andarci da sola (in mezzo a 40.000 persone), ma si vede che è destino, dovevo esserci. Mi piace quando mi basta poco per tornare a star bene.
Nooo, ma poi passa. Passa sempre. Sarà la pressione bassa, o la bassa pressione sul nord Italia.
Sarà che ci siam giocati uno dei mesi più belli dell'anno.
Sarà la primavera capricciosa che scombussola tutto quanto.
Sarà che non riesco a concentrarmi e al lavoro sono rimasta una spanna indietro con tutte le scadenze.
Sarà che interrompere per un mese e mezzo la frequentazione in palestra non è stata una grande idea. Mi sento fiacca, pesante, come se indossassi la corazza di Ironman, non riesco ad addormentarmi e mi sveglio troppo presto. A volte giro in mutande per casa, specie la mattina mentre preparo il caffè, e mi guardo riflessa nel vetro sopra la cucina a gas. Il contrasto luce-ombra mi rimanda una scansione piuttosto precisa della mia silhouette, evitandomi però il trauma di vederla tutta intera, come l'armadio a specchio in camera. È stato allora che ho notato i fianchi e la pancia lievitati in modo insolito. Che roba è? Non posso essere perennemente in SPM. Mi sono forzata a salire sulla bilancia. E ho visto - orrore! - che sono tre-chili-tre oltre la mia media. Mai raggiunto questo peso negli ultimi tre anni, e pensare che due mesi fa ero perfettamente in linea.
Così rieccomi ad applicare la disciplina. Sì, a parte il pranzo di ieri a base di lasagne (avanzo di domenica: con che cuore avrei potuto buttarle?). E a parte l’aperitivo della serata all’Invillà, con tutto lo staff del blog di Grazia e un paio di ritrovati blogger del mio vecchio giro. Rinunciare a tutti quegli stuzzichini deliziosi, in quell’atmosfera rilassata e tra facce amiche? Giammai. Ma oggi, insalata. Perché la mia idea di equilibrio è proprio questa: l'alternanza tra indulgenza e disciplina, senza mai cadere nell'eccesso. Mai mangiata una torta intera. Mai svuotato il conto in banca per dei vestiti. Forse stavolta ho peccato di troppa fiducia nel mio corpo, lasciandolo da solo a cavarsela e ascoltando solo le voglie. Oppure, anche stavolta, sta cercando di dirmi qualcosa. Sto trattenendo qualcosa che mi pesa, non solo il grasso. Ma cosa? Quello che sento è che... sento troppo poco.
Uff, almeno lui soffre. Almeno lui ha amato. Almeno ha sentito il cuore battere forte, si è arrabbiato forte, ha fumato forte, ha bevuto forte, mi ha voluta fortemente, ha puntato tutto (e ha perso, ma quasi lo invidio per il suo tentativo). Io? Mi sento solo un po' più sola di prima. Ma poi, siamo sicuri che lui soffra ancora? O ha smesso? Di già? Chi lo sa.
C'era un articolo intero su Elle di maggio, a proposito della delusione che provano le donne quando l'uomo, che pure hanno lasciato di loro spontanea volontà, in men che non si dica le sostituisce con un'altra. Non si fa così. E allora, tutte quelle belle parole, che senso avevano? Eh no, ci sono dei rituali, dei passaggi obbligati da rispettare, la sofferenza, i confronti, il passato insieme... Ma che sto dicendo? Io mica lo so se son stata già rimpiazzata. Non ne ho idea, eppure mi sento un po' "tradita". Perché rispetto il suo silenzio anche se vorrei romperlo. Che stupida. Mi consola perché in quell'articolo c'erano fior di psicologi che legittimavano questo stato d'animo. Beh, certo, da qualche parte diceva anche qualcosa a proposito del narcisismo che subisce un duro colpo.
La cosa bella è che lo so: anche se ora non sono in me, tornerò presto. Prestissimo. Tutta d’un botto, come l’estate che sta per caderci tra capo e collo (sudati).
Nel periodo di distacco e di silenzio forzato, mi ha confessato di essere passato di qui. Ma è rimasto piuttosto deluso, perché non ha trovato altro che qualche accenno, celato sotto lo pseudonimo che ho scelto per lui. Quello di "Supereroe": nato per scherzo, quando ho cominciato a giocare con le parole ispirata dalla sua prestanza fisica, arrivando a paragonarlo a Batman (e io Vicky, la giornalista del primo episodio cinematografico).
Non ho mai voluto parlare esplicitamente di noi. Non vedo perché avrei dovuto, visto che faticavo a farlo anche con lui. La verità è che mi sono nutrita di speranze per un po'. Mi sono data tempo per vedere se questa storia poteva avere un percorso diverso, se mi avrebbe stupita. Ho cercato di entrare in meccanismi a cui non sono abituata e spesso non ci sono riuscita. Quando la frustrazione superava l'intenzione di arrivare in fondo, m'innervosivo fuori misura. Mi sono chiesta tante volte cosa fare e, dopo l'ennesimo tentativo andato a vuoto, ho deciso di liberarlo. Quasi tutti dispiaciuti, quasi nessuno sorpreso.
All'inizio ho pensato: so cosa prova, ci sono passata. Eppure è talmente bravo a gestire la cosa da spingermi a dubitare dei suoi "sbandierati" sentimenti. È una delle sue qualità che potevo solo intuire. Ci sono cose che non troverò mai più in un uomo, e gliel'ho detto, ma non bastavano. Quello che non gli ho detto sono le cose che mi mancheranno di lui: le espressioni buffe, il modo delicato in cui si avvicinava a me la mattina, quell'intuito quasi ultraterreno per cui non gli si può nascondere nulla, il suo essere inverosimilmente pudico, la mancanza di volgarità, l'intelligenza, la voglia di fare. Non ho potuto dirglielo, perché mi sembrava sleale. È stato più facile, più spontaneo, parlare di quello che non andava. Dovesse passare di qui ora, lo verrà a sapere.
Ho guardato questo blog e mi son chiesta se ha ancora senso portarlo avanti. Ma avevo bisogno di scrivere da qualche parte e, nonostante tutto, non riesco a farlo altrove.

Silvia Ziche docet
Il matrimonio è avvenuto, nessuno ha dichiarato di avere qualcosa in contrario, si è mangiato, bevuto, festeggiato (anche il compleanno della sposa), celebrato un addio al nubilato con tutti i crismi (compresa sbronza della futura signora) e io spero che vivranno felici e contenti come lo sono adesso. A mia madre si è scollato il sandalo appena fuori dalla chiesa, così mi son persa le foto di gruppo. Mia nipote non ha riconosciuto i genitori, così in pompa magna, e le fedi - sull'altare - le ha portate a me invece che a loro. Era prevedibile. L'ho vista ballare sorridente a ritmo dell'organo e sollevare il ditino dicendo ssszia per gran parte della cerimonia, mentre mia madre parlava (proprio per tutto il tempo) con la consuocera. Penso non si siano concentrate nemmeno allo scambio delle fedi, ma quel momento me lo sono perso pure io, lo confesso.
Cinque giorni di full immersion famigliare in cui ho accantonato il resto del mondo, che ora torna a chiedermi (il) conto. La foto qui sopra è stata scattata sabato mattina. Nel vaso c'è una rosa del mio balcone, con dei fiorellini d'ignota natura che hanno preso possesso di uno dei vasi vuoti. Nell'acqua, un residuo misterioso. Dopo una macchia a forma di cuore sul mio copriletto in shantung, è arrivato anche questo segnale da non si sa dove. Forse un augurio da recapitare? Un messaggio? Come dire: l'amore, se non è proprio quello romantico, da qualche parte arriverà.
Avere un blog pubblico è sempre "pericoloso": se non parli di certe cose, ti chiedono perché non lo fai. E se ne parli, non dovevi farlo. Comunque vada qualcuno punterà il dito, e quel poco di spontaneità che vorresti esprimere, svapora nell'aria.

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LadyK • 31/05/2008 15:13