L'altro giorno ho scritto un sms al tipo di cui sotto, che chiameremo Bob (potrei dire che è un nome di fantasia, invece non ci va lontano), dicendo che se sabato voleva vedermi non avrebbe dovuto cambiare regione, perché avevo annullato il weekend fuori. Quello che non avevo scritto era, infatti, che in un momento di trasporto gli avevo proposto di venirmi a trovare a Diano Marina, e lui aveva detto che sì, ci avrebbe pensato. Per due o tre giorni non ho ricevuto risposta e mi sono anche un po' indignata. Poi venerdi sera tardi, trovo un messaggio che lasciava intendere che mi avrebbe vista volentieri quella sera. Io ero a una festa, e manco ci pensavo a lui. Ero a una festa di compleanno in cui la festeggiata, poco dopo mezzanotte, ha lasciato i numerosi invitati in casa sua fuggendo con un amico del liceo, che gli ha proposto un weekend fuori (e ha pure avuto il coraggio di chiedermi se secondo me lei gli piaceva!). Così lei è schizzata via rombando su una Z3 grigia, mentre io e un altro suo vecchio amico cercavamo il modo per uscire dal suo quartiere, una zona nuova ai bordi della città. Questo amico è uno che mi sta simpatico, anzi, un po' ci sono andata anche apposta, al party. Ma aveva una fidanzata-carceriera che ha lasciato e ripreso varie volte, e che me lo faceva un po' scadere, anche se adesso non ci sta. Ogni tanto, tra un bicchiere di sangria e l'altro (credo di averne bevuti almeno 7, ma era leggera) pensavo al tipo del supermercato in cui ho cambiato la bicicletta per mia nipote. Non ho notato quanto fosse carino (e giovane) finché non ho ricambiato il suo sguardo, mentre stringeva i bulloni delle ruotine posteriori. Dolcissimo. Gentile. Da colpo di fulmine. Quasi da pensare che stesse guardando me con quell'aria tenera. Mentre uscivo brancando la bici rosa di Barbie con una mano sola gli ho detto "non torno più", ma intendevo "per la bicicletta" (che era già la terza volta che mia mamma cambiava idea), e mentre lo dicevo mi stavo già mordendo la lingua. Ah, l'estate.

Al volo sul LadyK • 19/07/2009 15:30 •_• commenti (5)

A volte passa troppo tempo tra la nascita di un desiderio e la sua realizzazione. Come in questo caso: il ragazzone con lo sguardo impenetrabile che mi stringe la mano mentre guida - e non la lascia nemmeno per cambiare marcia - è proprio quello per cui una vita fa avevo perso la testa. Quello che, una volta all'anno (da più d'un lustro a questa parte), mi cerca per ricominciare il gioco per una sera. Solo che stavolta ho deciso di tirarla un po' più per le lunghe. Per questo rimaniamo più di un'ora dentro la Mercedes a far la felicità del guardone del quartiere, ma non lo faccio salire. Ho la casa in disordine, e poi... ho deciso di darmi più tempo e vedere che succede. Tempo. Faccio due conti e cerco di ricordarmi quanto è passato da quando io ero una giovane donna in piena seconda vita e lui un ragazzo nemmeno trentenne. Uh... Millenovecentonovantasei? Oddio, così tanto? Lui era l'anima del locale, un buffone però affascinante e inafferrabile, la cui vita privata rimaneva fuori dalla porta. Io quella che all'insaputa di tutti (o almeno credo) aspettava di vederlo entrare da quella stessa porta (cosa che non avveniva mai prima dell'una di notte). Era un punto interrogativo, una conquista quasi impossibile ma appassionante. Mi diverte tutti gli anni, tutte le volte, vedere come il suo atteggiamento cambi durante la serata. Come se non sapessimo dove arriveremo. Prima si parla dei vecchi tempi, come stanno tizio e caia, poi di quelli recenti, poi trova una scusa per avvicinarsi di più, per abbracciarmi, per baciarmi e... Che strano, c'è passata una vita in mezzo e ancora siamo qui. E ancora ci sono cose che non ci siamo detti, ma davvero non dormivi per me? Ma dai, non te ne sei mai accorto? In effetti tu nemmeno mi vedevi. E a te chi te lo dice? Però allora non ce l'avevi questa pancia, mio caro! Beh, d'altra parte io non avevo nemmeno una ruga. Neanche adesso le hai! Guardalo, come fa il tenero ora. Come mi abbraccia e mi tiene la mano mentre camminiamo. Cos'avrei dato allora perché lui facesse così. Mi bevevo ogni suo sguardo, ogni occhiata magari distratta, ogni parola nella mia direzione, ogni carezza seppure involontaria. Sì, come un'adolescente. Eppure nessuna storia romantica sta nascendo, che nessuno s'illuda, risparmiate i "Lady, che bello!". È qualcosa che si consuma in poche ore. Sì, mi chiedo se lo conoscessi davvero - se si facesse conoscere davvero - cosa succederebbe. Ma forse dentro di me lo so, non funzionerebbe. E continua ad essere una relazione a breve scadenza, da consumare subito, come un'arancia appena spremuta. A volte passa troppo tempo tra la nascita di un desiderio e la sua realizzazione, perché di quel desiderio lì non t'importa più granché. Peccato.

Al volo sul LadyK • 12/07/2009 23:31 •_• commenti (7)

Da quando li ho scoperti quest'inverno, non vado più da nessuna parte senza i tappi per le orecchie in silicone. Quando viaggio, intendo dire, quando devo dormire in luoghi sconosciuti, e comunque - principalmente - a casa mia. Per non sentire il rumore dei tram, dei treni, dei ragazzi che urlano sotto casa. Nel mezzo di un articolo sui risultati fallimentari del multitasking c'era scritto: "L'attenzione è una moneta mentale. Non abbiamo risorse infinite. Bisogna sempre chiedersi come investirla, spenderla o proteggerla! Per questo da anni giro con un paio di tappi per le orecchie nella borsa", dice una scrittrice di scienza. Infatti la sera mi metto i tappi e penso. Così posso concentrarmi, cambiare idea sulle cose (tipo: le mensole sopra il gas non voglio più metterle, mi tolgono la luce), visualizzare situazioni come di giorno mi è difficile fare. Ce n'è una però a cui - per quanto possa meditarci - non trovo soluzione: gli ultimatum di mia mamma. Oppressioni emotive senza senso, anche data la mia non più tenera età. Che, cioé, come dire: a 42 anni c'è poco da convincere/costringere/ricattare. Eppure lei non si rassegna, mai, ancora si ostina a fare la Stephanie Forrester della situazione, ancora vorrebbe avere in mano le briglie di tutte le situazioni che ci riguardano.

Subito dopo la nostra penultima litigata davano in tv "Al cuore si comanda" con un dei miei attori preferiti, Pierfrancesco Favino. C'era una Gerini pseudo-trentenne con un gruppo di amiche dagli amori sfortunati, sballati e ballerini (e non è certo fantascienza). Una di queste (Sabrina Impacciatore) la sprona a cercare una soluzione alla sua singletudine (durante una sessione di tapis roulant le urla "Coooosa, è un anno e mezzo che non fai sessooo??!! Ma paga qualcuno!!!"). Sabrina - il cui obiettivo finale si rivelerà fare il famoso "figlio a tutti i costi") - prende uno sfigato, innamorato di lei, e lo trasforma in un fighetto, ma lo lascia quando scopre che ha gli "spermatozoi deboli". Siccome è un film, la Gerini inciampa in una situazione grottesca, che le permette di cogliere la palla al balzo e ingaggiare Favino, disoccupato potenziale suicida (ma gran bell'uomo di sostanza) e lo paga per fargli da fidanzato corteggiatore (fiori, telefonate, cene, attenzioni su richiesta). Il che convince proprio tutti, a partire dalla mamma (incuriosita e sollevata dalla voce maschile che le risponde al telefono), per non parlare delle amiche invidiose e dei colleghi. Poi vabbeh (è pur sempre un film), lei incontra un altro, ricco e bello (Pierre Cosso, ultraquarantenne fascinoso, mica come ai tempi delle mele) devoto ma forse troppo prevedibile, e crede d'innamorarsi. Ma in realtà è già scoccata la scintilla con Pierfrancesco (ecco, il nome però... Sì, ma avercelo!!!).
Questo per dire, meno male che mia mamma quel film non l'ha visto, perché un giorno magari ci proverò anch'io (cercasi Favino disperatamente).

Al volo sul LadyK • 01/07/2009 12:40 •_• commenti (19)
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