Stanotte ho sognato di morire. Ero stanca, tanto stanca, così cercavo di lasciarmi andare, ma non ci riuscivo del tutto (come al solito). Però pensavo di esserlo, ed ero quasi sollevata. Alla fine un ragazzo a me vicino (solo nel sogno, nella vita vera non lo conosco) verificava che respiravo ancora, anzi, stavo abbastanza bene.
Questo non vuol dire che non voglio più vivere, eh, non mettetevi strane idee in testa. È che vorrei un po' di pace, questo sì, e il mio subconscio lo sa benissimo, ancora meglio di me.
Stanotte ho sognato di essere a casa di Madonna. Lei era sempre sola nella sua camera, vestita poco e male (tipo in maglietta e collant), con la faccia sbattuta e simpatica come un calcio sui denti. Andavo a salutarla con discrezione ma capitavo sempre nei momenti sbagliati, e lei mi diceva "Scusa ma adesso vorrei dormire, sono molto stanca". Una signora un po' chiatta, che mi ricordava la portinaia del palazzo dove lavoro (ma più simpatica), mi diceva "Deve vedere i regali che riceve, "attestati di cortesia": cose di tutti i generi, il locale sotto ne è pieno". E io sognavo, nel sogno, di farci un giro.
Quelli che hanno Facebook da un po', già si son rotti le scatole e cominciano a disiscriversi. Perlomeno è così per quelli - come me - che hanno aperto il profilo un annetto fa, quando cominciavi a capire cos'era. Una volta ricontattati i vecchi amici, in qualche caso (non il mio) gli ex e i compagni di scuola, rimane giusto il suo uso come sfogo quotidiano e contenitore d'insulti, un po' come urlare dentro un vaso. Grazie al gossip qualcuno sta portando alla ribalta Twitter, di cui ho sentito parlare parecchio tempo fa da una mia amica più "geek" di me. E se me lo chiedete rispondo "No, grazie!". Ho letto che c'è del pentimento nell'aria e che si comincia a tornare ai blog (il cui periodo d'oro è durato molto di più di quello di FB, e aveva - ha - un senso ben diverso). Io dal blog non sono mai completamente fuggita, epperò c'è da chiedersi: perché tornare se dove c'era una città adesso c'è solo erba? E non dico erbaccia perché in fin dei conti ogni parola poggiata qui ha un suo perché. Mancherà la fertilizzazione, ma le piantine di stagione ci sono. Altro che "una volta qui era tutta campagna": noi avevamo una metropoli di persone, collegamenti, eventi, incontri, culture, teste. Era bello, era istruttivo, era appagante. Era diverso. Peccato.

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LadyK • 29/06/2009 13:02