Stasera devo cominciare a fare la valigia per la settimana in Sardegna. Ci metto un sacco a decidere cosa portarmi e mi scordo sempre qualcosa, quindi devo cominciare dai due ai tre giorni prima. Bigiotteria e cosmetici sono gli ultimi a entrare in valigia, e occupano un sacco di spazio, ma per fortuna stavolta non devo preoccuparmi del peso perché andiamo in macchina. Il fatto è che ormai il meteo è un'incognita anche al sud, quindi forse è il caso di portare un po' di tutto e diventa più difficile.
In questo periodo ho perso la voglia d'impegnarmi in qualsivoglia progetto/obiettivo. Sono arrivata a un punto che faccio il mio lavoro e stop, alle 18.01 metto il cervello in pausa e mi godo le ore che mi separano dal sonno. Vivo alla giornata, tento di surfare i nervosismi del mio capo, di perfezionare la mia tattica di sopravvivenza (ma per il contrattacco non è il momento), di essere soddisfatta di quello che propongo. Per i prossimi tre mesi non m'interessa diventare nessuno. "Se non rompi i coglioni e non insisti, sul lavoro non ottieni niente", mi ha detto l'altro giorno il mio A.mico. Io che in questi mesi ho chiesto una "svolta" (gentilmente e con motivazioni propositive) ma solo un paio di volte, cosa posso pretendere? Se non sono abbastanza stressante è per non stressarmi di più. Ci pensiamo a settembre.
Mia nipote è uno spettacolo ed è nella fascia di età che preferisco. Vorrei passare ancora più tempo con lei ma non so come fare, il tempo è quel che è. Io invece sono nella fascia di età in cui si comincia ad aver bisogno di più attenzioni, più creme, più palestra, più dieta sana, tutto per ottenere risultati che una volta arrivavano più velocemente e facilmente, e comincio a chiedermi cosa potrei fare per non "cadere a pezzi."
Rispetto al passato, comincio a sentirmi pericolosamente vicina a quel gradino che separa il realismo dal pessimismo. Sono ancora nella prima fascia, sia ben chiaro, forse però l'ottimismo è roba di tempi migliori. Penso - spesso - che non c'è nulla di banale in quello che faccio, che il momento che vivo, al di là di tutto, è irripetibile (i pranzi in famiglia, le uscite con A., persino il lavoro che è come è). A volte sembra che alcune cose rimangano e possano rimanere uguali per un tempo indeterminato. Poi raggiungi un'età in cui cominci a temere i cambiamenti (alcuni cambiamenti), perché sai che magari non saranno in meglio, e speri che tutto vada avanti proprio così, il più possibile. Oppure che almeno il destino sia indulgente.

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LadyK • 14/05/2009 15:26