Quest'anno volevo un mood di più intimo per "celebrare" il mio compleanno. Amici selezionati, posto piccolissimo, luci soffuse. Perché ho voglia di rilassarmi, nonostante i contrattempi che si sono accavallati per stasera (chi non può venire, chi verrà dopo, chi deve scappare presto). E ho voglia di essere circondata da meno persone ma a cui posso dare attenzione, e che possono darmela. Insomma, scambiarsi qualcosa. Perché questo inverno difficile mi ha resa più distratta, svogliata, amareggiata. Anche per questo ci sarà - come sempre - qualcosa di dolce per tutti. Quest'anno l'ho chiamato Non Compleanno, visto che non scatta prima di mezzanotte. Perché mi sentivo un po' fuori fase, come Alice nel paese delle meraviglie (ma di quelle ne ho viste ancora poche), rincorsa dal frettoloso e stressante Bianconiglio*. Presto ch'è tardi, ma è presto per arrendersi. "È un inverno che va via da noi/Allora come spieghi/Questa maledetta nostalgia/Di tremare come foglie e poi/Di cadere al tappeto?" (Malika Ayane)
*Per mantenere l'atmosfera, metterò in palio, a sorteggio, un coniglio di cioccolato fondente. Sono un genio, lo so. ;.)
Sole. Splendido splendente. Ma sarà davvero-vero? Ne siamo fuori? O come ogni anno ci tocca lo scherzetto di fine inverno? Io comunque le maglie a collo alto e gli stivali li sto mettendo via, su in alto, a tre metri dal suolo. Il piumino 'sto weekend lo porto in lavanderia e gli stivaletti dal calzolaio. E ho comprato due paia di scarpe colorate e una borsa rosa antico molto frivola che mi si cuce addosso come... una borchia.
Poi sono passata al contrattacco contro i chili (pochi ma fastidiosi) che zitti zitti son diventati sempre di più e sempre più di troppo. Per chi? Per me. Qualche libertà, qualche "massì, chissenefrega" ed ecco i fianchi e la pancia lievitati. Sono disposta a tutto pur di sconfiggerli, pure a un'ora di passeggiata quotidiana (anzi, ho cominciato oggi, con mezz'ora). Mia madre, inflessibile e ipercritica come sempre, ha già cominciato col suo tormentone e mi presenta piattoni di verdura lessa appena può. E io ci sto, perché ci sono abituata, non è un gran sacrificio e comunque è necessario, come rifiutare la pizza (due sere di seguito) e ripiegare sul minestrone.
Eppoi mi sono tagliata i capelli, coi colpi di sole rossi. Che io non amo andare dal parrucchiere, anche se l'anno scorso me ne piaceva uno. Non sono come quelle persone che, se vogliono dare una svolta o hanno voglia di un cambio netto, ci danno anche un taglio. Perché di solito in quei momenti si è un po' fragili e sensibili, e non sarei in grado di sopportare una delusione. Così ricorro alle forbici solo se son pronta ad affrontare il risultato. E questo mi piace, forse ho trovato la persona giusta.
Poi. Sul lavoro ci sono quel minimo di equilibrio e serenità (da parte mia) che mi permettono di non dannarmi e vedere uno spiraglio, dietro l'angolo chissà che ci può essere, anche se per ora sul meraviglioso inizio d'anno dell'ariete previsto dagli astrologhi avrei qualcosa da ridire.
Poi? Per ora null'altro di eclatante all'orizzonte. È un momento in cui tento di prendere un po' le misure per quello che potrebbe succedere, quel che so e quello che non so. Mi sembra di saltellare ancora per evitare le buche, come ho fatto per tutto l'inverno. Ma finalmente, presto, lo farò su un paio di sandali aperti.
PS: Oggi ho provato i sandali originali di Louis Vuitton che si vedono su TUTTE le riviste. Duemilatrecentoeuro circa di valore. E comunque, sono scomodi!
Heilà mondo, come procede là fuori? Come dici? Io? Massì, me la cavo, è che sono un po' dentro al mio guscio. Però la primavera apre la strada alle sorprese, già ho intravisto qualche germoglio. Per dimostrarlo, sono tornata pubblica. Non è già un passo avanti? A proposito di germogli, tra un po' cominceranno i lavori condominiali sui balconi, e mi toccherà rinunciare alla cosa che mi rende felice al mattino: affacciarmi e vedere le mie rose multicolore che sbocciano. Quest'anno se le godrà la mia amica Fra, che adotterà le mie piante sul suo grande terrazzo. Ancora peggio sarà svegliarmi tra l'oscurità delle impalcature. Insomma un'altra seccatura, ma io rimango in piedi, è difficile estirparmi. Sono anch'io una pianta che si adatta alle stagioni, che si rende autoimmune al freddo e alle difficoltà (ok, mi son beccata la sinusite, ma è un dettaglio), anche se per proteggermi devo ricorrere alla "chiusura". Purtroppo devo rinunciare alle mie velleità culinarie: meglio non cucinare dolci perché non devo mangiarli (e l'idea di regalarli è bocciata: pochi colleghi li meritano, gli amici sono - anche loro - tutti a dieta). Servono idee, idee, idee. Disseppellire la creatività. Concimarla. Uff, che fatica, mondo.

This work is licensed under a Creative Commons License.


LadyK • 27/03/2009 10:51