Che freddo faceva a Cagliari, quasi più che a Milano! Ho visto gente col piumino, guarda te, anche laggiù. Lunedi pioveva pure, così mi sono dovuta rifugiare per qualche ora nei pochi negozi che fanno orario continuato (perché al sud tutti aprono alle cinque pure d'inverno, inconcepibile per un milanese). (Sì, sono riuscita a fare shopping, ovviamente!). Che poi, ufficialmente per mia madre ero in Liguria, per non turbare fragili equilibri una piccola bugia è concessa. Certo, se mi fosse accaduto qualcosa (il crash dell'aereo? Un'aggressione in aeroporto?) non so come avrei fatto a nascondere la destinazione del mio viaggio. Quando sullo Shuttle per Malpensa è salito un arabo con tanto di turbante rosa e assistenti, o quando all'imbarco di fianco al mio hanno annunciato che l'aereo per Pisa avrebbe subito un ritardo imprecisato perché colpito da un fulmine durante l'atterraggio, ho avuto dei dubbi sul mio "piano".
E poi una coincidenza: l'amica che mi ha ospitata ha incontrato (per la prima volta dopo tre anni di permanenza nella stessa città) Marcello il pazzo, quello che mi ha fatto conoscere A. nel 2000, e che ha fatto il diavolo a quattro per stroncare sul nascere (per gelosia) la nostra profonda amicizia. In questo breve trip di tre giorni (che si può dire sia stato un spostamento quasi perpetuo) ho sentito molto la mancanza di quello che doveva essere il mio compagno di viaggio, cioé proprio A., che invece è dovuto rimanere a casa per accontentare il pubblico della Fashion week. E sarà anche l'ultima volta, perché con ogni probabilità l'anno prossimo non sarà più qui. Anzi, non sarà qui molto prima. Tra pochissimo, si può dire, anche se non sappiamo quando. E se questo per me non ci voleva, per lui sì, era quello che voleva, anche se gli mancherò e gli mancherà Milano. Quindi dovrò ribilanciare la mia vita anche in vista di questa futura mancanza. Eh sì, cari amici, sono tempi duri per LadyK. Eppure, nonostante i giorni di grande scoramento, le difficoltà come al solito rinforzano, anche se rendono molto più rari i momenti di entusiasmo e di buonumore. Ma la cosa che più mi preoccupa* è che stasera "devo" andare all'inaugurazione del negozio di Frankie Morello e non sono vestita in modo adeguato.

(* si scherza, suvvia!)

Al volo sul LadyK • 26/02/2009 17:24 •_• commenti (6)

C'è il sole e io sto bene. Forse proprio perché c'è il sole o perché oggi è sabato e andrò in giro per negozi (ultimamente mi son tenuta un attimino indietro, non fosse altro che per l'overdose dei saldi). A proposito, ho visto I Love Shopping in anteprima e mi è piaciuto. Peccato che non ero concentrata al 100% perché la testa di cazzo con cui lavoro mi aveva rovinato la serata prima di uscire. Ho preso un appuntamento con l'Amministratore Delegato e lo pregherò di spostarmi appena possibile. Gli dirò quello che gli ho già detto mesi fa, ovvero che io posso dare di più, se me ne dà la possibilità. Non gli posso dire che lavoro sotto uno stronzo, perché è uno dei suoi dipendenti preferiti. Forse sono di buonumore anche perché stanotte ho sognato che lo stronzo se ne andava, di sua spontanea volontà.

C'è il sole e mia mamma ha fatto i suoi strufoli, una cosa che non esiste nelle pasticcerie e che mi piace un sacco. Non sono quelli napoletani, lei li chiama così e dice che sono toscani, ma forse se li è inventati. Buon sabato a tutti.

Al volo sul LadyK • 14/02/2009 14:21 •_• commenti (10)

Ho comprato una nuova macchinetta per il caffé. Anzi, siccome dentro di me c'è una piccola Becky* che non riesce a resistere a certe offerte (sconti al 50% e offerte 2 al prezzo di 1), ne ho comprate tre. Che insomma, una macchinetta è sempre un regalo simpatico. Si chiama Cuor di Moka, versione da tre tazze: promette di offrire solo il meglio del caffé "eliminando" il vapore, per questo le porzioni poi sono due. Ed è vero, stamattina l'ho provata, nel tentativo di migliorarmi la giornata. Ho sorseggiato un caffé prelibato, con retrogusto al cacao. Una tazzona di energia. Che però non è stata ancora sufficiente per affrontare la faccia d.m. che come al solito mi aspetta qui.

L'altro giorno A. mi ha detto "È come se tu avessi gettato la spugna". Così ho contato i mesi che sono passati da quando ho iniziato ad essere totalmente insoddisfatta di quello che faccio, e un po' mi sono spaventata. Perché se all'inizio ho fatto il possibile per togliermi da questa situazione, poi il tutto è diventato talmente delicato e precario che la paura mi ha paralizzata qui. È vero che un timido tentativo l'ho fatto anche poco tempo fa, ma poi non sono andata fino in fondo, anche perché non credo che le cose migliorerebbero di molto. In quest'azienda sembrano esserci replicanti dei personaggi peggiori in ogni dove, e si cadrebbe dalla padella alla brace.

L'abitudine aiuta l'essere umano a non impazzire, a tirare avanti, ma la conseguenza negativa è che finisce per fossilizzarsi. Non basta assolutamente più ripetermi che comunque ho uno stipendio e per ora nessuno vuole mandarmi via, perché ogni giorno che passo così è un giorno buttato, un giorno in cui mi sento svilita e poco creativa, un giorno in cui non posso esprimermi. Un giorno in cui mi tocca subire gli umori di una persona che non stimo, oltretutto mentre se la fa con un'altra sotto il mio naso (e lasciando - secondo autorevoli testimonianze, cioé la donna delle pulizie - in giro per gli uffici liquidi corporali facilmente identificabili), aumentando la discriminazione. "Se fosse l'ultimo giorno della tua vita, diresti che quello che stai facendo è quello che vorresti fare?". La risposta è ovvia. Non so quale potrebbe essere lo sbocco: diventare talmente disperata da fare un gesto estremo? Tentare il tutto per tutto - quello che ancora non ho fatto - per uscirne ed evitare che questa frana si porti dietro quella riserva di vitalità che mi è rimasta? Estate Indiana ha scritto di contare sulla crisi che in qualche modo la costringa a cercare qualcos'altro. È un po' quello che è successo al mio direttore quando è stata licenziata: ora fa quello che desidera, peccato che la sua buona uscita e il suo stipendio non siano paragonabili nemmeno lontanamente a quello di un normale impiegato.

Io, che mediocre non mi sono mai sentita e mai mi sentirò, so di dovermela cavare con una certa classe. So che questi sono i miei standard e nemmeno per un momento ho pensato di svalutarmi. Ma è quello che stanno facendo altri, e quello che sto cercando è il modo di fermarli. Ma devo pensarci ogni giorno per non scordarmelo. Perché a volte ci si dimentica persino di essere infelici.

*Becky Bloomwood, la sperperona protagonista della serie letteraria "I Love Shopping").

Al volo sul LadyK • 10/02/2009 13:28 •_• commenti (4)
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