Mi pare di averlo letto in qualche oroscopo, non so quale, che questo poteva essere un periodo di "ritorni". In effetti mi ha rintracciata un vecchio amico, nonché quasi socio, che all'epoca (almeno 8 anni fa) aveva impiegato tutta la sua energia in un progetto ambizioso e strampalato. Anche adesso è impegnato in una roba del genere, ma mi sembra molto più maturo e concreto, anche se ancora insegue i suoi sogni. Mi fa piacere che mi abbia trovata, e a lui - pare - pure di più. Io invece ne ho cercato un altro, di vecchio amico, che però non se la passa bene come pensavo. E mi dispiace, perché è molto in gamba. Poi ho ritrovato anche un'altra amica ex collega, grafica (ma esattamente non ho capito cosa fa l'azienda in cui sta adesso), grazie a Facebook. Per Laura, l'amica d'infanzia che mi scrisse quest'estate, è stato ed è un pessimo periodo. E trovo strano che scriva a me per chiedermi consigli, per sfogarsi, dal momento che non ci vediamo/sentiamo da una vita. Poi si è rifatto vivo Marcello, quel pazzo che ringrazio ogni giorno per avermi fatto conoscere il suo migliore amico: A. Nessuno dei due lo frequenta più da anni, con la differenza che A. l'ha incontrato un paio di volte nella loro terra madre (dove neanche lui sta più). Marcello - che all'epoca aveva fatto il diavolo a quattro per dividerci e allontanarci - si è stupito di sapere che io e A. ci frequentiamo ancora ("Amici? No, veramente siamo molto più che amici" ha cercato di spiegargli il mio compagno d'avventure, con sua (e mia) somma soddisfazione). Allora non avrei mai pensato che tra noi si creasse un rapporto tanto esclusivo e originale, tanto più che all'inizio eravamo io e Marcello ad averlo, pure se nemmeno lontanamente paragonabile a questo. Non sono ancora sicura che esista un Disegno Divino, però a volte i punti fermi che mettiamo nella nostra vita, e che poi sembrano dissolti, si ripropongono nei momenti più imprevedibili. Come a creare una rete, una ragnatela, come un viaggio nel tempo che crea delle connessioni, dei paracadute che tornano utili. Che potrebbero tornare utili. Che potrebbero salvarci oppure offrirci un'altra possibilità.
Non so se mi fa più rabbia o sorridere (dipende, a seconda delle volte) che gli uomini siano così miseramente prevedibili. Fatti con lo stampino. Prima di venire a letto con te fanno le capriole per mettersi in mostra, sono sdolcinati, intraprendenti e magari insistenti. Dopo, invece, perdono la capacità di dire anche solo "ciao" per paura che ogni loro parola venga fraintesa ("Oddio, ci sono stato a letto, vorrà mettersi con me! Via, scappiamo!"). Lo so, è nel loro dna poverini, e l'età non conta. Ma non riesco a giustificarli del tutto.
Non parliamo poi dell'unica volta in cui sono incondizionatamente generosi, e se dicono "Prendilo, è tutto tuo!" non stanno certo parlando di un assegno in bianco per appagare i nostri bisogni primari (borse, scarpe, vestiti ecc ecc). No, ovviamente si riferiscono a qualcosa che non costa nulla e, anzi, regala loro parecchio divertimento.
Vi è mai capitata, poi, la beffa dello schiaffo sulle chiappe? Quella che noi riserviamo solo alle angurie per sentire che suono fanno e capire se sono abbastanza mature, insomma. Perché io, fino a un certo punto, pensavo che fosse un gesto confinato in scene di telefilm tipo Sex & the city o Californication. Invece poi mi è successo di subirlo, e ogni volta rimango allibita: mi viene da ridere, ma faccio finta di niente per non svilire... il momento.
Comunque, in fin dei conti, preferisco pensare di essere sfortunata e che prima o poi qualcuno ricomincerà a sorprendermi piacevolmente (la speranza, si sa, è l'ultima a morire). Ma forse pretendo decisamente troppo. :-)
«Io non capisco, perché compri tante scarpe? E gli stivali!!! Che poi passano di moda! Non è meglio comprarne due paia buone e usarle finché non si consumano?». Come faccio a far capire a mia mamma che è un discorso assurdo, impensabile, irragionevole per una come me? Come faccio, tra l'altro, se ho solo un fil di voce dal momento che è la mia settimana di mal di gola da ariete?
Equilibri planetari
Sono al tavolino quadrato del Mondadori café, chiacchiero amabilmente con un ragazzo, 15 anni più giovane di me e con una faccia d'angelo, nonostante cerchi di trattenere fantasie (per il momento) inconfessabili. E ovviamente chi mi chiama, con la sua voce carezzevole che non si sa dove vuole andare a parare? Si, Mr Big. Mi dice " Ma dove sei? Ti sento lontanissima", e forse è così, perché il mio cuore stavolta non sobbalza. Lo chiamo "tesoro" ma gli dico "Possiamo sentirci più tardi?". E sì, più tardi lo richiamo, è sempre lui, brillante e simpatico, ma io mi sono presa una pausa. Anzi: mi sono immersa nella realtà. Ci tieni tanto a me, l'ho capito, siamo amici, ok: è come dici tu.
Dopo vado da mia nipote ammalatina, che in una settimana ha imparato a dire "zia Katia" e non più "Tatia", e un po' mi spiace (devo cambiare title al blog?). Pare che mi nomini ogni volta che vede una borsa in una vetrina, e se non è intelligenza innata questa...
Fanculo a Mr Big, che fa tanto l'amico e mi incita a fare incontri, io stasera mi sono divertita un sacco. E ho fatto incontri, sì. Magari che valessero la pena uno solo, e pure un po' pazzerello, ma simpatico come tutti i tipi pazzerelli e molto, molto sociali. Si è pure autoinvitato a una mia prossima cena, e quando gli ho raccontato del mio amico si è rotolato dalle risate. Grazie, Milano degli eventi, degli aperitivi, delle mostre e degli incroci dei destini.
Poi c'ho un altro puntello. Che magari durerà il tempo di una sera, ma promette di essere divertente. In ogni caso fa bene all'umore, oltre a quello che sono riuscita a fare io per me stessa e a quello che son riusciti a fare gli amici. Grazie alla Rete (e alle mie scarpe).
Se penso a quanto sono stata male per il silenzio di Mr Big, non mi capacito. Avevo ragione di crederlo, ma lui dice che assolutamente no, non voleva mettere nessuna distanza, e si è scusato. Facciamo che meglio così, facciamo che adesso sono più tranquilla, e comunque se non gli avessi scritto non avrei mai avuto una reazione.
Dev'essere stata la luna piena in ariete di stanotte, chissà. O forse che quando si allenta la presa le cose tornano indietro come un elastico.
Ieri mattina mi sono finalmente svegliata più leggera, più serena, più equilibrata. Sì, l'ambiente lavorativo non è il massimo (un giorno vi parlerò di Tintoretto e la sua innamorata), ma finché non nascono nuove prospettive (il colloquio con l'A.D. è servito senz'altro) devo tener duro.
Alla luce di questa nuova calma mi è venuto spontaneo mettere insieme tre frasi per una mail concisa, diretta, delicata ma forte al tempo stesso, che andasse dritta al punto. L'ho sottoposta a due persone di fiducia che l'hanno approvata in pieno ("un tranquillo pugno nello stomaco"), l'ho lasciata lì un paio d'ore, poi l'ho spedita. Lo so, queste iniziative sono mal digerite da chi si sente in torto e sta in qualche modo fuggendo dai problemi. E adesso - come mi ha detto un noto esponente maschile del blogworld - potrebbe passare ancora più tempo prima di un contatto, o magari - secondo CBC - non ce ne sarà più uno. Ma alla possibilità di dire l'ultima parola ci rinuncio malvolentieri.
Ho anche ricominciato a dormire, anche se ciò significa sentirsi di piombo al mattino e non volersi alzare. Ho persino sfogliato Sale&Pepe, segno che ho di nuovo voglia di cucinare qualcosa per qualcuno. L'ultimo segnale di ripresa sarà fare la spesa all'Esselunga (cosa che non faccio da agosto): vi terrò informati.
C'ho sto tarlo, questa cosa irrisolta, questo chiodo fisso. E il chiodo, anche se lo schiacci con un altro, non sparisce, anzi: si ficca dentro ancora di più, e dopo diventa molto complicato sfilarlo via. Il fatto è che io non sto bene se non agisco, se non parlo, ma devo aspettare il momento giusto. E aspettare è snervante, si sa. Quindi, cerco di tenermi occupata e non pensare a tutti quei discorsi sul destino, sul sono felice di averti conosciuto, idem, tutti i gesti e le false promesse (ma come ho fatto a cascarci? Mah). Per fortuna i soccorsi arrivano, anche sotto spoglie inaspettate. E se ogni tanto mi viene la faccia brutta, che mi fa sembrare più vecchia, io mi curo: di metodi, là fuori, c'è solo l'imbarazzo della scelta.
Se Brezny dice che "è la stagione del feedback", allora andiamo e chiediamolo.
Domattina sono a colloquio dal mio A.D.
Quanto a Mr Big, forse ha mangiato un fungo allucinogeno e si è rimbambito, oppure - più probabilmente - ero rimbambita io dall'ammmooore e ho preso un abbaglio.
Da Californication, conversazione tra Hank Moody e la figlia adolescente, alle prese con la sua prima infatuazione (verso il suo giovane e rockettaro insegnante di musica).
«Ho il cuore a pezzi... Quando smetterò di soffrire?»
«Tesoro, lo so che ora ti sembrerà una lezione orribile, ma... se sei fortunata, mai!»
Ora, non crediate che io l’abbia digerita. E non crediate che ci abbia messo una pietra sopra, non ancora. Però un “grazie” ci sta. Forse è proprio questo il significato di tutti quei “grazie” che ci siamo scambiati in questo mese: era per le emozioni provate. Era “Grazie per avermi fatto battere il cuore, ancora una volta, mi ero scordata/scordato quanto fosse bello”.
Sì, ma mica ho rinunciato a capire cosa è cambiato e perché. (Io non ci rinuncio a essere io, perché io valgo!)
Il piano di "ristrutturazione" chiamato NO MORE PANIC è iniziato sabato. Ok, A. talvolta esagera, ma non è bello sentirsi dire "Non ti ho mai vista così giù" e "Sei ingrassata" nella stessa sera (più la prima o la seconda cosa?). Anche questo tiepido sole (che però in casa non si sente) aiuta a dire basta, basta lamentarci e soffrirci. Forse le scosse di assestamento sono finite, buttiamo via i detriti e rimettiamo in ordine.
È vero, qualcosa è cambiato, qualcosa che non ho potuto controllare, in due settori importanti della mia vita. In un improvviso sprazzo di razionalità ho capito che può succedere. Uno può cambiare idea, anche se si fa chiamare Mr Big, però io non posso stare ad aspettarlo, non posso rimanere in balìa delle sue decisioni, non posso permetterMI di lasciarMElo fare. E lui certo non me lo ha chiesto, ha solo messo in atto uno dei comportamenti che detesto di più: l'incoerenza. Sabato ho finalmente dormito senza svegliarmi nel cuore della notte.
Tre ore equamente divise tra esercizi agli attrezzi, cyclette e percorso di benessere sono serviti di sicuro a espellere parte delle tossine (il peggio era ingoiare il boccone amaro, ora bisogna aiutare il corpo a smaltire il veleno). In più manicure, pedicure, riordino dei 2 cassetti della biancheria (con conseguente esplosione di millemila paia di calze, reggiseni, vestagliette e slip che prendono possesso della camera). Questa settimana sarà dedicata a ritrovare l'equilibrio, nonostante le cattive notizie continuino ad arrivare un boccone per volta, anche come spuntino di metà mattina. Io sono più forte, io sono più forte, io sono più forte.
«Tasea vene szia Tatia», pare abbia detto alla sua nonna una splendida, paffutella, energica bambina (soprannominata Terminator), in base a non si sa quale rosea aspettativa. In realtà la zia è dall'altra parte della città, e guarda la Madonnina dal quindicesimo piano di uno dei siti più chic della metropoli, durante una delle presentazioni più noiose, pedanti e disertate mai viste. Fingendo di ascoltare, stuzzica dai vassoi dei camerieri compiacenti l'immancabile parata di finger food (belli i micropiattini che, come ogni volta, infila in borsa come souvenir), cercando di godersi la compagnia di CBC e altri due simpatici colleghi. "Godersi" è comunque una parola forte, visto che i pensieri si moltiplicano nella sua testa. Da poche ore ha dovuto sgomberare la sua scrivania vicino alla finestra (per passare a un'altra senza) e lasciare il suo lavoro dell'ultimo anno, per tornare alla precedente occupazione che (seppur dignitosissima e qualificata) aveva accantonato senza rimpianti. Poi c'è il silenzio di Mr Big, l'insonnia da un mese a questa parte, A. che se ne vuole andare, e come se non bastasse anche una piccola bega familiare. E tutte le persone che le stanno vicine, che sono indispensabili, che non sono neanche poche, finiscono per non essere sufficienti. Per una volta pensa che nemmeno quattro bicchieri di vino sono abbastanza: le danno solo un lieve stordimento, sì, non sarebbe male vivere in quel torpore morbido e accogliente. Non è difficile capire cosa provano e cosa cercano - invano - gli alcolisti, ma non è certo lì che vuole arrivare. Sa benissimo che tra un paio d'ore sarà di nuovo lucida e le piacerebbe almeno avere tanto sonno. Le piacerebbe fare un pianto forte, sfogarsi, liberare i chakra, le piacerebbe chiudere gli occhi e tornare a un mese fa, anzi: un mese e una settimana sarebbe perfetto. Non è che la vita cambia quando meno te l'aspetti, è che in realtà non te lo aspetti mai.

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LadyK • 31/10/2008 16:06