Da quando li ho scoperti quest'inverno, non vado più da nessuna parte senza i tappi per le orecchie in silicone. Quando viaggio, intendo dire, quando devo dormire in luoghi sconosciuti, e comunque - principalmente - a casa mia. Per non sentire il rumore dei tram, dei treni, dei ragazzi che urlano sotto casa. Nel mezzo di un articolo sui risultati fallimentari del multitasking c'era scritto: "L'attenzione è una moneta mentale. Non abbiamo risorse infinite. Bisogna sempre chiedersi come investirla, spenderla o proteggerla! Per questo da anni giro con un paio di tappi per le orecchie nella borsa", dice una scrittrice di scienza. Infatti la sera mi metto i tappi e penso. Così posso concentrarmi, cambiare idea sulle cose (tipo: le mensole sopra il gas non voglio più metterle, mi tolgono la luce), visualizzare situazioni come di giorno mi è difficile fare. Ce n'è una però a cui - per quanto possa meditarci - non trovo soluzione: gli ultimatum di mia mamma. Oppressioni emotive senza senso, anche data la mia non più tenera età. Che, cioé, come dire: a 42 anni c'è poco da convincere/costringere/ricattare. Eppure lei non si rassegna, mai, ancora si ostina a fare la Stephanie Forrester della situazione, ancora vorrebbe avere in mano le briglie di tutte le situazioni che ci riguardano.
Subito dopo la nostra penultima litigata davano in tv "Al cuore si comanda" con un dei miei attori preferiti, Pierfrancesco Favino. C'era una Gerini pseudo-trentenne con un gruppo di amiche dagli amori sfortunati, sballati e ballerini (e non è certo fantascienza). Una di queste (Sabrina Impacciatore) la sprona a cercare una soluzione alla sua singletudine (durante una sessione di tapis roulant le urla "Coooosa, è un anno e mezzo che non fai sessooo??!! Ma paga qualcuno!!!"). Sabrina - il cui obiettivo finale si rivelerà fare il famoso "figlio a tutti i costi") - prende uno sfigato, innamorato di lei, e lo trasforma in un fighetto, ma lo lascia quando scopre che ha gli "spermatozoi deboli". Siccome è un film, la Gerini inciampa in una situazione grottesca, che le permette di cogliere la palla al balzo e ingaggiare Favino, disoccupato potenziale suicida (ma gran bell'uomo di sostanza) e lo paga per fargli da fidanzato corteggiatore (fiori, telefonate, cene, attenzioni su richiesta). Il che convince proprio tutti, a partire dalla mamma (incuriosita e sollevata dalla voce maschile che le risponde al telefono), per non parlare delle amiche invidiose e dei colleghi. Poi vabbeh (è pur sempre un film), lei incontra un altro, ricco e bello (Pierre Cosso, ultraquarantenne fascinoso, mica come ai tempi delle mele) devoto ma forse troppo prevedibile, e crede d'innamorarsi. Ma in realtà è già scoccata la scintilla con Pierfrancesco (ecco, il nome però... Sì, ma avercelo!!!).
Questo per dire, meno male che mia mamma quel film non l'ha visto, perché un giorno magari ci proverò anch'io (cercasi Favino disperatamente).

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LadyK • 01/07/2009 12:40